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Lo tsunami dell'università italiana

di Francesco Sylos Labini, e Stefano Zapperi, Categoria , Scuola e Università, , Data 23.01.2006
L'anali dei dati demografici dei docenti universitari italiani rivela un numero sproporzionato di coloro che appartengono alla fascia compresa tra i cinquantacinque e i sessanta anni. Il picco anomalo si sposta nel tempo man mano che il personale invecchia, ricordando la propagazione di un'onda solitaria. Il "terremoto" che l'ha provocata è la legge 382/1980 che ha assunto ope legis una vasta classe di figure orbitanti nel mondo universitario. Che succederà tra quindici anni, quando tutti questi professori arriveranno all'età della pensione?
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Le epidemie conseguenti lo tsunami
    Nome: Matteo Olivieri  Data: 29.01.2006
    Risolvere la curva di invecchiamento dei nostri baroni è un problema che investe condizioni sindacali fortissime, come in tutti i campi nel nostro paese. L'uscita di questi protagonisti dalle aule e dai laboratori è un'impresa titanica, persino più difficile del rientro o del mantenimento dei cervelli. I riflessi li conosciamo, voglio citare su tutti l'epidemia di accademismo che colpisce ricercatori, assistenti, associati e soprattutto studenti. Insomma le nuove leve insegnano spesso in maniera obsoleta concetti obsoleti, perchè questo è il metodo impartitogli. Nel campo della ricerca stendiamo un velo pietoso: sarebbe interessante calcolare il rapporto tra fondi destinati allo studio del pecorino e fondi destinati all'idrogeno. All'interno dell'Università, come di tutti gli enti pubblici, c'è oggi un estremo bisogno di monitorare la spesa dei fondi, di rendicontarla, di sfruttarla e rivolgerla al meglio verso risultati palpabili. Il raccordo tra settore tecnico ed amministrativo è spesso una chimera. Perchè non rivolgere le energie dei baroni a un'attività di passacarte che tanto tempo toglie alle giovani menti? Sfido chiunque a definire questa un'attività di poco conto, è oggi forse una delle necessità più impellenti.
  • Qualità e Quantità 
    Nome: Giuseppe Saccomandi  Data: 25.01.2006
    Non credo che i mali dell'università italiana siano una, pur anomala, distribuzione dell'età dei suoi docenti e ricercatori, ma piuttosto la loro qualità professionale e la loro moralità. Soprattutto quello della moralità sembra essere un nodo insormontabile. Non esiste legge o riforma che in Italia non venga gabbata e piegata (qualunque sia lo spirito, l'origine e lo scopo) ai soliti comodi.
  • Tsunami
    Nome: Guido Martinotti  Data: 24.01.2006
    Non penso sia giusto dare la croce addosso alla 382. Il fenomeno della "bolla demografica" nella coorte entrata nel sistema universitario è comune a tutti i paesi che hanno ampliato l'educazione terziaria negli anni '60-'70. Negli USA è stato studiato con molto anticipo (vedi tra l'altro William G.Bowen and Julie Ann Sosa, Prospects for Faculty in the Arts and Sciences, Princeton University Press, Princeton 1989. Ma anche in Italia è stato segnalato dal gruppo di lavoro per la Programmazione universitaria del Piano Triennale 1991-1993 presieduto da Antonio Ruberti, che forse sarebbe giusto citare. La responsabilità non è della 382, ma dei governi che non hanno effettuato nessuna azione di smoothing della curva, favorendo interventi peristaltici con grossi blocchi di concorsi. Il peggio lo ha fatto la Moratti con la famosa "riforma" tanto lodata anche da docenti di sinistra, che provocherà un altro ingorgo di qui a una coorte futura (10-15 anni). Ma il sistema ha una sua capacità di reazione con i posti a contratto (adjuncts nel sistema americano) che tra non molto creeranno notevoli problemi di precariato. Così il governo va in una direzione e il sistema in quella opposta, temo sullo stesso binario.
  • Lo tsunami
    Nome: Paolo Zappavigna  Data: 24.01.2006
    Sono d'accordo sul favorire il pensionamento in età meno avanzata consentendo forme di uscita "morbida" quali contratti di insegnamento, possibilità di ricerca, part time e simili.
  • Lo tsunami nell'Università
    Nome: Giovanni Maglio  Data: 24.01.2006
    Giova ricordare che che la 382/80 ha favorito l'immissione in tempi brevi di molti docenti anche a causa del passaggio da una Università di elité ad una di massa. Per evitare una seconda anomalia si potrebbe agevolare il graduale prepensionamento degli ultrasessantenni offrendo contratti d'insegnamento per 3-5 anni e bandendo concorsi per giovani docenti.
  • Come evitare lo Tsunami
    Nome: Marco Tingoli  Data: 24.01.2006
    Credo che l'unica ragionevole soluzione al problema dell'assunzione di una intera generazione a scapito delle successive, sia quella di evitare che quella più numerosa se ne vada in blocco e per fare questo basterebbe mandarci in quiescenza tra 65 e 70 anni, ciò che già accade in altri paesi avanzati. Questo dovrebbe però valere per tutti, ovvero anche per coloro che a partire dai Provvedimenti Urgenti per l'Università del 1973, hanno condizionato fortemente in più di trenta anni le scelte dell'Università, compreso il ricambio generazionale.