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Mercati nervosi

Categoria Finanza, , / Conti Pubblici, , Data 15.03.2006
Il trend dei conti pubblici italiani non è sostenibile. E i mercati, per quanto in apparenza quiescenti, ci hanno messo sotto osservazione. Illusorio pensare a un eventuale intervento della Bce per evitare la bancarotta dell'Italia. O all'aiuto di altri paesi europei, per evitare il rischio contagio. Per il momento, gli investitori istituzionali continuano per inerzia, ma con crescente nervosismo, a tenere in portafoglio i titoli italiani, mentre i fondi speculativi aspettano i risultati delle elezioni. Il prossimo Governo dovrà dare segnali rassicuranti in tempi brevi.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Concordia e progressismo
    Nome: Marco Solferini  Data: 17.03.2006
    A titolo personale sono molto concorde con quanto l'autore ha espresso e come passato Trader, avendo sulle spalle fin dalla giovanile età, 7 anni trascorsi sui mercati per la compravendita, anche per terzi privati, di titoli azionari e derivati, mi sarebbe piaciuto che una simile chiarezza ed autorevolezza espositiva avesse preso campo già sul finire degli anni 90 quando drammaticamente la bolla speculativa ha distolto l'attenzione da tematiche di politica economica generando una parentesi molto assorbente. Ormai sono 4 anni che opero più attivamente, ma la lettura di questo aricolo mi ha riportato alla memoria diverse riflessioni del passato che oggi sono molto attuali. Ho fatto parte e tutt'ora collaboro con diverse associazioni di categoria e di consumatori che detengono prodotti finanziari, credo che siano posizioni come quella dell'autore che dovrebbero essere elaborate in una forma prestigiosa e sintetica e poi spedite prima ad una, poi cento e infine a migliaia di persone, anche via email. Mancano efficaci tavole rotonde in grado di influire sul sistema, traducendo quanto menti illuminate, realiste e pragmatiche riescono ad elaborare per far si che queste trovino riscontri effettivi. Cordialità.
    Risposta:
    Ringrazio per l'apprezzamento e la cordialità. Sono assolutamente d'accordo che il pubblico dei risparmaitori non viene informato in modo esaustivo sulla situazione macroeconomica dell'Italia. Più in generale i risparmiatori non ricevono informazioni accurate sui loro investimenti e spesso sono alla mercé di istituzioni (incluse diverse importanti banche internazionali) che non dedicano risorse adeguate alla ricerca ed di individui senza alcuna qualifica professionale. I media purtroppo si occupano di questi aspetti per lo più in occasioni di eventi traumatici e di fallimenti spettacolari. Su questi temi sarei ben contento di continuare lo scambio di idee e pertanto non esiti a contattarmi all'indirizzo email fabio.scacciavillani@gmail.com
  • investitori istituzionali vs investitori privati cittadini
    Nome: Alessandro Pastore  Data: 16.03.2006
    Sarebbe interessante sapere quanto del debito è detenuto da investitori privati cittadini rispetto alla quota detenuta da investitori istituzionali. Questo paramentro, se rilevante, dovrebbe conferire una maggiore stabilità rispetto al possibile nervosismo dei mercati, o no?
    Risposta:
    Non so se esitono dati affidabili sulle caratteristiche degli investitori in titoli di stato italiani. Ma anche se ci fossero non credo che cambierebbero di molto il quadro. Si ritiene (a mio avviso a torto) che gli investitori istituzionali perseguano obiettivi di lungo periodo mentre gli investitori individuali tendano a comportamenti di natura speculativa o siano maggiormente inclini al panico. Ciò potrebbe al limite essere vero per gli investimenti in azioni, ma non per quelli in titoli di stato. In primo luogo gli individui che comprano titoli di stato non sono classificabili come speculatori. Aspirano ad un rendimento basso, ma sicuro, difficilmente con l'intento di speculare a breve termine. Gli istituzionali, dal canto loro, se dovessero avere sentore di problemi seri non rimarrebbero con il cerino in mano. Anzi se le vicende del crack argentino e della Parmalat ci insegnano qualcosa, i grandi nomi della finanza tendono a scaricare sul cosiddetto parco buoi i titoli il cui futuro è incerto o troppo rischioso, prima che accada l'irreparabile. In conclusione non mi rassicurerebbe troppo sapere che i titoli di stato italiani sono in mano ad investitori istituzionali. Quando gli eventi precipitano tutti, senza distinzioni, si precipitano verso l'uscita di sicurezza.