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Commenti

Il match point del doppio turno

di Massimo Bordignon, e Guido Tabellini, Categoria Informazione, / Istituzioni e Federalismo, , Data 20.04.2006
Il problema dell'Italia non è la sostanziale equivalenza in termini di consenso delle due coalizioni. Anzi, significa che il sistema politico italiano ha ormai trovato un suo schema bipolare e competitivo. La questione è invece la legge elettorale, che va cambiata. Il maggioritario a doppio turno, già utilizzato nell'elezione dei sindaci, unisce due pregi: limita la capacità di ricatto dei partiti estremisti e consolida gli incentivi all'aggregazione tra le forze politiche in due schieramenti contrapposti. E va abbandonato il bicameralismo perfetto.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Via i luoghi comuni
    Nome: Franco Ragusa  Data: 10.06.2006
    Come giustamente rilevato alla fine dell'articolo, non c'è nessuna legge elettorale che potrà garantire maggioranze uguali per due Camere elette con due corpi elettorali diversi. Per cui, a che prò questo tipo di premessa? "La madre di tutti i problemi è la nuova legge elettorale, che non ha consentito alla coalizione che ha ottenuto più voti di avere i numeri per governare, e che non offre ai politici gli incentivi giusti per farlo bene. Non c’è dubbio dunque che debba essere cambiata."
  • governabiltà è sininonimo di programma politico omogeneo
    Nome: venturoli massimiliano  Data: 22.05.2006
    Il problema della governabilità nel nostro paese riguarda senz' altro sia la struttura istituzionale ( sicuramente da riformare ) sia la legge elettorale ( propendo personale per un maggioritario a doppio turno). Ma è dovuta sopratutto ad dei" poli " i cui programmi politici, sono il risultato di compromessi, il cui unico fine è creare dei " cartelli elettorali " adatti alla " convoliazione " del più largo consenso possibile. Nessuna riforma, nè istituzionale nè elettorale, potrà eliminare questa " perversa " spirale il cui prodotto sono programmi di governo mai del tutto condivisi politicamente dai partiti, ma acettati come "il male minore", per ottenere i consensi. Esempi esemplari sono "la convivenza" tra lo spirito liberista ( nel campo economico ) di Forza Italia con lo spirito di " economia sociale " ( nel campo economico ) di Alleanza Nazionale. "Convivenze" simili le si rileva nell' UNIONE, dove, lo spirito " clericale " della Margherita( riguardo le coppie di fatto ed altri temi sociali ) si scontra con la " laicità " ( o meglio dire ateismo ) di Rifondazione Comunista. Insomma per puro calcolo macchiavellico i partiti si uniscono, senza assimilarsi ( cioè senza condividere un programma politico unitario ). Al momento in cui, vinte le elezioni devono legiferare, le leggi sono il risultato di ulteriori " compromessi ", tra i partiti, necessari per accontentare l' elettorato di ciascun partito . La COLPA di questa situazione politica RICADE TOTALMENTE SUI CITTADINI, ELETTORI, ITALIANI!! Infatti, premiando con il loro voto (dandogli quindi l' opportunità di governare) queste " acozzaglie " programmatiche, non permettono l' instaurasi di un governo capace di riformare e governare l' Italia. Noi Italiani dobbiamo premiare le agregazioni programmatiche omogenee ( che producono governi forti e riformatori )!!! Visti gli attuali poli ritengo giusto il risultato elettoralr che non premia nessuno.
