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Un Reddito minimo garantito per l'Italia

di Tito Boeri, Categoria , , Povertà, , Data 17.01.2006
I nuovi dati Banca d'Italia ci permettono di completare la ricostruzione di cosa è successo alla distribuzione del reddito negli ultimi quindici anni. Si avverte sempre più il bisogno di uno strumento di lotta alla povertà universale (basato su regole uguali per tutti) e selettivo (che subordina gli aiuti a verifiche dei redditi e dei patrimoni delle famiglie). Formuliamo proposte precise. Un Reddito minimo garantito, almeno inizialmente, non costerebbe più del secondo modulo della riforma fiscale di cui nessuno si è accorto. E coloro che sono stati sin qui dimenticati da tutti beneficerebbe grandemente di questa misura.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • perchè non credito?
    Nome: conti  Data: 04.04.2006
    Forse ci vuole un po' più di coraggio politico. Partiamo dai principi generali: Costruire una economia di cittadinanza basata sul credito-persona (e non sul debito). Quindi credito di cittadinanza da affiancare a politiche non invasive (dal punto di vista della psicologia sociale) di sostegno al reddito come il reddito minimo di inserimento o di invalidità. Il termine garantito mi sembra da applicarsi al credito piuttosto che al reddito. Come trovare la copertura? Semplicemente negoziando con la Banca d'Italia e (tramite coordinamento europeo) con la BCE la base monetaria sociale che spetterebbe a tutti i cittadini secondo le costituzioni vigenti.
  • Come si misura il benessere?
    Nome: Alessandro Morelli  Data: 07.02.2006
    Da tempo sono convinto, e non sono il solo, che il PIL non è adeguato a rappresentare interamente e da solo un indice attendibile del benessere di un Paese, benché sia indubitabilmente e più facilmente misurabile rispetto ad altre costruzioni di maggiore fantasia. Ritengo però che il progresso del PIL, per fornire una misurazione significativa ai fini del benessere complessivo e non solo della misurazione in termini di valori assoluti, dovrebbe essere sempre accompagnato almeno da un secondo indice: l'indice di concentrazione del reddito. Una evoluzione positiva di entrambi gli indici renderebbe maggiore giustizia ai criteri di equità sociale cui un Paese civile dovrebbe tendere. Se a questa visione più completa si potesse affiancare anche un reddito minimo garantito ed un sistema di rilevazione del grado di copertura dei bisogni fondamentali dei percipienti, sono convinto che sarebbe più sotto controllo la direzione del Paese e sarebbe minore il grado di conflittualità sociale. Qualunque soluzione che non prevedesse una ottimalità di questi parametri potrebbe essere considerata efficace ma non efficiente. La nostra Italia, attualmente, è poco efficace e ancor meno efficiente.
  • differenziali salariali
    Nome: Pierre Giordani  Data: 27.01.2006
    Caro Prof. Boeri, credo si stia perdendo un punto importante. Negli anni in Italia, così come è successo in altri paesi prima, si è assistito ad una paurosa divaricazione della forbice salariale tra i vari livelli retributivi. E’ giusta? Fa bene? Le carriere dirigenziali hanno un peso sempre maggiore nella divisione della torta. Dietro questa tendenza ci sono le solite considerazioni sui meccanismi di incentivi che voi economisti predicate. E' vero sono utilili al fine di spingere il dirigente a produrre valore, ma quando si arriva a questi differenziali di salario tra dirigenza e lavoratore base ci sono una serie di ritorni negativi che non considerate. Cercherò di esemplificarne un paio. Vede, il punto è che voi uomini di cattedra e di politica spesso ignorate quale sia il reale senso della vita comune. Sa quanto arriva a guadgnare un anestesista? Ed un dirigente amministrativo? Le differenze sono mostruose. Ma poi questi incentivi “monetari” sono i soli incentivi possibili? Non sarebbe meglio giocare sul “punire severamente” la deviazione dalla regola, piuttosto che premiare la “non deviazione” con super-premi di produzione? Questa forbice disincentiva i livelli di lavoro piu’ bassi azzoppando la produttività in quasta fascia. Esempio: quando posso mi siedo in una stanza vuota e mi metto ad ascoltare musica godendo al pensiero che sto recuperando sul divario salariale col mio capo. I miei colleghi fanno lo stesso, mio fratello in banca idem. Inoltre si comprime la gran parte della popolazione lavorativa per i quali (compreso me) un incremento del reddito al margine si tradurrebbe in incrementi di consumi. Se riuscissi a guadagnare cento euro in più al mese comprerei piu’ musica, libri ed andrei a nuoto perché ho problemi di schiena ma al momento non me lo posso permettere. Il mio capo che se ne fa di cento euro in piu’ quando ne guadagna gia’ seimila e passa? Cordialmente, Pierre Giorgi
    Risposta:
    Se è per quello ci sono differenze non da poco anche fra stipendi dei docenti universitari e managers. Comunque la proposta del reddito minimo garantito non ha nulla a che vedere con questi divari retributivi. Si tratta solo di prevenire che chi ha salari molto bassi cada in condizioni di indigenza.
  • E la volontà politica?
