Logo stampa
 
 
 

Commenti

La direttiva Frankenstein

di Alessandro De Nicola, Categoria , Concorrenza e Mercati, / Europa, Data 17.02.2006
Con l'accordo per annacquare la direttiva sui servizi, l'Europa ha perso un'altra occasione per svegliarsi dal torpore determinato dalla sclerosi burocratica e fiscale che attanaglia molti paesi. E sembra impiegare le maggiori energie a contrastare, invece che a favorire, le liberalizzazioni. La "nuova" Bolkestein è una norma monstre, dove le eccezioni sono più numerose delle regole. Scomparso il principio del paese di origine, gli Stati nazionali avranno in mano armi potenti per depotenziare anche le poche libertà previste.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Non concordo con il taglio dell'analisi
    Nome: lucio gussetti  Data: 04.05.2006
    un paio di punti dell'analisi mi sembrano non convincenti: 1) la Corte di giustizia e la Commissione hanno da tempo posto limiti precisi alla nozione di servizio di interesse economico generale e non mi pare perciò corretto affermare che gli Stati membri la possano usare a piacimento al fine di aggirare le regole del mercato unico. Rinvio ad esempio alle sentenze 14 dicembre 1995, cause riunite C-163/94, C-165/94 e C-250/94, Sanz de Lera e a., Racc. pag. I-4821, punto 23, e 14 marzo 2000, causa C-54/99, Église de scientologie, Racc. pag. I-1335, punto 18. 2) concordo sul fatto che il principio del paese d'origine debba essere il punto d'arrivo di un mercato europeo funzionante dei servizi . Tuttavia, come non constatare con rammarico che si è proceduto alla proposta Bolkestein in coincidenza temporale con l'allargamento a 10 paesi con redditi e salari a volte 3 a 4 volte inferiori alla media dei 15 originali, senza che questo sia stato preceduto da un ben che minimo tentativo di armonizzazione. Il solo precedente di un allargamento di questa natura e dimensione (spagna e portogallo, 50 milioni di abitanti da comparare ai 74 di questa tornata) si è giustamente inserito in un contesto di diffusa armonizzazione delle legislazioni nazionali in vista del traguardo del 1.1. 1993. Fu errore grave a mio parere avere sottovalutato questo aspetto nel 2004. Il metodo comunitario non si può limitare ideologicamente alla applicazione sic et simpliciter del mutuo riconoscimento di legislazioni e realtà nazionali divergenti. Essa si deve fondare innanzitutto sulla convergenza prodotta dalle armonizzazioni europee, fossero anche a minimis. Si può allora proporre l'applicazione della regola del paese d'origine attendendosi resistenze politiche e sindacali senza dubbio inferiori.
  • Il comportamento della Francia
    Nome: Fabrizio Grandi  Data: 26.02.2006
    Egregio Dottor De Nicola, leggo quest'articolo mentre infuria la polemica sul comportamento della Francia nell'Opa che Enel vorrebbe lanciare su Electrabel. Condivido pienamente quello che scrive in merito alla Direttiva Bolkenstein e aggiungo che l'Europa non può permettersi di avere membri come la Francia che ostacolano con il loro comportamento inqualificabile l'integrazione economica dei membri UE quando invece le sue imprese non vengono ostacolate quando si rendono protagoniste di fusioni ed acquisizioni come la BNP con Bnl. Questo è un duro colpo per l'Europa: si rischia di innescare una serie di provvedimenti protezionistici che ci porterebbero ai tempi precedenti la caduta del muro di Berlino.
  • Un'Europa diversa da quella pensata dai padri fondatori
    Nome: Pierpaolo Sette  Data: 23.02.2006
    Caro dott. De Nicola, Non posso che condividere pienamente quello che lei scrive. Sono anche io un ''vero'' , come lei, sostenitore del libero mercato. In questo momento credo che si parli di libero mercato ma tutti utilizzano questa parola secondo il loro tornaconto personale. Tutti si professano liberisti, liberali, ma poi a conti fattii anche i principi dei pardi costituenti dell'Europa sono stravolti. Credo che i padri fondatori volessero davvero portare avanti l'idea di un'Europa incentrata sull'idea del libero scambio, ma a conti fatti si ritrovano con un'Europa ben diversa da quella che avevano immaginato. Spesso le persone usano la parola mercato e libero scambio a proprio piacimento e proprio tornaconto, e la modifica della direttiva Bolkeinstain ne è l'emblema. Spero che presto si possa ritornare allo spirito dei nostri padri fondatori europei, che certamente vedrebbero nell'Europa di oggi un vero Frankenstain per certi versi. Condivido la sua opinione e spero che attraverso questo spazio molti comprendano che è ora di tornare all'idea di Europa come un vero mercato e che rispetti le quattro libertà fondamentali. Cordiali saluti, Dott. Pierpaolo Sette
