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Le priorità della politica economica

di Stefano Micossi, Categoria , Conti Pubblici, , Data 27.02.2006
Se si vuol discutere seriamente di crescita, dobbiamo parlare di istituzioni e di regole, non di politica industriale. Dobbiamo intervenire incisivamente per separare la politica dall'economia. Un decalogo dei buoni rapporti fra politica e affari: servono legalità e buona giustizia, rapida e prevedibile negli esiti; chiare e semplici regole per l'avvio e l'esercizio dell'attività economica; tutela della concorrenza. Ma i primi a dover cambiare i loro comportamenti sono proprio i membri delle assemblee elettive e i pubblici amministratori.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Concordo
    Nome: Elio Gullo  Data: 03.05.2006
    Grazie Prof. Micossi per lo stimolo. Concordo in linea di massima sul decalogo e, sebbene la ragione sia propensa al pessimismo, non è detto che occorra cambiare la testa agli italiani (o ai dipendenti pubblici) per provare ad adottarlo. Ci vuole però determinazione e coraggio. Nel corso della legislatura 1996-2001 la PA ha avviato un cambiamento che era difficile ipotizzare solo pochi mesi prima. Non spariamo però sul dipendente pubblico: non sono (siamo) troppi, la percentuale è simile in Francia e Germania, non guadagnano (guadagniamo) troppo, anzi molto poco. Sicuramente lavorano (lavoriamo) male.
  • Decalogo stefano Micossi
    Nome: Stefano Parravicini  Data: 11.03.2006
    Caro Prof. ho letto con molto piacere ed interesse il suo articolo ed il suo decalogo. Concordo con molti degli argomenti esposti e con i punti affrontati, eccetto che con la proposta di un Ente autonomo per il controlloi dei conti pubblici. Per questo già esistono enti come la Corte dei Conti e la Ragioneria dello Stato e la Commissione Europea. Le sue proposte tuttavia presuppongono un cambiamento spontaneo della testa degli italiani, prima che degli eletti, che peraltro riflettono gli elettori, e presuppongono una riforma, anch'essa spontanea, della Pubblica Amministrazione. Non ci credo. Vorrei sottoporre una proposta volta a modernizzare questo Paese ed a scardinare alla noce i privilegi e le inefficienze che dominano ineluttabilmente la Pubblica Amministrazione, prima causa della inefficienza del Paese: abolizione dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, ovviamente anche per la P.A., e creazione contestuale di nuovi ammortizzatori sociali volti ad aiutare chi veramente cerca un nuovo lavoro, compreso l' outplacement. Cordiali saluti Stefano Parravicini
  • le priorità della politica economica
    Nome: Francesco  Data: 10.03.2006
    Gentile prof. Micossi, ho letto attentamente il suo interessante articolo sulle priorità della politica economica ed il decalogo allegato. Ritengo che quanto da lei affermato sia validissimo dal punto di vista dei contenuti. Il problema risiede, come lei tra l'altro sottolinea, nei benefici di cui godono le istituzioni e gli attori presenti al loro interno e nella mancanza di norme che regolamentino il loro operato. Come può pensare un elettore, come me e come tanti altri, che a cambiare le regole sia proprio la classe dirigiente che gode di questi benefici? la pubblica amministrazione non è ormai immobilizzata da un conflitto di interessi cronico? e, soprattutto, la classe dirigente ha davvero interesse a fissare delle regole trasparenti che consentano a tutti di poterli giudicare?