    Nome: Vito Piepoli  Data: 26.01.2006
    Giusta la proposta del reddito minimo garantito. Resta da capire dove s'intendono inserire questi cittadini. Se nel mondo del lavoro oppure nella società civile (dalla quale quindi si esclude la società incivile o malavita). Premesso che non credo ci si riferisca alla prima opzione, vorrei soltanto far presente che se una condizione di sociabilità fosse garantita da questa proposta credete veramente la società incivile, rappresentata a tutti i livelli politico-economici, si lascerebbe scappare le masse sempre più cospicue di poveri (assoluti e relativi) che sono alla base del loro potere? La storia del Mezzogiorno dovrebbe forse insegnare qualche cosa sulla reale fattibilità, al di là del dato economico, di questa proposta civilizzatrice. Certo poi bisognerebbe anche evitare che la gente spenda tutti i soldi in oggetti alla moda, che nella maggior parte dei casi non appartiene alla produzione nazionale e quindi non si riuscirebbe se non ad innescare per lo meno a rimpinguare il flusso di reddito speso verso le nostre produzioni....ma questo credo sia un altro discorso. La questione principale credo sia proprio una volontà politica molto carente. P.S. Che relazione ha questa sua proposta con la legge d'iniziativa popolare sul reddito minimo d'inserimento, portata avanti dai DS, che giace in Parlamento?
    Risposta:
    Il reddito minimo di inserimento è stato "sperimentato" malamente nella scorsa legislatura ed era rivolto principalmente ai giovani. Non sostituiva le altre prestazioni, come qui proposto. La proposta di legge in questione mantiene questa impostazione e si base sull'autocertificazione anzichè su di accertamenti da parte delle amministrazioni che erogano il sussidio.
  • Reddito Minimo Garantito
    Nome: rob  Data: 25.01.2006
    Trovo il reddito minimo garantito iniquo, inutile e pericoloso. Iniquo perche' sarebbe percepito da proprietari di case, con modestissima pensione di commerciante e milioni in Svizzera, oppure da disoccupati figli di famiglia agiata. Mentre non andrebbe al semplice lavoratore stipendiato, inquilino. Inutile perche' i 400 euro proposti finirebbero dritti in tasca ai commercianti, che potrebbero alzare cautamente i prezzi come hanno sempre fatto in presenza di aumenti salariali. Pericoloso perche' il solo modo di finanziarlo e` quello di aumentare ulteriormente le tasse, fra le piu' alte del mondo, a cui siamo soggetti, mentre l'Europa intera (dalla Scandinavia alla Germania) le riduce. Sarebbe invece interessante un Servizio Minimo Garantito, dove pasti, alloggio e cure di base vengono forniti gratuitamente in strutture idonee. Non provoca inflazione non iniettando nuova liquidita`, non teme abusi perche' i falsi poveri non sarebbero interessati (a differenza dei 400 euro che vengono sempre bene) e non richiede complessi accertamenti patrimoniali, essendo aperto a tutti.
    Risposta:
    Lei dimentica che i) il reddito minimo garantito è sottoposto a prova dei mezzi e, dunque, non andrà alle categorie da lei menzionate, e ii) è associato anche a prestazioni in natura (tipo pasti) che non possono comunque essere fornite indiscriminatamente, come lei propone, perchè fonte di sprechi e perchè le esigenze di minori, non autosufficienti, etc. sono molto diverse. Inoltre non vedo perchè i suoi servizi, a differenza del RMG, non richiederebbero aumenti di tasse. Peraltro non indispensabili. Basterebbe riequilibrare la spesa sociale.
  • R.m.g. per chi?
    Nome: Sospiro  Data: 25.01.2006
    Egregio Prof. Boeri posto che sono d'accordo circa il Rmg mi domando se in realtà, sia in ambito europeo sia nei diversi stati membri, si vada in una direzione opposta rispetto a ciò che lei indica nell'articolo. Infatti la mia sensazione è che si tenda sempre più a limitare i diritti maturati nel mercato del lavoro da parte degli individui e trasferirli invece verso quelli di cittadinanza. Ciò permetterebbe, in un constesto di sempre maggiore presenza di immigrati, in Italia così come in Europa, di eliminare i problemi "fastidiosi" della precarietà così come della coesione sociale e quindi del conflitto sociale. Di fatto mettendo alla porta gli immigrati dal welfare europeo. Ciò garantisce una riduzione del conflitto sociale e un maggiore consenso elettorale. Inoltre i lavoratori immigrati sono sicuramente più deboli nel mercato del lavoro e non hanno la capacità di farsi sentire nella cosiddetta "cabina elettorare". La prego di non considerarla una provocazione piuttosto, credo, come una costatazione della realtà degli ultimi anni in Italia così come in altri paesi europei (es. Francia) dove le manifestazioni sono sempre più caratterizzate da una minore partecipazione ma più radicalizzate. Nella speranza di essere stato chiaro.
  • Bravo sì, ma solo in teoria!
