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Decontribuzione: come e per chi?

di Tito Boeri, e Pietro Garibaldi, Categoria , Lavoro, / Fisco, Data 08.02.2006
Prodi si è impegnato a ridurre di cinque punti il cuneo fiscale nel primo anno di un suo eventuale Governo. Mancano ancora dettagli importanti sulla proposta, a partire dalle coperture e dalla platea di lavoratori a cui la decontribuzione dovrebbe essere applicata. L'analisi dei potenziali effetti della decontribuzione su competitività del paese, sistema previdenziale e finanza pubblica fa ritenere che l'intervento dovrebbe essere limitato solo ai percettori di bassi salari. Se così fosse, la manovra sarebbe interamente finanziabile con l'inasprimento della tassazione delle rendite finanziarie.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • finanziamento
    Nome: riccardo boero  Data: 14.02.2006
    Egregi professori, trovo inspiegabile che nelle modalità di finanziamento prospettate non compaia un inasprimento radicale della tassa sugli immobili ad uso seconda casa. Il proprietario di una residenza secondaria è invariabilmente un individuo agiato, che ha scelto di sottrarre somme a volte colossali all'investimento produttivo, congelandole in beni che degradano l'ambiente, senza essere disponibili per chi cerca un primo alloggio, e a volte utilizzate una settimana all'anno. Inoltre i redditi cosi' ottenuti sarebbero immensamente superiori a quelli ottenuti dalle rendite finanziarie. Qual è dunque la causa della vostra voluta omissione? Semplice negligenza (non credo) Interesse personale (non credo), legami dell'Ulivo con gruppi immobiliari, errata percezione della proprietà immobiliare della base elettorale dell'Ulivo, posizionamento dell'Ulivo a tutela dei proprietari a discapito dei redditi da investimento? Potreste illuminarmi? Distinti saluti
    Risposta:
    Indubbiamente il patrimonio immobiliare italiano rappresenta una ricchezza praticamente immobilizzata e non direttamente collegata al processo produttivo. Una delle grandi sfide di politica economica e' proprio quella di trovare il modo per rendere disponibile al sistema produttivo in senso lato quell'immensa ricchezza. La proposta da lei suggerita (inasprimento tassa sugli immobili ad uso seconda casa) e' affascinante ma temiamo che sia terribilmente facile da eludere. E' sufficiente inventare un affitto fittizio ad un amico/parente/cugino. Ad ogni modo sarebbe interessante studiare quanto renderebbe all'erario un'iniziativa simile a quella da lei suggerita.
  • paliativo
    Nome: antonio di giovanni  Data: 14.02.2006
    Mi sembra che la proposta di decontribuzione vada spiegata come un paliativo per la nostra economia perchè rientra nel filone dell'abbassamento del costo del lavoro non selettivo. Passi per la parte che riguarderebbe il recupero di potere d'acquisto dei lavoratori, ma io mi chiedo se non è un modo di investire denaro pubblico in modo omnidirezionale e dispersivo, cioè dandolo anche a quelle aziende alle quali, dovendo subire concorrenza asiatica, si allunga solo un po' l'agonia: ma la loro sorte non si può invertire. Non si potrebbe adottare una "decontribuzione selettiva" per le aziende che hanno un minimo di futuro e il resto delle risorse convogliarlo in una riqualificazione del sistema produttivo? Perchè se la decontribuzione non è accompagnata da questo credo che sia solo un'illusione. Cordiali saluti
    Risposta:
    Siamo soltanto in parte daccordo con lei. La riqualificazione del sistema produttivo passa per maggior concorrenza e maggiore investimento in capitale umano e ricerca.