  • Nel Decalogo
    Nome: Renato Foresto  Data: 08.03.2006
    Egregio professor Micossi, ho letto il Suo decalogo per uscire dal pantano e osservo: - non é impossibile un nuovo robusto taglio della spesa corrente, ne siamo già stati capaci, irrealistico mi pare invece il taglio della spesa improduttiva, ossia dei privilegi rimasti,con Prodi e successori, pressoché intatti. Il taglio generalizzato per recuperare qualche decimo del PIL serve per non affondare, lo sviluppo avverrà soltanto col taglio dei privilegi. Un esempio é dell'On. R.Costa: con la stessa mansione di infermiere c'é chi prende uno, chi due e chi tre. Come ridurli tutti a uno? - C'é una filza di servizi comunali assolutamente uguali (anagrafe, polizia, ufficio tecnico...) che si danno a costi nettamente diversi. E' diversa la sensibilità sociale o si tratta di sprechi belli e buoni? La legge 142/1990 ha introdotto la figura del Revisore come garante anche della produttività della spesa comunale, dell'efficienza, e per la verità nei loro certificati non mancano generiche positive affermazioni per casi anche molto diversi, gettando nebbia anziché chiarezza. Basterebbe tanto poco per ottenere chiarezza, basterebbe che non fosse il controllato a nominare il proprio controllore. - Siamo informati dei malanni dello Stato ma anche della difficoltà di adeguata cura. Da molti anni l'FMI ( e ora anche Bruxelles) lamenta la spesa a ruota libera degli Enti locali, ma i comuni non sono affatto un monolito, in molti di loro sopravvive l' antico rigore amministrativo: indichiamoli ad esempio per tutti gli altri. Si può rinnovare lo Stato partendo dalla periferia. Trana (To) 6.3.06 Renato Foresto
  • dizionario
    Nome: Matteo Olivieri  Data: 06.03.2006
    L'analisi non è solo precisa ma direi quasi enciclopedica. Dubito del fatto che si possa ormai individuare l'origine di mali nella pervasività della politica o invece nella sudditanza interessata dei capitali. Una cosa è certa: la meritocrazia è un miraggio, troppo distante per lasciare, a bocce ferme, una speranza concreta di risollevarsi. L'iniezione di capitali esteri è una delle poche concrete prospettive che ci si paventano. Anche alcuni potentati locali dovranno abbassare la cresta.
  • Rifondare la pubblica ammnistrazione
    Nome: Roberto Napoletani  Data: 05.03.2006
    Sono d'accordo con l'ottimo intervento di stefano Micossi e vorrei porre l'accento su alcune questioni. a) La pubblica amministrazione è ipertrofica, questa osservazione è verissima. Purtroppo, è un vezzo italiano che ciclicamente si ripropone, quanti enti inutili, che dovevano essere soppressi, sono ancora in vita ? Tantissimi. Non voglio entrare nella questione dell'utilità delle Province, che forse oggi sono gli enti più utili tra quelli considerati inutili, mi riferisco al proliferare di Consorzi di enti locali, di Spa, e di Società consortili, patrimoniali ed altro, che spesso servono solo ad aggirare il patto di stabilità, creando delle scatole vuote e, però, dispendiose. b) Il sistema delle spoglie va riformato. E' assolutamente necessario ed urgente farlo prima che la p.a. arrivi ad un collasso irreparabile. La vulnerazione della Costituzione, operata dalle leggi Bassanini, ha avuto ed avrà ancora degli effetti dissoloturi di tutte quelle buone pratiche amministrative che si era cercato di riprendere agli inizi degli anni 90. La separazione della politica dalla gestione è, tra l'altro, assolutamente incompatibile con questo sistema, perchè permette alla politica di governare anche la gestione delle cose minute senza averne nessuna responsabilità. Ormai gli effetti di questo sistema sono sotto gli occhi di tutti. Luigi Einaudi, affermava già nel 1949 che i pubblici funzionari, per ben operare, avrebbero dovuto avere una grande professionalità, si riferiva ad una grande scuola della pubblica amministrazione ed al rispetto della scelta tramite concorso pubblico prevista nella Costituzione, e l'assoluta indipendenza dalla politica.... Dunque, o si vuole la separazione dei ruoli politici e gestionali, come ritengo giusto, e si scelgono i funzionari con l'obiettività di un serio concorso pubblico oppure si lascia questo sistema, ma con piena assunzione di responsabilità anche dei Politici che scelgono -intuitu personae- i funzionari e i dirigenti.
