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Le coalizioni e la cooperazione allo sviluppo

di Andrea Goldstein, , Paolo de Renzio, e Federico Bonaglia, Categoria , Internazionali, Data 23.03.2006
Le politiche di cooperazione allo sviluppo sono uno strumento importante per promuovere una globalizzazione etica. Nonostante il forte sostegno della società civile, l'Italia ha fin qui seguito un approccio che privilegia la risposta a emergenze umanitarie o politiche, piuttosto che interventi di lungo periodo. Nei programmi elettorali delle due coalizioni non ci sono impegni precisi. Anzi sembra prevalere una certa miopia. La Cdl non affronta neanche il tema. E l'Unione non cita fonti di finanziamento alternative né l'eventualità di creare un ministero.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Strumenti Innovativi
    Nome: Iacopo Viciani  Data: 24.03.2006
    Bell'articolo, solo una precisazione il programma dell'Unione indica nella Tobin Tax come strumento di governo della globalizzazione per finanziare la lotta alle pandemie e le azioni di sicurezza alimentare.
  • Oh, la cooperazione...
    Nome: Simone Sereni  Data: 24.03.2006
    Due sole note a margine all'articolo peraltro del tutto esauriente rispetto ad una lunga e complessa questione. 1) non è ancora culturalmente chiara al pubblico, almeno da noi, la differenza tra alcune “agenzie” umanitarie di "nuova generazione" (come alcune di quelle riunite nel citato Cini) e le Ong in senso tradizionale. Oltre che tra queste e le agenzie internazionali, ad esempio legate all’Onu. La distinzione aiuterebbe, secondo me, anche a scegliere, sostenere e chiarire maggiormente delle politiche serie oltre che a formare una cultura più consapevole e partecipata di solidarietà internazionale, in questo caso. 2) Purtroppo ad una grave crisi politica e di sensibilità verso la cooperazione internazionale, mi pare corrisponda in Italia una crisi, anche qui soprattutto culturale e creativa, del mondo della cooperazione non governativa tradizionale, spesso ancora prigioniera di schemi ideologici (mentre le “idee buone” non hanno età) arretrati di almeno 25 anni. In particolare soffre un empasse sul fronte dell’autofinanziamento e dell’organizzazione che solo negli ultimi 5 anni sembra in qualche caso aver cambiato inerzia. Non considero necessariamente un problema la grande frammentazione di questo mondo (ufficialmente mi pare che in Italia esistano almeno 150 sigle riconosciute). I processi di concentrazione che si sono tentati in questo settore sono stati abbastanza fallimentari, soprattutto (e gli appelli ripetuti e inascoltati lo dimostrano) nel terreno della lobbying politica.
  • ministero per lo sviluppo internazionale
    Nome: Empedocle Maffia  Data: 24.03.2006
    Concordo assolutamente sul paradosso di un paese che ha nelle proprie radici culturali il valore della solidarieta' e che fa fatica a tradurre questo valore in programmi politici sul versante che e' la frontiera della solidarieta', oggi: quello della lotta alla poverta' nel mondo e dell'aiuto allo sviluppo. La proposta di un ministero per lo sviluppo internazionale con portafoglio che abbia responsabilita' istituzionale unica su tale politica, accompagnato dal controllo di specifiche Commissioni parlamentari, e' il modo piu' chiaro per istituzionalizzare l'impegno del Paese su questo tema. L'Italia, con tale innovazione, potrebbe contribuire alla definizione di una politica europea di lotta alla poverta': gia' ora alla Banca Mondiale esiste un coordinamento dei Direttori esecutivi dei paesi EU che spesso ovvia alle assenze di indicazioni politiche dalle capitali. Inoltre, sprovincializzerebbe la natura di gran parte del nostro intervento di Cooperazione, ancora legato al ritorno commerciale: e pensare che gi' negli anni '20 gli inglesi si posero il problema di staccare l'aiuto ai popoli poveri da esigenze di ritorni commerciali diretti. Stiamo dunque evocando la possibilita' di un salto ideale nella missione della lotta alla poverta'. Non a caso, il Ministero dovrebbe anche avere una sezione che funzioni da think-thank per giovani italiani che, dopo gli studi, volessero cimentarsi sul campo della lotta alla poverta' o nelle istituzioni che la affrontano istituzionalmente. Va considerato che, da quando c'e' il DFID in Inghilterra, i giovani inglesi in massa lo preferiscono -come ambito di impegno professionale- allo stesso Ministero degli Esteri. Sono infine d'accordo che su tale proposta -che certamente va contro interessi consolidati bipartisan- sarebbe opportuna, e possibile, una intesa bipartisan.