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Quote rosa in modica quantità

di Nicola Lacetera, e Mario Macis, Categoria Informazione, , Data 22.05.2006
Il nuovo Governo ribadisce l'intenzione di approvare una legge per garantire l'ingresso delle donne in politica. Se da una parte le quote riservate permetterebbero di aumentare subito la rappresentanza femminile nelle sedi istituzionali, esiste anche il rischio di avere donne scarsamente qualificate in ruoli importanti. Una possibile soluzione è l'introduzione di quote modeste, ma via via crescenti. Le donne interessate avrebbero così il tempo di acquisire l'esperienza e le competenze necessarie allo svolgimento dell'attività politica.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Entità delle quote
    Nome: daniele a.  Data: 26.05.2006
    Buongiorno, Anch'io credo che il tema della partecipazione femminile alla politica, come del resto al mercato del lavoro stesso, sia di vitale importanza. Credo, allo stesso tempo, che una soluzione coercitiva non possa risolvere in pieno il problema della discriminazione, e anzi può portare con se effetti distorti. Stabilire un cap basso, significherebbe designare poche possibilità con caratteristiche specifiche, e, dato il fatto che la natura delle cariche stesse non consiste in accesso meramente meritocratico e data la propensione maggiore a che sia soddisfatto il mero requisito della partecipazione femminile, potrebbe non portare ad una autoselezione ne ad una selezione efficiente. Un cap alto, che come tale possa riguardare cariche più eterogenee e non solo troppo elevate o troppo basse, potrebbe creare incentivi alla mobilità verticale tra cariche e posizioni. Concordo con Voi, comunque su molti aspetti dell'articolo e Vi ringrazio per lo spunto interessante.
  • La dignità delle donne
    Nome: Nicola  Data: 26.05.2006
    Gli autori hanno tralasciato un tema che ritengo fondamentale. La decisione di partecipazione alla vita publbica e quindi anche alla vita politica del proprio paese nasce da una particolare visione del mondo e della propria dignità. Il che vuol significare che una persona decide di partecipare soltanto se ha la piena consapevolezza che il suo interevento può contribuire a migliorare la società. La limitata partecipazione delle donne in politica non è, pertanto, dovuta ad un perverso meccanismo strozzatura che impedisce loro di intervenire, ma anche ad una scarsa consapevolezza della loro dignità, della loro possibilità, proprio in quanto donne, di poter apportare non soltanto particolari competenze professionali o tecniche ma anche umane, di visione della vita. Un saluto. Nicola
  • contro la quota rosa, però...
    Nome: venturoli massimiliano  Data: 25.05.2006
    Sono peronalmente contro un provvedimento legislativo come le "quote rosa", che fissi, per legge una " quota di candidate" per ogni Partito. Però, considerato che, il problema della poca rappresentanza politica, del genil sesso, nel Parlamento Italiano deriva da un problema culturare. Cioè un problema che rileva delle carenze di esperienza politica da parte delle donne, una discriminazione " strisciante" nella società Italiana, una cultura religiosa " disciminatoria ". La cui soluzione è in una formazione culturale più " aperta " delle nuove generazione, rispetto il ruolo della donna nella società. Ma per questa " rivoluzione " ocorrono almeno due generazioni. In questo caso per accelerare questa " rivoluzione ", e garantire "durante il travaglio culturale" una giusta rappresentanza alle donne, potrei acettare l' introduzzione delle quote rosa. Sperando di poter " cancellare", suddette " quote", appena la socitetà sceglierà in modo autonomo anche le donne come politici. In sostanza le " quote rosa " le acetto, solo e solamente, se verrànno viste ed interpretate, come un " mezzo per far crescere più velocemnte " la società Italiana riguardo l' argomento. E non come un "diritto acquisito" per il sesso, e non per la competenza . Sarebbe molto utile " competere " alla pari, positivamente, tra sessi! Venturoli Massimiliano
  • quote rosa fifty-fifty
    Nome: antonio gesualdi  Data: 25.05.2006
    Quale titolo avete di "esperti" di quote rosa visto che dai vostri curricula sembra che vi occupiate di altro. Ma, comunque, l'articolo non è male. Io sostengo che è indecente proporre la parità uomo-donna e poi stabilire delle quote. Se è parità deve essere fifty- fifty. Le donne (in questo caso parliamo delle italiane) chiedono la rappresentanza politica non vogliono rappresentare la parità, che è un'altra cosa. Non ho letto di rivendicazioni di parità nelle sale operatorie (sia per i medici che per i malati), o di parità nel campo della costruzione di ponti o di strade tra ingegneri maschio e femmina ecc. Quindi si tratta, semplicemente, di una parità di genere. Il femminile è, nella maggior parte dei paesi del mondo, circa la metà del maschile (leggermente anche di più) e quindi vorrebbe essere rappresentato in quanto tale. Non c'è altra via, né logica né politica, dunque di una rappresentanza di genere metà-e-metà. Sulla questione delle competenze del femminile rispetto al maschile neppure ci si può soffermare. Domanda a voi "esperti": nelle società dove il genere femminile è, invece, in minoranza la rivendicazione è altrettanto possibile?