  • priorità e decalogo
    Nome: Lorenzo Sandiford  Data: 03.03.2006
    Sono d'accordissimo sulla tesi che i problemi principali dell'Italia riguardino il sistema delle istituzioni pubbliche. Con una sola sfumatura diversa: credo che l'arretratezza delle imprese non sia solo lo specchio della disastrosa situazione delle istituzioni pubbliche. Lo è in gran parte, sì, ma non del tutto; nel senso che anche le imprese ci hanno messo del loro a creare questa situazione di declino, per mancanza di competenze e aggiornamento. Così come non va sottovalutata la componente culturale, di mentalità degli italiani, per i quali tutto si basa sull'amicizia e all'amico non si può negare mai niente. In ogni caso, sono d'accordo, il cuore del problema, da cui partire per risolvere la situazione è il sistema pubblico; senza cambiamenti come quelli indicati nel decalogo non si potrà mai migliorare la situazione. Riguardo al decalogo, sono d'accordo con uno di coloro che mi ha preceduto nei commenti: la proposta relativa al finanziamento dei partiti non è convincente, ci vogliono dei tetti massimi se non vogliamo dei partiti schiavi delle lobbies. Ci sono altri dettagli che non mi convincono del tutto, ad esempio riguardo agli stipendi delle cariche pubbliche, che secondo me devono restare abbastanza alti per allettare i migliori e per limitare il rischio di corruzione. Oppure, sul capitolo delle incompatibilità, ci vorrebbe una maggiore precisazione dei tipi di conflitti di interessi che rendono incompatibili per certe cariche. Comunque, al di là dei dettagli, la direzione di marcia è quella giusta. Speriamo serva a qualcosa. Lorenzo Sandiford
  • Decalogo
    Nome: Gianni  Data: 01.03.2006
    Si può concordare quasi su tutto. Credo però completamente sbagliato il punto sul finanziamento dei partiti. Non va eliminato il contributo pubblico, tantomeno vanno messe soglie! Creerebbero disparità illogiche. Va cambiata la natura del contributo. Anzichè erogazioni in denaro, in servizi (luoghi di riunione, manifesti, materiale di propaganda, strumentazioni informatiche ecc.) Così le strutture potrebbero essere utilizzate anche da semplici cittadini, associazioni, circoli culturali ecc. Ne risulterebbe un potenziamento dell'hardware del sistema democratico complessivo, con una spinta alla democrazia diretta e non solo a quella delegata, che mi pare essere il problema principale per tutti i sistemi politici, ma di cui quasi nessuno parla. Poi va bene la massima trasparenza dei contributi privati, cui andrebbe però anche fissata una soglia, per evitare che alcuni si comprino i partiti, il che, anche se fatto in modo trasparente, non mi parrebbe giusto.
  • Politica economica e mentalità
    Nome: Luca Verbo  Data: 01.03.2006
    Sottoscrivo l'articolo principale e tutti i commenti. Aggiungo che il problema primo che secondo me è alla base di questa asinocrazia, inefficienza, incompetenza ecc. ecc. è di forma mentis. Mi spiego meglio. L'italiano standard commette tante piccole illegalità ogni giorno: dalle file alle poste con scorciatoia, ai biglietti degli autobus non acquistati, al resto in più non restituito, ai beni pubblici supersfruttati senza importarsene nulla se altri non possono usufruirne ecc. ecc. ecc. Ci sarebbe bisogno di una rivoluzione educativa fatta dalle famiglie ma soprattutto dalla scuola fin dai primissimi anni. Da li parte tutto. Se non si agisce la, continueremo a considerare la raccomandazione uno schifo quando se ne avvalgono altri, ma a giustificarla quando "serve" a noi, a considerare la politica come una chiave che ha accesso da per tutto, che tutto può, a valutare le persone non in base a quello che sanno o a come lo sanno, ma per lo status al quale appartengono. Continueremo a ritenere lecito che l'università, l'istituzione per eccellenza del sapere e della conoscenza, sia un bocconcino prelibato dei baroni che la usano per i loro vassali, valvassini, valvassori a mo di azienda dove il capo decide chi assumere, con la sostanziale differenza che non sta utilizzando soldi suoi, ma nostri; continueremo a ritenere lecito che il politico decida il personale della pubblica amministrazione, che quest'ultimo si senta onnipotente e non controllato perchè unto dal signore, continueremo a giustifiare l'inerzia, l'insolenza, l'incapacità quando venga da un "forte" e dare invece addosso al povero sfortunato appartenente allecategorieprotette (lex 104). Potrei fare 1000 esempi, ma rimando alla vita quotidiana di ognuno di noi. Concludo con la proposta di introdurre meccanismi legislativi virtuosi che premino i comportamenti giusti. E' l'unico modo, in attesa del cambiamento, di ottenere qualcosa dall'uomo medio.
  • L'ipertrofia dell'apparato statale
    Nome: Alessandro Ferino  Data: 28.02.2006
    L'ottimo articolo di Stefano Micossi mi ha ricordato un tema che credo sia sempre più attuale e che è stato di recente affrontato da De Rita e Diotallevi sul Il Sole 24 Ore, ossia l'ipertrofia dell'apparato statale. Il proliferarsi di enti strumentali, comunità montane, enti ed amministrazioni territoriali, ecc. sta provocando il "progressivo sfarinamento" delle sedi decisionali. La mia considerazione si accompagna ad una domanda provocatoria: a cosa servono al giorno d'oggi le province? Non saremmo forse in grado di combattere il debito pubblico ed al contempo migliorare l'efficacia del processo decisionale territoriale senza questa forma di rappresentanza intermedia oramai priva di significato? Saluti.