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Rimedi contro la psicosi da aviaria

di Marcello Basili, e Maurizio Franzini, Categoria , Sanità, Data 10.03.2006
L'influenza aviaria ha già contagiato tre continenti. La forte riduzione dei consumi di pollo ha certamente dato luogo a redistribuzioni nei flussi di spesa a vantaggio di altri. Gli aiuti al settore potrebbero perciò prendere la forma di mirati prelievi solidaristici. La strategia di produrre antivirale sulla base della sola domanda di mercato è del tutto inadeguata. L'Unione Europea deve farsi promotrice di azioni per attivarne immediatamente la produzione su vasta scala. Mettendo in pratica quel principio di precauzione enunciato nella Costituzione europea.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Politiche
    Nome: Matteo Olivieri  Data: 10.03.2006
    Gentili autori, di fronte al peso travolgente delle psicosi da aviaria un'adozione di serie politiche integrate è una proposta realistica e necessaria. Tuttavia mi sorgono alcuni dubbi sulle considerazioni biologiche da voi avanzate che porterebbero da una psicosi strictu senso (per definizione ingiustificata) a un rischio per la salute umana concreta. Innanzi tutto il salto di specie è dimostrato, ma non la pandemia nelle nuove specie ospiti. Muore un gatto, ma non vediamo distese di gatti sui marciapiedi, solo mozziconi di sigarette. I cigni continuano a deliziare i nostri parchi. I poveracci che sono morti in Asia non hanno contagiato nè la loro madre nè il fratello. Inoltre è davvero curiosa la tendenza a controlli così precisi su un singolo virus e così tempestivi, quando il prione della mucca pazza ha scorazzato libero per anni. Potrebbe trattarsi di un virus a bassissima infettività che scorrazza anch'esso tra specie e paesi differenti. La posizione di favore della Roche desta qualche sospetto, non trova?
    Risposta:
    Rispondendo brevemente alle osservazioni solo per ricordare che: • la trasmissione da gatto a gatto del virus A(H5N1) è stata documentata dall’Erasmus Medical Center di Rotterdam nel 2004; • il virus A(H5N1) ha causato due epidemie nelle popolazioni di tigri degli zoo Tailandesi (147 abbattimenti) e, in alcuni casi, è stata documentata una trasmissione orizzontale da tigre a tigre; • il virus A(H5N1) è ormai diffuso in molti Paesi di tre continenti, per ultimi: Afghanistan, Myanmar e Camerun; • il virus A(H5N1) si è trasmesso ai maiali e tra i maiali in Vietnam (1997), in Olanda (2003) e in Cina (2004); • il virus A(H5N1) è molto più contagioso e virulento di altri, come il corona virus della SARS, ha un periodo di incubazione limitato e le misure di quarantena potrebbero essere molto meno efficaci; • il virus A(H5N1) è altamente patogeno e presenta nell’uomo un tasso di mortalità estremamente elevato, oltre il 50% di decessi, inoltre colpisce prevalentemente bambini e anziani; • sono riportati almeno tre casi familiari, due in Vietnam e uno in Tailandia, di trasmissione da uomo a uomo del virus A(H5N1); In queste condizioni l’OMS ha invitato a costituire riserve di antivirali efficaci allo stato nella profilassi e trattamento dell’influenza aviaria (oseltamivir-Tamiflu e zanamivir-Relenza) suggerendo la copertura del 25% della popolazione. Per l’anno 2006 la Roche, titolare del brevetto del Tamiflu, prevede di produrre 115 milioni di scatole da 10 compresse di oseltamivir, mentre nel 2007 la produzione dovrebbe ammontare a circa 300 milioni di scatole. Le scelte produttive della Roche, che rispondono a logiche di mercato, sono assolutamente inadeguate a sostenere l’impatto di un’eventuale pandemia. In queste condizioni, sarebbe opportuno che gli organismi internazionali operassero per eliminare questa strozzatura nell’offerta di antivirali, promuovendone direttamente la produzione.