  • decontribuzione
    Nome: Silvano Succi  Data: 14.02.2006
    Perché diminuire il costo del lavoro attraverso la decontribuzione quando il nostro livello di costo del lavoro è già molto competitivo all'interno dell' area euro? E' dall'introduzione dell'euro che siamo in questa condizione, ma quali sono stati gli effetti positivi? Quante sono le aziende dell'area euro che hanno investito in Italia? La decontribuzione sarebbe un semplice regalo di utili per le aziende che vanno già bene e un aiuto insufficiente per quelle che vanno male. Se poi fosse sottoforma di calo dei contributi a carico dei dipendenti si trasformerebbe nel medio periodo in una compressione delle retribuzioni.
  • decontribuzione
    Nome: carlo borzaga  Data: 13.02.2006
    Concordo pienamente con la propposta di Boeri e Garibaldi di privilegiare interventi di decontribuzione selettiva. Mi convince meno la resistenza a fiscalizzare questi contributi: non credo infatti che una decontribuzione così limitata rischi di sganciare la pensione dai contributi versati. Non mi pare tuttavia che la scelta di concentrarsi sui lavoratori a basso reddito sia l'unica possibile nè forse la più efficace. In alternativa proporrei di prendere in considerazione di riservare la decontribuzione ai lavoratori dei servizi che hanno un contenuto elevato di interesse collettivo, da quelli di cura a quelli culturali, ecc. per i quali esiste una domanda privata e pubblica che stenta ad emergere come domanda pagante perchè i costi sono elevati a seguito non tanto di elevati salari lordi, ma degli oneri indiretti e per i quali è impossibile puntare su aumenti della produttività. Questa scelta avrebbe diversi vantaggi: una buona parte dei posti di lavoro sarebbe aggiuntiva e a favore della componente femminile, contribuendo a innalzarne il tasso di occupazione; si verrebbero a coprire alcune delle lacune del nostro sistema di welfare di cui vi è crescente consapevolezza; si incentiverebbe la regolarizzazione di lavoro sommerso ormai ampiamente diffuso anche in questo tipo di servizi;grazie all'aumento netto di occupazione che ne deriverebbe l'intervento sarebbe in parte autofinanziato. La proposta non è del tutto alternativa a quella degli autori perchè spesso in questi settori i salari sono anche bassi, non andrebbe ad accrescere la competitività del sistema Italia (se non im modo indiretto), ma avrebbe il vantaggio di dare qualche risposta anche ad altri problemi.
  • decontribuzione
    Nome: nicola s.  Data: 13.02.2006
    Un progetto di decontribuzione credo vada considerato come parte integrante di un più ampio progetto di remix pubblico-privato delle pensioni, utilizzando il TFR e con il sostegno di coerenti riforme del sistema impositivo (quello specifico della previdenza e quello generale). Temo, infatti, che interventi senza respiro sistemico continueranno a generare "coperte troppo corte". Vedrei necessario puntare il più possibile alla costruzione di una nuova base strutturale, completa e organica. Grazie e saluti.
  • Non rompete quel legame!
    Nome: Pietro Rizza  Data: 10.02.2006
    Il legame tra contributi versati e pensione percepita non va spezzato (altrimenti, per favore, cambiamo la Dini). Io dividerei la riduzione del cuneo fiscale nel seguente modo: 2% in meno per le imprese, 3% in meno per i lavoratori (tutti). I contributi del lavoratore non vanno in busta paga. Vanno, invece, in un fondo pensione. Se il fondo rende il 4,5% all'anno e il PIL cresce al 2%, la pensione del lavoratore sarà la stessa di oggi.
