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Come cambia la geografia degli investimenti internazionali

di Andrea Goldstein, Categoria , Internazionali, Data 10.03.2006
E' naturale lo smarrimento di fronte al cambiamento nella geografia degli investimenti. L'attivismo delle società dei paesi emergenti è notevole, con motivazioni e tipologie d'impresa coinvolte assai eterogenee. L'irrompere di nuove multinazionali è una delle tante facce della globalizzazione. E' lecito metterne in evidenza i rischi, ma sarebbe catastrofico non apprezzarne le opportunità. Soprattutto in un paese come l'Italia, che sconta tuttora il peso di una partecipazione insoddisfacente ai flussi globali di investimenti diretti.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Tiro alla fune
    Nome: Matteo Olivieri  Data: 10.03.2006
    Gentile dottore, le pongo una questione riflettendo sulle sue ultime considerazioni. Lo shopping worldwide delle aziende degli states hanno avuto ed hanno un'intensità tale che passeranno alcuni anni per vedere sul mercato i paesi emergenti fare qualcosa di paragonabile. Diciamo solo alcuni anni. Noi invece siamo bravi a comprare case ed automobili, barche, scarpe e tropical restores. Sarà per questo che non sappiamo sfruttare il mercato, i grandi flussi di merging, i benefici della competizione? Non sarà ora di aprire le braccia a indiani e cinesi, brasiliani e russi per far emergere chi nel nostro paese è capace di fare impresa, ma anche ricerca ed innovazione? Un giorno potremo forse avere una classe dirigente pronta a lanciarsi fuori ed acquisire il meglio che il mondo offre.
    Risposta:
    Caro Olivetti, certamente il sistema Italia negli ultimi anni non ha dato grandi prove di innovatività e il modesto entusiasmo che le imprese straniere mostrano per gli investimenti nel nostro paese lo dimostra (meno di 50 miliardi di dollari di investimenti esteri in entrata nel 2002-2004, secondo l'UNCTAD, contro quasi 130 in Gran Bretagna e 120 in Francia). Per questo l'arrivo di multinazionali emergenti è una novità benvenuta e non bisogna certo spaventarsi se società come Peroni, Benelli o Lucchini sono ora sotto controllo di questi investitori. Attenzione, però, a non passare con cadenza quinquennale dagli entusiasmi su un nuovo miracolo prossimo e venturo ad un eccessivo pessimismo -- imprese italiane capaci di competere, anche con e nei BRICs -- ce ne sono ancora parecchie!