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Tutti gli incentivi del reddito minimo

di Ugo Colombino, Categoria , Lavoro, / Povertà, / Fisco, Data 06.03.2006
Il reddito minimo garantito è un istituto che permettere di semplificare e unificare in un interevento generale e trasparente una serie di politiche occasionali. E può contribuire all'efficienza del sistema economico nel breve e nel lungo periodo. Alcune simulazioni confutano le tradizionali critiche a questo strumento. Mostrano infatti che non comporta disincentivi al lavoro per gli individui con bassi salari e non favorisce il lavoro nero. Né un maggior prelievo fiscale sui redditi più elevati fa diminuire l'offerta di lavoro di chi ha stipendi più alti.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • reddito minimo garantito
    Nome: mario nevio  Data: 12.06.2006
    Credetemi è urgente garantire il reddito minimo a chi non lavora, specialmente a chi la perso e si trova a 50 anni disperato, questo non'è più accettabile in unademocrazia. Ivito tutti i politici, i sindacati, economisti ecc..ecc.. ha rappresentare i disoccupati perchè non sono rappresentati da nessuno, bisogna dare una svolta alle povertà, anche perchè se tutti questi poveri si dovessero ammalare per la continua indigenza, costerebbero molto di più alla comunità.
  • reddito minimo
    Nome: eugeniorosso  Data: 14.04.2006
    Sono d'accordo all'introduzione di un reddito minimo garantito, come nelle democrazie del nord-europa. Io personalmente, ho quasi 50 anni, sono stato licenziato per riduzione di personale da una piccola azienda del settore edile, e non avendo la cassa integrazione nè l'indennità di mobilità, ma avendo solo potuto usufruire di una piccola indennità di disoccupazione per circa 6 mesi, ora mi trovo senza alcun tipo di reddito. Avendo quasi 50 anni e data la situazione di criticità congiunturale, soprattutto dell'area Biellese, zona ove io abito, trovo molta difficoltà ad un reinserimento nel mondo del lavoro. Sto anche frequentando corsi di formazione per la riqualificazione di lavoratori disoccupati da oltre 24 mesi con età avanzata e trovo molte persone nella mia stessa, difficile situazione, sia economica che in parte anche psicologica per la paura di non potere trovare più un lavoro che consenta di condurre una vita onesta e dignitosa. Purtroppo anche le istituzioni locali, essendo penalizzate dalla mancanza di fondi, sono latitanti e l'unico aiuto concreto mi viene dalla "Caritas con la possibilità di un pasto caldo tutti i giorni. Mi piacerebbe ricevere un commento ed un suggerimento da parte Vostra per cercare di uscire da questa mia desolante situazione. Ringrazio per la possibilità di scrivere da Voi concessami. Rosso Pier Eugenio Via Milano 84 13856 Vigliano Biellese (BI) 14.04.2006
  • Quali sono le proposte per attuare questo sostegno al reddito??
