Logo stampa
 
 
 

Commenti

Il campionato accademico

di Gianni De Fraja, Categoria , Scuola e Università, Data 08.02.2006
In Gran Bretagna ci si prepara al Research Assessment Exercise del 2008, il quinto della serie. Un sistema ormai collaudato e condiviso che assegna le risorse alle università in base al punteggio ottenuto nella valutazione. L'Italia ha cominciato nel complesso bene. Si tratta ora di continuare, seguendo i principi che spiegano il successo del sistema inglese, pur considerando alcune differenze importanti. In particolare, va ampliata la base dei ricercatori sui quali si effettua la valutazione. E gradualmente deve crescere la dipendenza tra risorse e performance.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • E la didattica?
    Nome: Mario Strada  Data: 11.02.2006
    Il quadro che emerge e' molto positivo. Mi domando se, ad avviso dell'autore, vi sono state delle conseguenze negative di questo processo radicale di modificazione iniziato a meta' degli anni '80 (a parte i problemi legati alle modificazioni stesse verso il meglio: storie personali, universita' ed istituti in disarmo ecc.). Inoltre, che peso ha avuto tutto cio' sulla didattica? Solo positivo per le ricadute della ricerca effettuata, o anche negativo per i criteri di finanziamento finalizzati soprattutto alla ricerca?
    Risposta:
    Un po' di "short-termismo" c'è stato: la gente si preoccupava di avere le quattro pubblicazioni, e poteva evitare di seguire filoni rischiosi. Ma questo non influenzava i migliori ricercatori, comunque motivati da altri incentivi (premi nobel, riconoscimenti internazionali e così via). Sul secondo punto. La didattica è sempre stata un po' la cenerentola: tra un ricercatore bravo che non sa insegnare e un ottimo docente che pubblica in modo mediocre, dipartimenti e università hanno molto spesso scelto il primo, anche prima del RAE. Il RAE non ha avuto effetti sulla didattica, perchè ha ridistribuito i fondi della ricerca tra atenei, senza alterare il rapporto di fondi tra didattica e ricerca alivello nazionale. Le cose sono cambiate negli ultimi anni, sia per la cresente importanza degli studenti stranieri, sia per il fatto che gli studenti britannici pagano le tasse: un docente che non insegna bene viene richiamato dal preside o direttore di dipartimento. L'effetto della misura diretta della didattica (il QAA) è stato, a mio avviso, meno importante.
  • RAE vs VTR
    Nome: Alessandro Figà-Talamanca  Data: 09.02.2006
    1)L’effetto (e forse lo scopo) principale dei RAE britannici è stato quello di ripristinare, a posteriori, la distinzione, in termini di rapporto tra finanziamento ordinario e numero di docenti, tra le università che erano tali anche prima del 1992 e le università che prima del 1992 erano istituzioni parauniversitarie denominate Polytechnics, che producevano, e presumibilmente producono, circa la metà dei laureati. 2)Gli effetti più sgradevoli dei primi RAE, sono stati corretti dalla “devolution” che ha evitato che le università scozzesi si confrontassero con quelle inglesi. Possiamo immaginare simili problemi e simili soluzioni anche in Italia? 3)L’effetto “campionato”, cioè la graduatoria, è stato giudicato negativo dalle autorità inglesi, che infatti per il prossimo turno degli RAE hanno previsto un esito in termini vettoriali piuttosto che scalari, rendendo impossibile una graduatoria univoca. Al contrario nella VTR italiana si è puntato direttamente ad una “graduatoria” che ha interesse solo giornalistico. 4)Già nell’ultimo RAE non era più possibile per un’università avvalersi della ricerca dei precedenti 5 (7 per le materie umanistiche) anni di un docente assunto all’ultimo momento. 