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Commenti

Clima di allarme

di Alessandro Lanza, e Marzio Galeotti, Categoria Energia e Ambiente, , Data 20.02.2006
A pochi giorni dal primo anniversario della entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, il negoziato sui cambiamenti climatici fa un passo avanti e uno indietro. Il giudizio degli osservatori ricorda la storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Intanto, si moltiplicano gli allarmi e si considerano le possibili soluzioni. D'altra parte, non è facile trovare un'intesa sulle emissioni nocive. I costi di una loro riduzione sono vicini e certi, i benefici sono lontani e incerti. La spaccatura verte essenzialmente sul dilemma "vincoli sì-vincoli no".
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • kmq od uomini?
    Nome: Carlo  Data: 17.03.2006
    Simpatica la proposta di Boero di porre "un tetto di emissioni per Kmq", ma non si capisce a cosa vuol tendere se non ad aumentare le emissioni di alcuni paesi (gli USA nell'esempio) e risultare completamente inaccettabile ad altri (la Germania nell'esempio) pena la chiusura di gran parte delle attività economiche. Non ho poi capito perché mai il criterio dovrebbe fondarsi sul territorio (emissioni per Kmq) e non sugli uomini (emissioni pro-capite): in fondo non sono questi ad emettere i gas serra? Insomma, mi pare una boutade dell'ufficio pubbliche relazioni della Exxon-Mobil!
  • Quanto questo tema è grave
    Nome: Roberto O.  Data: 21.02.2006
    Il problema del riscaldamento dell'atmosfera terrestre è molto grave. La scienza ci dice che minime variazioni delle concentrazioni di gas serra (CO2, ma anche CH3 e altri) nell'atmosfera possono dare luogo a variazioni di vari gradi della temperatura media terrestre, con conseguenza drammatiche sul delicato equilibrio di tutti gli ecosistemi del nostro pianeta. Per inciso, dall'esistenza di questi ecosistemi dipende anche quello della nostra specie ed il collasso degli ecosistemi significherebbe, in poco tempo, l'impossibilità per miliardi di noi di sopravvivere. Questa minaccia è molto reale, talmente reale che - in un modo dominato dalle finzioni - non viene presa sul serio come si dovrebbe. Ci scontriamo con l'arretratezza dei nostri sistemi decisionali e della totale impreparazione e disinformazione scientifica di chi dovrebbe indirizzare l'agire comune. Forse siamo di fronte alla fine della nostra civilità, uccisa non tanto dal CO2 quanto dall'ignoranza... singolare destino per una specie che crede che l'intelligenza sia il suo tratto distintivo.
  • Kyoto
    Nome: riccardo boero  Data: 21.02.2006
    Egregio professore, trovo perfettamente normale che una buona fetta delle nazioni (tra cui gli USA) non accettino i vincoli di Kyoto. Se da una parte e` saggio dirigersi verso una riduzione delle emissioni globali, tale riduzione non puo' prescindere dall'ulteriore potenziale di sviluppo di molti paesi anche ricchi, tra cui USA e Australia. Un equo compromesso potrebbe essere trovato fissando un tetto di emissioni per Kmq UGUALE per tutti i paesi. Gli USA ad es. avendo una superficie 27 volte superiore a quella della Germania, avrebbero diritto a una quantita' di emissioni di gas serra 27 volte superiore ai tedeschi. Cio' comporterebbe sicuramente drastiche riduzioni per i paesi come Germania Olanda Giappone diciamo cosi' "ipersviluppati", ma quando si tratta di trovare accordi, l'unico modo e` quello di trattare tutti in modo equo e paritario. Distinti saluti
    Risposta:
    Caro Boero, Si possono individuare diversi criteri per ripartire l'onere di riduzione delle emissioni. Sebbene il Protocollo di Kyoto si concentri molto sul criterio dell'efficienza (costi minimi) è ben presente il criterio dell'equità. Questo spiega per esempio perchè i paesi in via di sviluppo non accettarono alcun obbligo di riduzione. Ma di criteri ve ne sono diversi e dubito che quello che lei suggerisce sia il più equo. Gli Usa inquinano più di tutti al mondo non certo perchè sono grandi ed estesi ma perchè usano fonti fossili di energia molto più inquinanti (tanto carbone) di altri e non vogliono cambiare questa modalità perchè ciò sarebbe costoso. Il criterio riconosciuto nella Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici firmata da tutti, ma tutti, i paesi all'Earth Summit di Rio nel 1992 era il "polluter pays principle": paga chi inquina. Questo conduce naturalmente all'idea che chi inquina di più deve pagare (ridurre) proporzionalmente di più. Marzio Galeotti