    Risposta:
    Grazie mille del suo interesse e dei suoi commenti. La nostra "esperienza" non riguarda le quote rosa in se'. Siamo economisti, e nell'articolo cerchiamo di applicare la logica del ragionamento economico al tema delle quote rosa, al fine di contribuire all'analisi in maniera razionale, senza ideologia o preconcetti. Riteniamo che le quote rosa possano essere utili, e cerchiamo di considerare i possibili rischi di una imposizione, in un'unica misura, di quote troppo elevate. Ci sembra desiderabile che l'aumento della preseza femminile nell'arena politica avvenga, ma in maniera graduale, consentendo cosi' alle donne di migliorare le proprie competenze e di competere per posizioni inizialmente scarse, e poi piu' abbondanti.
  • quote rosa
    Nome: Marila Guadagnini  Data: 24.05.2006
    Non ritengo che l’adozione di misure per garantire l’ingresso delle donne in politica comporti il rischio di avere donne poche qualificate nei luoghi decisionali. Innanzitutto perchè oggi sono numerose le donne che hanno competenze e qualificazioni adeguate. Il numero di donne laureate tende superare quello degli uomini, senza contare che le ragazze si laureano in tempi più brevi dei ragazzi e con un miglior risultato. Le donne sono ormai presenti in molte professioni ad alta qualificazione e non si capisce perché siano assenti nella politica. In secondo luogo, negli altri paesi europei, dove la rappresentanza femminile è cresciuta in modo consistente negli ultimi anni, là dove supera il 40%, non si riscontra una “dequalificazione” delle assemblee elettive. Nè tale effetto si ritrova in paesi come la Francia e il Belgio, dove le leggi elettorali prevedono “quote” per garantire un più equo accesso delle donne alle sedi decisionali. Ritengo importante che il nuovo governo si impegni a ridimensionare l’esistente quota (90%) di presenza maschile per dare un segnale forte di una volontà di rinnovamento della classe politica, dando spazi di espressione a energie e idee nuove.
    Risposta:
    Gentile Marila, grazie del suo interesse. Nel nostro intervento, e in alcune repliche a precedenti commenti, facciamo notare che se, da una parte, le donne mostrano interesse pari agli uomini in numerosi settori, dall'altra parte questo non sembra accadere riguardo all'interesse per la politica. Le restrizioni (di fatto) alla presenza femminile, piu' forti nella rappresentanza politica che in altri contesti, sono un potente disincentivo ad 'investire' in competenze politiche. Inoltre, il nostro intervento non e' in opposizione alla preseza di quote rosa, che invece riteniamo utili. Noi cerchiamo solo di considerare i possibili rischi di una imposizione, in un'unica misura, di quote troppo elevate. Nei paesi da lei citati, l'aumento della preseza femminile nell'arena politica e' avvenuto piu' gradualmente, consentendo cosi' alle donne, secondo il nostro argomento, di migliorare le proprie competenze e di competere per posizioni inizialmente scarse, e poi piu' abbondanti.
  • Donne politicizzate
    Nome: Gianluca Cocco  Data: 24.05.2006
    I partiti, ad ogni livello istituzionale, formano le candidature attingendo generalmente dai propri iscritti. Come si può parlare di quote se la distribuzione per sesso degli iscritti è mascroscopicamente concentrata tra i maschi? Ho militato per anni in un partito e le iscritte, non solo non erano discriminate in termini di attribuzione di cariche interne, ma venivano forzatamente prese in considerazione in sede di candidature. Se le donne nutrissero in massa un forte interesse per la politica non credo che subirebbero delle discriminazioni. Le quote costituiscono una forte discriminazione nei confronti delle donne e offendono la loro dignità.