  • legge elettorale spagnola
    Nome: Franco Bortolotti  Data: 05.05.2006
    Fra le ipotesi da considerare per la riforma della legge elettorale, vedrei la legge elettorale spagnola: un metodo d’Hondt a livello provinciale, che tende al maggioritario nelle “piccole” province (che eleggono pochi deputati) e al proprozionale in quelle più “grandi”. Nel caso spagnolo questo metodo ha contemperato forza del notabilato locale e capacità di attrazione dei programmi nazionali, senza cancellare le forze minori. Il sistema spagnolo favorisce la forza politica nazionale più capace di “tenere a bada” le spinte centrifughe locali inglobandole (il PSOE di Gonzales, per molti anni), ma senza impedire ai “notabili dissidenti” di mettere in campo la propria lista con concrete speranze di entrare alle Cortes, al prezzo però di penalizzare la propria area di provenienza politica (più spesso il centro-destra che la sinistra, in Spagna). Ciò significa che nelle piccole province spagnole le elezioni sono un gioco a due (socialisti/popolari) con la variante di forze regionaliste, mentre nelle “grandi” il gioco include le forze (es. gli ex comunisti) meno capaci di afferrare il potere locale ma dotate di appeal ideale su alcuni strati dell’elettorato. Mi sembra un compromesso ragionevole fra i vari principi da tutelare, alcuni dei quali sono erroneamente considerati “totalitari” dai loro sostenitori. Bisognerebbe guardare con minore sufficienza al notabilato (e alle sue spinte centrifughe), che peraltro è l’elemento cardine dei sistemi uninominali (come dimostra l’esperienza dell’Italia prefascista). L’unica regione dove l’Unione è progredisce al Senato è la Calabria, dove il notabilato locale ha avuto possibilità di esprimersi. Non amo affatto il notabilato, ma mi sembra una realtà di questo paese, nemmeno la peggiore. Che il notabilato in Italia sia stato cancellato, nelle ultime elezioni, a favore delle prestazioni televisive, giocate a spararla più grossa, non mi sembra un gran progresso.
  • Quale sistema elettorale?
    Nome: Paolo M  Data: 02.05.2006
    Il doppio turno di collegio da voi proposto mi pare una seconda scelta perchè, come qualsiasi sistema uninominale maggioritario, ha il difetto di avere risultati troppo prevedibili nei singoli collegi stante il fatto che il nostro Paese ha forti sperequazioni regionali nel voto alle due coalizioni. Altrimenti detto: troppi collegi sono "sicuri" per l'una o l'altra coalizione e troppo pochi sono a rischio, e questo consente alle coalizioni di candidare praticamente chi vogliono con la certezza che sarà eletto, con conseguente selezione negativa della classe dirigente. Inoltre in intere regioni i simpatizzanti dell'una o dell'altra coalizione, privati della speranza di accedere al Parlamento, potrebbero rinunciare all'attività politica a favore di altre opzioni lavorative, depauperando i rispettivi partiti e favorendo ulteriormente il monopolio della rappresentanza da parte dei partiti avversari, sul "modello" di quegli stati degli USA dove l'uno o l'altro dei due partiti è quasi inesistente e il candidato alle presidenziali in campagna elettorale manco si fa vedere. Infine, una coalizione praticamente presente solo in alcune regioni, una volta al governo perchè dovrebbe preoccuparsi delle altre? Meglio sarebbe se le due coalizioni fossero pressoché equivalenti nella grande maggioranza dei collegi, ma ovviamente questo non può essere scritto nella legge elettorale. Condivido tuttavia l'analisi dei pregi del doppio turno di collegio rispetto al Mattarellum. La mia personale prima scelta va al miglioramento della legge attuale, con sbarramento al 4% dentro e fuori delle coalizioni, e collegio uninominale proporzionale tipo il sistema per l'elezione dei consigli provinciali. Assodati infatti i difetti della lista bloccata, temo tuttavia che con le preferenze si tornerebbe subito alle campagne elettorali dispendiose, con conseguente allocazione iniqua delle opportunità di essere eletti e rischio di corruzione per "rifarsi" delle spese.
  • Populismo?
    Nome: Camillo  Data: 28.04.2006
    Mi pare che si dovrebbe dividere il problema in due parti. Una è la possibilità di ciascun cittadino di far sentire la sua voce al momento delle elezioni e dopo. Si chiama populismo? Allora evviva il populismo. A me sembra si possa chiamare meglio "processo verso la democrazia", intendendo con democrazia non un oggetto definito da un'etichetta bensì un obbiettivo sempre perfettibile, da affinare continuamente soprattutto attraverso l'educazione civica e politica del cittadino e la messa a disposizione di informazioni che gli consentano di esercitare coscientemente i propri doveri e diritti democratici. La seconda parte del problema è costituita dai meccanismi di governo. Anche in questo caso si tratta di un processo verso un modello sempre perfettibile (la bella e vivace serie di commenti a questo articolo ne è un esempio) legato alla prima parte del problema sopra espressa. Il sistema della delega di governo è, mi sembra, il più efficace nella stragrande maggioranza dei casi. Le modalità ed il contenuto della delega possono essere però messi continuamente in discussione per migliorare il sistema di governo e la rappresentatività del pensiero dei cittadini.