5) Con riferimento ai RAE già effettuati, non sembra che il rapporto tra numero dei “prodotti” presentati e numero dei docenti sia stato maggiore in GB che in Italia, tenuto conto che le sedi hanno spesso preferito rinunciare al maggior finanziamento conseguibile presentando un maggior numero di docenti buoni, ma non eccezionali, pur di conseguire, con pochi docenti eccezionali, un punteggio molto alto. Le nuove regole, ancora da sperimentare, possono cambiare la situazione, ma non la cambieranno nelle molte sedi, eredi dei Polytechnics, dove la maggioranza dei docenti non è attiva nella ricerca. 6)Gli RAE e l’abolizione della scala stipendiale hanno aumentato le spese per il personale docente universitario in GB. Sarebbe accettabile questo effetto in Italia?
    Risposta:
    1)Sono senz'altro d'accordo. C'era, ed è rimasta, una chiara gerarchia data dal prestigio e dalla qualità della ricerca, che corrisponde piuttosto fedelmente alla divisione tra università e polytechics (nuove università). Ci sono però "promozioni", ad esempio, in Lingua e letterature Inglese cinque dipartimenti in università nuove hanno ricevuto una graduatoria di 5 o più nel 2001. 2)Le università scozzesi continuano a confrontarsi con quelle inglesi: la competizione per i fondi per la ricerca è nazionale, i vari funding councils nazionali possono fare aggiustamenti basati su condizioni locali, ma Edinburgo e Nottingham giocano con le stesse regole, sono valutate dalla stessa commissione in ogni area, e il finanziamneto segue fondamentalemte gli stessi criteri. 3)Vero, al governo non piacciono le classifiche. La graduatoria univoca era, in teoria, difficile anche prima, visto che c'era un numero (la qualità media) e una lettera (la percentuale di ricercatori attivi sul totale di staff accademico). Anche con il nuovo sistema, i giornali (e i siti web usati da studenti stranieri) faranno sicuramente una classifica di università basate sulla media; il motivo per cui si è passati al sistema vettoriale, è per ridurre l'incentivo a escludere ricercatori attivi, ma deboli, per scattare di un gradino. In ogni dipartimento ci sono state riunioni a non finire, su chi lasciar fuori e chi mettere dentro: queste erano demoralizzanti per gli individui in questione, e una perdita di tempo per tutti gli altri. Secondo me la formula attuale (che differisce da quella del CIVR solo nell'assenza di una misura aggregata ufficiale) è migliore. 4)Vero: nel RAE 2001 un docente assunto nell'anno precedente contava metà nel precedente dipartimento e metà in quello nuovo. Questo è però stato abolito: per il prossimo RAE conta che è in ruolo il 31/10/2007: si misura lo stock del capitale umano in un certo giorno. 5)Vero anche questo: nel prossimo RAE inserire una persona con zero output o non inserirla non farà alcuna differenza. Penso che verranno perciò inserite più persone. Val la pena di notare, però, che c'è sempre stata una forte correlazione positiva tra punteggio di un dipartimento e percentuale di ricercatori presentati: le università migliori hanno sia ricercatori migliori, sia una percentuale più alta di ricercatori attivi. 6)Non saprei, dipende dal bilacio pubblico e dalla volontà politica di pagare di più per ricerca di alta qualità. La mia percezione è che un professore universitario abbia, in Italia, meno potere di acquisto, ma più prestigio sociale che un professore in UK (si lamentava un mio amico ricercatore, avendo scoperto che la paga di base di un soldato semplice nel nuovo esercito volontario sarebbe stata più alta della sua!). La mia impressione è anche che, come qui, vi siano aree di ricerca in cui è molto più difficile assumere a livello internazionale che in altre, e che quindi differenzire le scale tra disciplina e disciplina potrebbe offire incentivi senza gravare troppo sul bilancio publlico. Certo l'autonomia universitaria di cui tanto si parla dovrebbe permettere agli atenei di fare almeno questo piccolo passo. Ma direi che è un punto che merita un dibattito tutto a sè.