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Il fallimento del calcio senza regole*

di Salvatore Bragantini, Categoria , Sport, Data 18.05.2006
Per decenni, il calcio italiano ha punito gli onesti e premiato i furbetti. Bisogna fare il contrario. Non sono necessarie nuove leggi, quanto il ripristino di quelle esistenti, troppo a lungo sospese. Come è accaduto al codice civile, "soppiantato" dal decreto salvacalcio. Da ripensare, e forse vietare, la quotazione in Borsa delle squadre. Lo Stato, poi, inizi a farsi pagare i 650 milioni di imposte arretrate. Chi deve fallire, fallirà. Ma entrerà aria nuova, e lo scandalo sarà servito a qualcosa.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • perche' vietare la quotazione?
    Nome: riccardo boero  Data: 19.05.2006
    Egr. Dottor Bragantini, lei scrive che occorre vietare la quotazione in borsa delle squadre di calcio. I motivi sarebbero: "l'esperienza ha mostrato che non funziona". Siamo sicuri? L'esperienza ha mostrato semmai che non funzionano i controlli, probabilmente non avremmo avuto alcun illecito adottando anche noi norme piu' rigide del tipo delle Sarbanes-Oxley. Le somme che girano nel calcio non sono certo quelle della tipica PMI italiana, quindi l'incentivo alla frode e` piu' forte, dunque occorrono controlli piu' forti. In questi giorni la Francia e` sconvolta dallo scandalo Clearstream. Se ne dedurrebbe forse che occorre recidere ogni legame tra il mondo politico e quello finanziario, oppure che i controlli sono stati inefficaci e non hanno prevalso contro la frode, il riciclaggio e la corruzione?
  • marchi e titoli sportivi ai comuni
    Nome: Gigliola  Data: 18.05.2006
    La proposta di Angelo Rovati sarà interessante, ma temo che il coinvolgimento dei comuni possa in futuro poter significare utilizzo di denaro pubblico a copertura di bilanci fallimentari.