  • domanda su premierato e osserv su doppio turno
    Nome: Lorenzo Sandiford  Data: 27.04.2006
    Premetto che avevo frainteso il "doppio turno" a cui si riferiva l'articolo, perché mi era sfuggita l'espressione "in parte" nell'analogia col sistema per le comunali. Anche se non sono un addetto ai lavori, credo che siano utili al dibattito un'osservazione e una domanda. Le propongo perché sono convinto che il bello di questo sito web (a mio parere il migliore in Italia) è di costituire un ponte unico tra "accademia" e attualità politica, tra specialisti e gente normale interessata alle vicende della società in cui vive. L'osservazione è che il "doppio turno di collegio" mi sembra senza speranza fino a che non ci saranno i cosiddetti partiti unici nei due schieramenti. Perché, in effetti, con esso le forze politiche minori degli schieramenti sarebbero molto penalizzate. Si fa prima a cambiare la costituzione.. La domanda è invece sul "premierato". Perché non dovrebbe funzionare? Perché in Italia c'è questa paura di ogni forma di presidenzialismo? Una volta fatta una buona legge sulle incompatibilità e i conflitti d'interessi che impedisca di candidarsi a certe cariche monocratiche (ma, con più elasticità, anche nelle assemblee) in assenza di certi requisiti, non vedo quali siano i pericoli. Una forma di presidenzialismo simile al sistema in vigore nei comuni, sia pure con tutti gli opportuni checks and balances del costituzionalismo e gli aggiustamenti al contesto nazionale, mi sembra che possa migliorare la governabilità e la competitività del Paese.
  • sistema elettorale
    Nome: Stefano Strozzieri  Data: 26.04.2006
    Nella disputa sul migliore sistema elettorale si dimentica, a mio avviso, una questione di non piccola rilevanza: il nostro sistema rappresentativo non garantisce, prima della governabilità, la separazione del potere esecutivo dal legislativo. Accettato questo modello dovremo sempre ragionare su di una mediazione, non ottimale, di rappresentatività e governabilità. Il proporzionale aggiustato con il premio di maggioranza in entrambe le camere garantirebbe, matematicamente la maggioranza in parlamento ma risentirebbe di scarsa attinenza con il territorio per cui diventerebbe non più rappresentativo. D'altronde il maggioritario, anche con il doppio turno, non darebbe certezza di individuare una maggioranza forte poichè il 50% dei collegi potrebbe andare ad una coalizione ed altrettanto all'altra. Ripeto che l'unico modo per uscire dall'empasse è di cominciare a ragionare sulla modifica del nostro ordinamento repubblicano realizzando una reale separazione dei poteri (evitando, fra l'altro, che il prossimo capo del governo si faccia approvare leggi a proprio uso e consumo) e quindi separate elezioni per chi governa e per chi fa le leggi. Il governatore può essere eletto con lo stesso sistema dei sindaci mentre il parlamento con un proporzionale secco ed eventuale sbarramento al 2%.
    Risposta:
    Lei aggiunge un ulteriore problema a quelli da noi discussi, e cioè la scelta tra sistema parlamentare e sistema presidenziale. E' una scelta su cui si può certamente riflettere (ed esiste un'ampia letteratura che lo fa), ma che non era il punto del nostro articolo. Data per scontata la scelta parlamentare, c'è molto spazio per migliorare agendo sulla legge elettorale. E crediamo che il maggioritatio sia migliore, almeno nel contesto italiano attuale, perché spinge all'agregazione e alla semplificazione del quadro politico.