    Nome: Civic  Data: 20.01.2006
    Gentile prof. Boeri, sono d'accordo con lei ma le sue proposte sono valide in teoria, nella pratica avvanteggerebbero i più ricchi. Faccio parte di una famiglia con 2 redditi da lavoro dipendente, arriviamo senza agi alla fine del mese. Eppure per lo Stato, siamo ricchi, ricchi. Il suo RMG andrebbe a finanziare i "poverelli", i commercianti, i lavoratori in nero, le migliaia di titolari di ditte individuali. Ma lei l'ha mai letto un bilancio di un'impresa italiana? Fa ridere! Il vero problema della finanza pubblica in Italia è l'emersione della base imponibile! Senza risolvere prima questo nodo le sue tanto auspicate riforme sarebbero inutili, anzi dannose, perché andrebbero a favore di tutti quei poveretti con BMW e casa al mare (e ce ne sono tantissimi mi creda). Troppe distorsioni e ingiustizie. Mi piacerebbe una sua risposta in merito. Con stima, suo Civic
    Risposta:
    L'economia sommersa non esiste solo in Italia. Anche in paesi con un'evasione fiscale più estesa della nostra esistono redditi minimi garantiti. Sono stati sperimentati anche in paesi molto più poveri, in America Latina. Si tratta di fare accertamenti delle disponibilità andando al di là delle dichiarazioni dei reddditi, ma analizzando i consumi e i beni di proprietà delle famiglie che fanno richiesta del trasferimento. Cordiali saluti
  • Sono d'accordo!
    Nome: Alberto  Data: 20.01.2006
    Il reddito di ultima istanza deve servire per aiutare l 'industria ad avere lavoratori a costo zero o a costi Cinesi, solo così l'Italia può ripartire. Mi spiego: dare 300euro a chi non lavora, dare 700-800 euro (lo stato finanzia con sgravi fiscali) all'azienda che dà lavoro a un disoccupato, o una persona in mobilità. Dove trovare i soldi? Aumento tasse 2ª casa, attuali ammortizzatori sociali e aiuti alle aziende riformati, aumento del Pil da esportazione perchè le aziende si trovano ad avere lavoratori a costo dimezzato. Questo è il nuovo miracolo economico, sostenere disoccupati e aziende in un colpo solo, aumentando il know-out nazionale. Meditate, fate due conti e poi ditemi cosa risulta. Saluti
  • Fasce di povertà e criteri di concessione del sussidio
    Nome: Matteo Olivieri  Data: 19.01.2006
    Osservando i dati proposti nell'analisi citata dal prof. Boeri ci si accorge, dall'esperienza di spesa e di reddito di un normale cittadino, di come oltre alla fascia di povertà spesso causata dalla mancanza di un lavoro ne esiste un' altra dovuta all'erosione del potere di acquisto ed un'altra ancora dovuta ai casi particolari. Con ogni evidenza se si parla di Reddito minimo garantito è necessario semplificare sui criteri di selezione: il disoccupato proprietario di un immobile è povero per la mancanza di liquidità che spesso non apre prospettive di investimento in formazione, attenzione alla professionalità o semplice spirito di iniziativa nella ricerca del lavoro. Il meccanismo di perequazione su base locale inserirebbe un ulteriore semplificazione nei criteri, delegando le amministrazioni locali nell'erogazione e nel cofinanziamento delle condizioni disagiate, frenando la bieca assistenza con una riduzione dei premi. L'esclusione delle altre due fasce di povertà si potrebbe limitare con interventi diversi, con i patti per l'affitto comunali e misure che limitino l'erosione del potere d'acquisto. Infine ricordo che tra i tanti motivi per cui nell'Occidente del mordi e fuggi, dell'evasione e della poca legalità (non a caso sono Italia e Grecia gli unici due paesi a latitare sul rmg) la disponibilità di poveri perchè senza alcun reddito fa comodo a chi si arricchisce sul lavoro nero, sulle attività malavitose e su ogni genere di posizione dominante nella contrattazione del salario. Dare a queste fasce una possibilità di integrazione o sussistenza limitirebbe più di ogni altro strumento il ricorso al cappio al collo. Auguri prof. Boeri, auguri rmg
  • Come attribuirlo?
    Nome: Olimont  Data: 19.01.2006
    Egregio Prof. Boeri, condivido senza riserve l'idea esposta nel Suo articolo, ma Le segnalo l'eterno e anomalo problema italiano, quando si tratta di attribuire benefici (o esenzioni) economiche legate al reddito: l'evasione e elusione fiscale, concentrata nelle ben note categorie, che porta come conseguenza non solo un minor gettito fiscale, ma anche una sperequazione nell'attribuzione dei benefici che facilmente possono essere attribuite in modo distorto (vedasi chi sono gli aventi diritto ai posti gratuiti negli asili). E' quindi un cane che si morde la coda: chi evade "sembra" più povero e riceve benefici. Chi è "inchiodato" dal lavoro dipendente, guadagna di meno, paga più tasse e corre il rischio di "finanziare" strumenti di sostegno economico che vanno a.... chi evade le tasse e appare povero o nullatenente. Quindi gli strumenti di sostegno economico basati sulla rilevazione del reddito non possono correttamente operare senza una contemporanea, sostanziale (e improbabile) riduzione dell'evasione fiscale.