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Commenti

La riforma della contrattazione collettiva: dialogo tra Eugenio Scalfari e Pietro Ichino

di Pietro Ichino*, Categoria Pro e Contro, / Lavoro, Data 22.02.2006
Il 18 gennaio, su “la Repubblica”, Eugenio Scalfari ha mosso alcune critiche radicali alla proposta contenuta nel libro “A che cosa serve il sindacato” (Mondadori) di Pietro Ichino, il quale ha risposto a quelle critiche il 20 gennaio con un editoriale sul “Corriere della Sera”, ponendo a sua volta a Scalfari alcune domande non retoriche. Il dialogo è proseguito nel corso di un incontro svoltosi a Roma il 14 febbraio scorso, di cui qui riportiamo i contenuti essenziali. La trascrizione è stata rivista e approvata da entrambi gli autori.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • precariato
    Nome: Giovanni  Data: 06.03.2006
    Ma è mai possibile che da parte dagli addetti ai lavori e/o intellettuali-sindacalisti-politici non si parla mai dei precari che per poter sbarcare il lunario e/o mantenersi e/o mantenere la famiglia fanno qualcosa come consulenti "anomali" e pertanto avere la partita "IVA" e pagarsi anche il commercialista? E di questo popolo di precari non si tiene proprio conto? Con buona pace della coscienza di tanti ben pensanti nostrani e cosidetti intellettuali.
  • Precariato a "La Repubblica"
    Nome: Carlo  Data: 26.02.2006
    Scalfari si riempie la bocca di belle, bellissime parole. Ma lo sa che nel giornale da lui fondato lavorano stagisti non pagati (ma la schiavitù non era stata abolita?), contrattisti a progetto, e tante altre persone con contratti "atipici"? Non è sfruttamento questo? Non sono forse deroghe alla contrattazione nazionale, deroghe cui Scalfari è tanto contrario? Non è un po' incoerente denunciare e criticare il precariato dalle pagine di un giornale che applica il precariato ai suoi lavoratori?
  • Sono per una riforma
    Nome: Bonifacio Cafarelli  Data: 26.02.2006
    Il sindacato resta forte se fa un ccnl, ma resta forte anche se venissero acconsentite alcune deroghe. Con la concorrenza internazionale che morde e ci fa perdere competitività, in Italia dobbiamo ripensare tutti ai nostri ruoli nella società: governo, industriali, istituzioni, cittadini ed anche il sindacato. Identificherei le possibili aree per contratti in deroga(cd d'ora in poi): interregionali, regionali, interprovinciali, provinciali, intercomunali, comunali, interaziendali, aziendali. In loco ognuno discute se ci sono gli estremi per addivenire alla ipotesi di scalare dal ccnl. Poi elencherei i motivi che potrebbero rendere opportuno un contratto diverso e riduttivo del ccnl con delle elasticità sancite per legge. Infine indicherei come arrivare alle decisioni di chiedere la deroga. Mi vorrei brevemente soffermare sulla necessità di andare incontro all'imprenditore che volendo corposamente investire, chiede garanzie al sindacato per collaborare alla crearzione delle premesse sul ritorno economico dell'investimento. A volte vi sono aziende che hanno prospettive, ma per potersi esporre economicamente e rischiare capitali, hanno bisogno che si determinino alcune condizioni che dipendono dalla volontà dei lavoratori di scrollarsi di dosso il peso di un ccnl. Insomma, si dovrebbero pur prevedere questi meccanismi che attirano investimenti. Naturalmente il giudizio dei lavoratori deve essere assolutmente determinante. Questa complessità potrebbe risulta farraginosa, ma in caso di crisi, potrebbe salvare delle aziende e dar il tempo all'imprenditore di dispiegare delle salvaguardie. Se l'imperativo è di migliorare il sistema italia che fa acqua, innovare è obbligatorio per non morire imbalsamati.
  • vibo valentia e dintorni
    Nome: Francesco Bogliacino  Data: 24.02.2006
    Il grosso problema e' che il signor operaio di Vibo Valentia, che indubbiamente gode di un costo della vita piu' basso (essendo la fornitura dei servizi zero ci mancherebbe dover pagare qualcosa) deve anche mandare il suo bel figliolo a studiare a Bologna, Roma o Milano, dove non mi risulta esistano le "gabbie affittuarie" o la contrattazione decentrata dell'affitto. Inoltre qualora avesse voglia di chiedere un prestito per gli studi del figlio, si sentirebbe proporre tassi da strozzino (o un banale NO) mascherati dalla "difesa dell'italianita' gloriosa", in nome forse della difesa delle nostre radici cristiane contro i poteri forti o chissa'... Nel frattempo, mentre ha sempre allegramente pagato le tasse (sport non molto diffuso in Italia) e si e' goduto quattro meravigliose riforme delle pensioni (e non e' ancora finita) ha potuto vedere splendidi progetti di rilancio. Basati su cosa? ma ovviamente sui mitici distretti, i quali (se escludiamo le punte di eccellenza che ce l'hanno sempre fatta e continueranno a farcela da soli) propongono all'alba del 2006 la loro meravigliosa ricetta fatta di BMW, capannone e nanetti nel giardino di casa, con la new entry del lavoro degli immigrati, senza i quali non sopravviverebbero un giorno ma dei quali per giunta si lamentano dal momento che trovano incomprensibile che questi non limitino la propria esistenza all'intervallo lavorativo. Fino a un po' di tempo fa, mentre tutti sparavano a zero sul mercato del lavoro e sul daimon corporativo del sindacato, trovavo incomprensibile che la Fiat, avendo inventato i due migliori motori sul mercato, fosse alla deriva. La risposta e' venuta da sola, ci hanno provato e ci sono riusciti. L'Italia e' strapiena di problemi, urge una soluzione ma soprattutto e' giusto che il costo comincino anche a pagarlo altri, visto che il signore di vibo valentia, come si dice... "ha gia' dato".