    Nome: dr.ssa donatella salina  Data: 17.03.2006
    La proposta e' giusta e fattibile.Capisco che come economista Lei si preoccupi delle ricadute sul bilancio statale o sull'inflazione -Forse pero' se i politici e gli economisti che studiano la questione della povertà avessero l'esatta fotografia della situazione di certe famiglie sicuramente si troverebbe una soluzione a questo disagio.Gente che vive in case o baracche fatiscenti senza acqua calda e senza riscaldamento come quella famiglia pugliese. Oggi volta che si parla del RMI o di reddito di cittadinanza sembra che i beneficiari stiano rubando qualche cosa a qualcuno a me sembra invece che ci sia una specie di tetto di cristallo che provoca di fatto l'esistenza di 76 milioni di poveri nell'area UE.Nessuno di questi ha voglia di lavorare??Allora il problema e' un altro.E' UN DIRITTO AVERE UN REDDITO CHE CONSENTA AD UNA PERSONA DI VIVERE PUNTO E BASTA.Sarebbe meglio che questo reddito provenga dal lavoro ma se non e' cosi' no si puo' buttare la croce addosso a chi il lavoro non lo trova.Giorni fa e' morta l'ennesima neonata picchiata dalla madre-bambina.I gentori vivevano in una condizione di ignoranza degrado ed indicibile miseria in Puglia non nel Burkina Faso ed erano italiani.Vivevano in un casolare fatiscente senza frigo senza riscaldamento senza luce.Di casi cosi' ce ne sono decine di migliaia dappertutto Non credo che sia giusto per difendere il bilancio statale far sprofondare la gente nella miseria piu' nera.Di piu' l'ultimo Governo ha concentrato scandalosamente la ricchezza nelle mani di pochissimi tagliando le gambe al ceto medio ed adesso pretenderebbero che noi impiegati impoveriti si combatta con i poverissimi per le briciole.Per favore mandate avanti questa proposta e togliete denari a chi ne ha troppi e guadagnati illegalmente o con l'evasione fiscale. Solo cosi' l'Italia ci guadagna. Cordiali saluti
  • Reddito minimo
    Nome: Riccardo Boero  Data: 09.03.2006
    Egregio professore, mi sembra che lei non prenda in considerazione, nel suo interessante e documentato articolo tre grossi inconvenienti legati al reddito minimo, in qualunque forma sia esso impartito. Il primo gravissimo inconveniente e` legato all'inflazione. Nessun commerciante, nessun padrone di casa, nessun libero professionista dimenticherebbe di ritoccare i prezzi al rialzo a fronte di un aumento dell'offerta di denaro circolante quale quella provocata dal reddito minimo. Anche qualora il reddito minimo non venisse finanziato grazie alla printing press ma tramite ridistribuzione fiscale, tale misura drenerebbe comunque surplus destinati a investimenti caribici o lussemburghesi verso i consumi di base, che conoscerebbero quindi un'ondata inflattiva capace di annullarne gli effetti benefici. Un altro grande inconveniente e` l'impossibilita` per il fisco di stabilire chi e` effettivamente nel bisogno. Senza parlare di frodi, il figlio disoccupato di un prospero milionario riceverebbe il reddito minimo, cosi' come il pensionato ex-commerciante titolare di chili d'oro in discreti forzieri elvetici. Infine, l'aggravio fiscale necessario per finanziare tale misura farebbe riprendere ai capitali la via dei bonifici internazionali, proprio quando una politica fiscale piu' clemente sembrava averne riportato in patria una discreta quantita`.
    Risposta:
    Caro dott. Boero, grazie per il suo commento, che solleva problemi importanti. Il primo e l’ultimo mi sembrano tuttavia non specifici del RMG ma comuni a qualunque intervento redistributivo. Trasferendo reddito dalle famiglie piu’ ricche a quelle piu’ povere e’ presumibile che aumenti la propensione al consumo, e quindi in qualche misura aumentino i prezzi di alcuni beni. L’entita’ di questo fenomeno - come pure il beneficio netto per le famiglie povere - e’ pero’ questione empirica e andrebbe studiata con un modello di equilibrio generale. Si potrebbe argomentare che se i settori di produzione dei beni rilevanti fossero sufficientemente concorrenziali i prezzi non aumenterebbero affatto o aumenterebbero poco; e che quindi una politica per le liberalizzazioni e per la concorrenza si sposerebbe bene con una politica ispirata al RMG. Anche i possibili comportamenti di evasione ed elusione ad alti livelli di reddito non mi sembrano specificamente legati al RMG. E’ evidente che quest’ultimo dovrebbe in parte sostituire interventi gia’ esistenti di sostegno del reddito, e che dovrebbe essere progettato su dimensioni tali da non provocare sommovimenti golpisti. Quanto alla seconda obiezione (difficolta’ di accertamento del bisogno, finti poveri ecc.), confesso di essere piuttosto favorevole ad un intervento generalizzato del tipo reddito di cittadinanza (con dimensioni realistiche da studiare), sia perche’ riduce drasticamente i problemi di disincentivo al lavoro, sia perche’ elimina i costi di accertamento. A fronte di questi benefici ci sono naturalmente dei costi: qualche truffa, qualche finto povero che in realta’ e’ miliardario ecc. Personalmente sono disposto a pagarli, esattamente come accetto le truffe sulle carte di credito pur di avere la comodita’ di usarle. Cordiali saluti.
