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Commenti

Il mercato*

di Giuseppe Bertola, Categoria Libri, Data 28.12.2005
Tra gli economisti c'è chi pensa che il mercato sia in grado di risolvere tutti i problemi, ma tra la gente comune, i politici e gli intellettuali sono moltissimi a percepirlo come una fonte di preoccupazioni. In realtà è un meccanismo potente, che non può risolvere tutto, ma può migliorare la nostra vita. Ma è anche un meccanismo complesso e delicato, che va compreso per essere apprezzato e che, come altri canali di interazione sociale e come i fenomeni naturali, per esserci utile ha bisogno di regolazione e manutenzione. Per i lettori de lavoce.info un estratto, già pubblicato a suo tempo come anticipazione, dell'ultimo libro di Giuseppe Bertola.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Il mercato è un'invenzione umana
    Nome: Emanuele Santanché  Data: 19.01.2006
    Quanto da Lei esposto è perfettamente valido delle assunzioni dell'economia quale la conosciamo da due secoli a questa parte. Tali assunzioni partono dall'ipotesi che il benessere sia definito da una quantità di beni disponibile al minor costo possibile. Tali assunzioni sono un'invenzione dell'Umanità e come tali possono essere da essa cambiate nel momento in cui ci si accorge di alcuni problemi che esse pongono. Non si tratta di verità tautologiche ma di assunti cambiando i quali tutto ciò che ne consegue va di conseguenza rielaborato. Se tali assunti sono serviti a produrre un certo tipo di benessere, è anche vero che hanno creato anche molti problemi. E l'ipotesi di un consumatore il cui unico obiettivo sia quello di massimizzare la disponibilità di beni al minor costo non è più vera. Un esempio banale: per molti è preferibile avere una minor disponibilità di beni ma salvaguardare un bene non commerciale qual'è il rispetto dell'ambiente, piuttosto che avere più beni a disposizione ma inquinando. Cadendo l'assunto, cadono anche le conseguenze. Quindi essendo il mercato un'invenzione umana, il mercato può cambiare e cambierà nonostante le resistenze di chi purtroppo soffre di ossessione per l'accumulo di ricchezze.
  • il mercato porta al monopolio?
    Nome: Davide Schenetti  Data: 07.01.2006
    Parlo da profano, ma se il venditore di acqua di Torino abbassa i prezzi per reagire alla concorrenza dei venditori d'acqua delle altre città e poter vendere di più, ad un certo punto i prezzi scendono sotto al livello in cui gli altri venditori possono guadagnare qualcosa, perché ai costi che hanno tutti di imbottigliamento si sommano quelli di trasporto. Se è così allora si può dire che il mercato tende al monopolio?
  • mercato e limiti al mercato
    Nome: daniele nepoti  Data: 03.01.2006
    Caro Professore, l'articolo è in sé impeccabile come immagino lo sarà il libro. L'unico appunto, del tutto sostanziale però, è che traspare chiaramente la "solita" mistica "mercatara" seppur temperata da quel "può" riferito ai miglioramenti per la vita di ciascuno ottenibili da un miglior funzionamento del mercato. Mistica nel senso che argomenti e ragionamenti attorno e a favore del mercato tendono non solo, come rilevato da altri, a concentrarsi sul rapporto lineare impresa-prodotto-consumatore (mediato dal prezzo) trascurando, per esempio, società e ambiente che vengono coinvolti o sconvolti dall'attuarsi di quel rapporto. Ma anche perché trascurano il fatto banalissimo per cui il miglioramento della vita dipende da una tale varietà di fattori per i quali non sempre è detto che la miglior soluzione sia il funzionamento ottimo del mercato. Al contrario, talvolta può essere conveniente, in termini di qualità della vita, che qualcuno (lo Stato, in genere) provveda a limitare lo sviluppo del mercato in alcuni settori (l'esempio della sanità o dell'istruzione sarebbe troppo facile). Dove porre il confine tra limiti o spinte al mercato è questione evidentemente politica e non economica. Ci sono paesi in cui, per le ragioni più diverse, il mercato ha meno spazi che altrove (quelli, per usare una vecchia definizione, di "capitalismo sociale di mercato") e lo Stato, al contrario, gioca un ruolo più "pesante" in ecomomia. Di solito si tratta di quei paesi, guarda un po'!, perennemente in testa alle classifiche degli indici di sviluppo umano e di qualità della vita. Strano, no?