  • chi sceglie le candidate
    Nome: marcello maxia  Data: 23.05.2006
    L'applicazione meramente matematica delle "quote rosa" nelle liste delle candidature non affronta il vero problema a monte. E' veramente garantito oggi l'accesso delle donne ai vertici dei partiti? in modo particolare con il sistema elettora attuale si rischia di utilizzare le quote per garantire ai vertici dei partiti, in sede di redazione delle liste, di garantire l'elezione a mogli, figlie fidanzate etc, castrando le aspirazioni di persone capaci e politicamente "pure". sarebbe bello che in partiti e sindacati fosse garantita ai vertici la presenza delle donne, nei veri centri decisionali. Attualmente invece mi pare che si attui la scandalosa prassi di avere in seno agli organi la responsabile della "politica delle donne", liquidando così tutta la faccenda.
  • promesse vane e aspettative vanificate
    Nome: Marcella  Data: 23.05.2006
    Anzitutto grazie per il servizio di ottima levatura informativa che il Vostro sito offre. Veniamo alle cosiddette quote rosa Non ho, per molti anni ritenuto utile alla causa della rappresentanza di genere, portare avanti un disegno di legge per statuire la rappresentanza stessa, ma a seguito delle troppe tante aspettative deluse mi sono dovuta ricredere. Il governo Prodi, nasceva con promesse precise, ripetto al precedente, e più di una volta ci siamo pubblicamente sentite grantire un 30% minimo di presenza di donne nella futura legislatura. Ecco che i risultati parlano da soli. Non sono state inserite donne, eccetto una, Livia Turco, in Ministeri con portafoglio. La Bindi, donna di sicura competenza nell'ambito delle politiche inerenti la sanità, è stata messa a gestire la Famiglia, la Finocchiaro esperta di diritto e giustizia è capogruppo, e via dicendo. Sembra quasi che abbiano messo tutti i nomi in un barattolo ed abbiano estratto a caso gli incarichi da assegnare. Ma la cosa ancor più sorprendente è non aver dato alcun incarico alla Sbarbati, unica donna Segretario Nazionale, dei Repubblicani Europei, riconosciuta dai più per la sua indiscutibile competenza nel comparto scuola. Forse è il caso che molti comincino a sostenere la necessità delle quote rosa poiche diversamente queste risorse umane e professionali che fanno parte dell'attuale maggioranza si troveranno comunque ad occupare ' strapuntini' se non addirittura nulla.
  • quote rosa
    Nome: Liliana Cerutti  Data: 23.05.2006
    La ministra norvegese delle pari opportunità Karita Bekkemellem, in una intervista riportata sul Il Sole 24 Ore dell'8.3.2006, così si esprime: «.........la legge sulle pari opportunità del 1985 impone almeno il 40% delle donne nelle commissioni parlamentari. Ora le donne in politica in Norvegia rappresentano il 44%. Per ora pensiamo che la legislazione sia sufficiente, ma siamo pronti ad agire se sarà necessario anche in altre aree...». Non è perciò questione di "quote rosa offensive". Si tratta di prendere atto serenamente di una situazione reale di discriminazione sociale e di difficoltà per le cittadine in politica e di mettere in atto soluzioni, come è normale che facciano i governi nelle democrazie contemporanee. E come è salutare che anche il governo italiano faccia al più presto (come invitava Michele Serra su un "Amaca" di qualche giorno fa, quando è uscita la lista dei ministri).
  • quote
    Nome: Gianluca Cocco  Data: 23.05.2006
    Penso che la scarsa rappresentanza femminile nelle istituzioni sia ascrivibile soprattutto a vecchi retaggi culturali che vedono le donne non idonee a svolgere attività politica e che esse stesse continuano ad accettare. Garantire per legge questa rappresentanza è qualcosa di talmente indegno e offensivo per le donne che solo chi è interessata a ricoprire posti di potere o chi è poco intelligente potrebbe accettare. Saluti