  • In sostanza...
    Nome: Antonio Mele  Data: 08.03.2006
    In sostanza, mi pare che nel suo modello econometrico lei analizzi un sistema fiscale con una flat tax e una zona di esenzione fiscale effettiva, nel senso che chi e' sotto un certo livello di reddito (il RMG) riceve un trasferimento dallo stato sino a raggiungere tale livello e senza pagare una lira (pardon, un euro). Da questo punto di vista, mi sembra evidente che con un sistema di questo tipo si eliminano gli effetti disincentivanti. Sono piu' perplesso che la stessa cosa avvenga in caso la tassazione sia piu' progressiva. E soprattutto mi chiedo come possa ottenere gli stessi risultati in caso di economia aperta: con aliquote molto progressive, i cittadini piu abbienti non sarebbero incentivati a "delocalizzare" la loro capacita' contributiva?
    Risposta:
    Caro dott. Mele Grazie per il suo commento. Con il nostro modello stiamo simulando molti possibili sistemi alternativi di tax-benefit. Quello esemplificato su La Voce, a cui Lei si riferisce, e’ il piu’ semplice. Comunque e’ proprio quello che solitamente solleva l’obiezione sugli incentivi al lavoro. Infatti con questo sistema accade che un individuo percepisca lo stesso reddito quando non lavora e quando lavora – poniamo – 10 ore la settimana. Ci si aspetterebbe allora che un significativo numero di persone decida proprio per questo di non lavorare. Questo pero’ nelle nostre simulazioni non accade, o accade in misura modesta. Il risultato si spiega se si ricorda che un lavoro da 10 ore la settimana potrebbe essere difficile da trovare, quindi il confronto rilevante e’ tra 0 ore di lavoro e – poniamo – 25 ore di lavoro la settimana: a quel punto il reddito che si ottiene lavorando potrebbe essere piu’ grande di quello che si ottiniene non lavorando. Inoltre possono esserci benefici non pecuniari legati al lavoro tali da renderlo comunque preferibile al non lavoro, seppure a parita’ di reddito. Il nostro modello tiene conto di questi fattori (vincoli di orario, costi e benefici non pecuniari). Vengo alla questione della “fuga” che – in economia aperta - una tassazione sufficientemente elevata potrebbe provocare fra gli individui a reddito elevato. In effetti non propongo affatto un aumento cosi’ marcato delle aliquote sui redditi alti. Piuttosto mi sentirei di proporre una riduzione delle aliquote sui redditi medi, che – sulla base del nostro modello – risponderebbero con una offerta di lavoro significativamente maggiore (nel lungo periodo). Parallelamente mi sembra invece inutile contare su una risposta da parte delle famiglie piu’ abbienti a seguito di sgravi fiscali. Se il finanziamento di una riforma in chiave RMG lo richiedesse, credo che questa fascia di popolazione potrebbe benissimo sopportare un modesto aumento delle aliquote. In uno dei due esercizi citati su La Voce usiamo dati Norvegesi. I redditi elevati nei paesi scandinavi subiscono un prelievo abbastanza pesante. In cambio hanno un sistema di sostegno del reddito generalizzato, articolato ed efficiente, oltre a ottimi servizi pubblici. Non mi risulta che gli scandinavi ricchi stiano fuggendo dai loro paesi. Cordiali saluti.
  • Tutti gli incentivi del reddito minimo
    Nome: Alberto Lusiani  Data: 07.03.2006
    Caro Colombino, sono d'accordo con le sue conclusioni. Aggiungerei che un reddito/sgravio di imposte indipendente dal reddito oltre a non disincentivare l'occupazione non incentiva nemmeno evasione fiscale e lavoro nero come invece fanno molte norme italiane. E a mio parere lavoro nero ed evasione fiscale sono in Italia un problema maggiore della mancanza di occupazione, che e' mancanza prevalentemente di occupazione legale.