    Risposta:
    E' un'altra riforma, ma sicuramente da studiare. Ricordiamoci comunque che la ripartizione dei contributi stabilita per legge può trasformarsi in una ripartizione molto diversa. Conta il potere contrattuale delle due parti o, più in generale, il modo con cui domanda e offerta reagiscono alla decontribuzione. Cordiali saluti
  • Decontribuzione
    Nome: Giovanni Galli  Data: 09.02.2006
    Come detto da Boeri e Garibaldi con il nuovo sistema previdenziale i contributi previdenziali non rappresentano una vera e propria tassa, ma un accantonamento per la vecchiaia. La decontribuzione, se non compensata da una crescita delle retribuzioni (ma in questo caso non vi sarebbero effetti sul costo del lavoro), equivale in realtà ad una riduzione del salario reale percepito dai lavoratori (anche se differto nel tempo). Ma vogliamo veramente ridurre i salari? Sono comunque perfettamente d'accordo sull'abolizione del secondo modulo della riforma fiscale del governo Berlusconi per ridare maggiore progressivita al sistema fiscale.
    Risposta:
    Grazie del contributo. La decontribuzione per questi lavoratori non si accompagnerebbe ad una riduzione delle loro pensioni future, dato l'operare dei minimi.
  • E se si autofinanziasse?
    Nome: Massimo Sainati  Data: 09.02.2006
    E' ovvio che faccio riferimento ad elementi complessi che sicuramente faranno parte di altri contributi, supportati da qualche elaborazione econometrica. Però forse sarebbe stato interessante sin da subito dire qualcosa di più sugli indubbi aspetti positivi di una tale manovra, tanto sul lato dell'offerta come della domanda. Mentre del primo aspetto viene fatto cenno, il secondo non compare. E' logico aspettarsi un relativo o considerevole effetto positivo data l'alta propensione al consumo dei salariati a basso reddito, derivante dai soli nuovi assunti qualora la decontribuzione andasse a solo vantaggio delle imprese, dalla totalità dei salariati a basso reddito qualora parte della decontribuzione fosse a vantaggio degli stessi. In ogni caso, combinando gli effetti positivi sull'offerta e quelli sulla domanda, di tante manovre che vengono spacciate come capaci di autofinanziarsi, forse questa sarebbe capace di non andarci tanto lontano, soprattutto qualora per la sua entità ricercasse un effetto di "shock" sul sistema. Ma è necessario avere qualche dettaglio in più. Grazie per il contributo di tutti Voi al ns paese.
  • Previdenza e decontribuzione
    Nome: Riccardo Puglisi  Data: 09.02.2006
    Le proposte di Boeri e Garibaldi a proposito del modo di attuare la decontribuzione mi sembrano fattibili e convincenti. Comprendo i problemi di compatibilità con il regime previdenziale di tipo contributivo, ma una soluzione possibile mi sembra la seguente: se la decontribuzione dei salari più bassi è finanziata con tasse più alte sulle rendite finanziarie, si potrebbe specificare che questo contributo aggiuntivo va direttamente a finanziare il monte contributivo di questi lavoratori. A prescindere dal fatto che questi lavoratori siano vicini al trattamento minimo di cui discutono Boeri e Garibaldi. E' vero che in questo modo si inserisce un elemento non del tutto omogeneo con il sistema previdenziale contributivo, ma si tratta di un elemento che da un lato è trasparente dal punto di vista contabile, e dall'altro è piuttosto coerente con una politica concreta di solidarietà sociale. Riccardo Puglisi
  • E la lotta all'evasione?
    Nome: Massimo Marnetto  Data: 09.02.2006
    Concordo con la necessità di selezionare l'intervento decontributivo, anche per il messaggio riequilibrante - e quindi politico - che avrebbe. Circa le coperture, vedo margini significativi nel recupero dell'evasione fiscale, anche se è noto che questa azione ha due limiti: la non quantificabilità delle entrate e la necessità di tempi medi per produrre i primi effetti. Entrambi questi elementi di incertezza la rendono inopponibile alla certezza di una spesa come quella in questione. Tuttavia, una relazione tra i due provvedimenti non può dirsi arbitraria e quindi - con le cautele predette - penso sia spendibile. Con l'ulteriore vantaggio di un rinforzo reciproco dei due provvedimenti, nella linea di una decisa inversione di tendenza prodiana, verso una maggiore giustizia fiscale. E quindi, sociale.