  • Premierato
    Nome: Paolo Vieta  Data: 25.04.2006
    Gli autori hanno evidenziato due differenti questioni: un problemino, la legge elettorale, ed un problemone, il bicameralismo. Oggi è il bicameralismo che crea problemi, non la legge elettorale. Infatti alla Camera ha prodotto una maggioranza netta, al Senato no, perchè? Perchè i premi di maggioranza si sono compensati tra le coalizioni, in quanto attribuiti su base regionale. Questo perchè "il Senato della Repubblica è eletto a base regionale": art. 57 della Costituzione. La Costituzione prevede un bicameralismo per due ragioni: 1-Porre un freno all'azione di governo per scongiurare un rischio di nuova dittatura; in questo senso ha funzionato troppo bene, producendo ingovernabilità. 2-Rappresentare le Regioni, inserendo l’aspetto federale tra le istituzioni della Repubblica; elemento invece ampiamente disatteso, basti pensare che la mera creazione degli enti regionali dovette attendere trenta anni. E' opportuno quindi che il Paese si ponga il problema di mettere mano alla carta costituzionale che risponde a timori oggi superati e non ad attuali esigenze. Per quanto opinabile, la proposta oggetto del prossimo referendum è un’occasione storicamente troppo importante perchè la si stronchi a cuor leggero. Venendo al problemino, mi sembra che si faccia un po’ di confusione nel proporre, per l’elezione dei deputati (singoli elementi di una assemblea), lo stesso sistema che tanto bene funziona per i sindaci (cariche monocratiche, con potere esecutivo). Sottolineo che i sindaci si avvantaggiano non tanto dell’elezione diretta, quanto del premio di maggioranza nel consiglio comunale. Per trasporre coerentemente questo meccanismo su scala nazionale occorre prevedere l’elezione diretta del Presidente del Consiglio (carica monocratica), con premio di maggioranza nella/e assemblea/e: è quello che si chiama il premierato. Ma per far questo è necessario tornare al problemone, ovvero modificare la Costituzione.
    Risposta:
    Grazie del commento. No, noi abbiamo in mente il doppio turno di collegio, non il sistema con premio di maggioranza per l'elezione del sindaco. Questo sistema potrebbe essere introdotto con semplice legge ordinaria, senza modificare la costituzione. Poi certo, sarebbe utile riprendere in mano anche il tema del bicameralismo, ma come correttamente osserva lei si tratta di un problema molto più complesso e che non siamo riusciti a affrontare in due legislature. Dubitiamo che ci riusciremo in questa.
  • Collegio uninominale per tutti
    Nome: Luigi Cannella  Data: 25.04.2006
    Concordo con le tesi di fondo formulate nell'articolo e l'indicazione del doppio turno come soluzione elettorale migliore date le circostanze italiane. Personalmente ritengo che si debba adottare il collegio uninominale anche nelle elezioni regionali - è già attivo nelle provinciali - con un triplice obiettivo: primo, assicurare un maggiore collegamento tra rappresentante e territorio; secondo, ridurre l'incidenza delle cordate clientelari, tipiche nelle competizioni su base di lista; terzo, rendere omogenee le leggi elettorali per ogni competizione.
  • doppio turno e limiti d'eta al Senato
    Nome: Lorenzo Sandiford  Data: 25.04.2006
    Parole sacrosante. Ci vorrebbe il maggioritario a doppio turno. Questo sistema consente agli elettori di votare in un primo momento il partito preferito ed eventualmente, in seconda istanza, di fare la scelta del male minore. Mi è già capitato di sfruttarlo in tal senso nelle elezioni comunali. Non solo per diplomazia, eviterei di parlare di eliminazione del ricatto dei partiti estremisti, perché nel doppio turno le forze minori mantengono sempre una significativa influenza, solo che è inserita in un contesto di gestibilità politica. Per cui non vedo grossi problemi nemmeno per i partiti alle estremità degli schieramenti. Sul bicameralismo non sono sicuro se sia meglio quello perfetto o no. In ogni caso, pur essendo contrario ad estensioni demagogiche dell'elettorato fino ai sedicenni come è stato proposto (e pure a riduzioni del limite d’età per diventare senatore, se non minime), non sono contrario ad equiparare l'elettorato del Senato a quello della Camera dei deputati, estendendolo fino ai 18enni, o almeno ad ampliarlo fino ai 21enni. Non capisco perché chi vota per la Camera dei deputati non possa farlo per il Senato. Per restare fedeli al criterio della saggezza e competenza legate all’età, l’importante è che i senatori non siano troppo giovani. Insomma manterrei quel criterio solo per chi è chiamato a legiferare. Lorenzo Sandiford