  • Non leviatano, ma idra
    Nome: Marco Palmieri  Data: 22.02.2006
    Non credo si possa parlare di effettiva Unione di Stati a fronte del mantenimento di una sostanziale pluralità di ordinamenti, anche se resi applicabili oltre confine entro determinati limiti. Neppure credo che una race “to the bottom” fra gli stessi sistemi legislativi costituisca un fattore di sviluppo economico, all'opposto portando a pericolosi squilibri (c.d. effetto Delaware): se poi si intende una “pluralità di giurisdizioni” come il mantenimento di più iura civilia locali e la creazione effettiva di un comune ius mercatorum, non posso che essere d’accordo, vedendo in questo un fondamentale passo in avanti per la creazione di un prospero mercato unico. Al contrario ritengo che il progetto U.E., lungi dall’essersi realizzato, benché a molti appaia indigesto, costituisca una medicina purtroppo necessaria ed urgente a fronte della ormai aperta competizione globale. In tal senso occorre rilanciare la costruzione di un effettivo ordinamento comune nei ristrettissimi tempi concessi dalla profonda rivoluzione economica planetaria contingente, senza incorrere nella tentazione di imboccare rapide e pericolose scorciatoie quali l'applicazione del principio del Paese d'origine. In altri termini e riprendendo il richiamo storico offerto dal lettore Mariani, si potrebbe affermare che solo un fronte unitario e davvero coeso fra le nazioni, scevro da sterili localismi o deboli idee di Unione fra Stati, potrà sperare di reggere l'urto della nuova orda mongola, assicurandosi dal rischio di un inevitabile e rapido declino.
  • Medioevo prossimo venturo.
    Nome: Riccardo Mariani  Data: 22.02.2006
    Il lettore Marco Palmieri parla del "Principio del Paese d'origine" come di qualcosa che mina l'idea di Unione. Ma non dovevamo, attraverso l'Unione, mettere finalmente in competizione i legislatori? Non dovevamo rispolverare l'autentica radice europea, quella medioevale (pluralità delle giurisdizioni)? Oppure aveva ragione quel drappello di liberali che ha sempre visto l'UE come il novello leviatano? Saluti.
  • problemi di immagine
    Nome: Marco Rossi  Data: 21.02.2006
    Da modesto studente universitario, mi permetto di fare alcune riflessioni sulla bocciatura della proposta Bolkenstein... innanzitutto deve essere chiaro che è stata stravolta non tanto per quello che proponeva ma per quello che rappresentava: in effetti i gruppi politici che più si sono battuti contro di essa lamentavano il rischio che venissero liberalizzati servizi come l'erogazione dell'acqua, nonostante ciò fosse già escluso dalla direttiva (ma mi risulta fosse stato previsto nella stesura iniziare di 2 anni fa)... in sostanza la direttiva non è riuscita a scrollarsi di dosso la sua cattiva reputazione iniziale... il che insegna molto sul fatto che l'immagine, anche di una proposta di direttiva, spesso prevale sulla sua sostanza. Tuttavia sarebbe inopportuno dimenticare che non bisogna eccedere nel liberalizzare... non bisogna dare l'idea (ma neanche pensarlo, mi verrebbe da dire) che liberalizzare farmaci, taxi o altro (cosa legittima e opportuna) sia solo il primo passo per liberalizzare servizi come quello dell'acqua (sulla cui utilità per il consumatore mi permetto di esprimere seri dubbi, da consumatore).
  • L'alba del diritto morto vivente
    Nome: Marco Palmieri  Data: 20.02.2006
    A mio modesto avviso, la Direttiva Bolkenstein costituiva e continua a rappresentare un vero mostro giuridico, data la natura di mera scorciatoia alla creazione di un mercato solo sulla carta “unico”, in quanto governato nei fatti da 25 differenti ordinamenti. Più che sprecare tempo prezioso a limitare il diritto del famigerato idraulico polacco ad esercitare sugli Champs Elysées, il legislatore europeo poteva forse rendere un maggior contributo alla creazione di un effettivo ambito economico comune rafforzando il patrimonio delle regole sovranazionali. Il principio del Paese d’origine, o quel che ne resta, oltre che a minare la stessa idea di Unione fra Stati comunemente percepita, continua inoltre, a quanto mi consta, a non prendere in considerazione gli aspetti giurisdizionali, obbligando il magistrato localmente competente a dover applicare il diritto del Paese di provenienza del prestatore. È evidente che il serio pericolo di un ingolfamento delle aule giudiziarie del continente, potrebbe essere superato solo attraverso la creazione di un denso sostrato legislativo comune, sul quale si potrà basare anche il recupero della fiducia dei cittadini e delle imprese europee verso la stessa U.E., ora giustamente ai minimi storici.