  • Esternalità
    Nome: Claudio Resentini  Data: 03.01.2006
    Egr. professore, la sua descrizione della teoria del mercato dimentica un aspetto fondamentale che pur inscrivendosi sempre in un’ottica economica credo vada considerato. Si tratta dei cosiddetti “fallimenti del mercato”, tra i quali si è soliti annoverare, oltre ai monopoli, da lei citati, e altri, le cosiddette “esternalità”, negative e positive. Nell’esempio dell’acqua minerale, oltre al rischio di incidenti, si dovrebbe considerare come esternalità negativa l’inquinamento derivante dal trasporto. Non è cosa da poco se si considera che il modello consumistico occidentale non spreca solo risorse economiche, ma anche risorse ecologiche primarie non rinnovabili, come l’aria, e che per questo motivo non è affatto esportabile come si pensa di solito: se lo immagina cosa sarebbe della nostra atmosfera con un miliardo di cinesi con l’automobile? Senza contare le risorse “sociali” … ma il discorso sarebbe lungo. Comunque lasci stare Grillo come “maitre à panser” e si rivolga a ben altri pensatori, che di sicuro conosce bene, come Karl Polanyi o Andrè Gorz per i quali semplicemente la “società di mercato” è un’antinomia, una contraddizione in termini. Vedrebbe ciò che le lenti economicistiche nascondono alla vista, vale a dire la prevaricazione dell’uomo (ricco) sull’uomo (povero), GRAZIE al mercato e non, come pensano gli economisti, NONOSTANTE il mercato. Non me ne voglia se magari le ho fatto un torto fraintendendo il suo pensiero: se ho letto di corsa il suo testo è colpa di un mercato, quello “indecente” del lavoro, sul quale sono costretto a vendere quanto di più prezioso posseggo: il mio tempo. D’altra parte, ad ognuno il suo mestiere. A lei, esperto ed economista di vaglia, quello di “consigliere del principe” e difensore dei dispositivi istituzionali che preservano lo status quo. A me, semplice operatore socio-culturale ed orientatore, quello di “consigliere del popolo” e difensore delle persone da quegli stessi dispositivi. Cordiali saluti.
  • le esternalità negative
    Nome: giuseppe zito  Data: 03.01.2006
    Volevo solamente fare una precisazione, nell'articolo commentando la proposta volutamente polemica di Beppe Grillo non si tiene in conto di un concetto fondamentale nella analisi microeconomica, quello di esternalità negativa. Nell'esempio fatto dell'acqua minerale, credo, la presenza di tali esternalità sia rilevante, a cominciare dal danno ambientale creato dai camion adibiti al trasporto.Tra i costi sostenuti dall'"esportatore" bisognerebbe conteggiare anche questi costi,sostenuti in realtà dalla collettività!Comprerò il libro, spero lo facciano anche i vari finanzieri e politici dei nostri giorni.
  • Il mercato* ... delle merci.
    Nome: maurizio  Data: 31.12.2005
    Ho l'impressione che nell'articolo non venga preso in considerazione l'impatto che il mercato ha sugli stipendi e contratti dei "lavoratori che lavorano" per le imprese in concorrenza, ma probabilmente non era quello lo scopo dell'autore. Tralasciare pero' un'analisi della concorrenza basata "anche" sul costo del lavoro mi sembra pero' immaginare che l'economia sia costituita solo da "un mercato" del quale fanno parte unicamente produttori e consumatori - analisi a mio avviso un po' riduttiva.
  • ...se fosse così facile...
    Nome: Berardo Guzzi  Data: 30.12.2005
    E' indubitabile quanto esposto nell'articolo. Tuttavia, come nei suoi commenti magari Grillo manca di analisi economica approfondita, non è possibile tralasciare quanto sia inefficace in Italia il controllo della concorrenza. Guardandomi attorno, tralasciando il caso specifico delle acque minerali, ma affrontando il caso più serio e costoso per i consumatori delle utenze(telefono, internet, energia elettrica, assicurazioni, banche etc.), non è possibile dire che ci si trovi in un mercato di vera e propria concorrenza. Che dire poi degli accordi tra le imprese, i famosi cartelli di imprese, cose sulle quali non ho mai sentito l'antitrust intervenire seriamente. E poi, quand'anche l'antitrust dovesse intervenire, quali le sanzioni, dove i rimborsi? Non è contro il mercato che molti si scagliano, bensì contro la distorsione del nostro mercato ormai vecchio, logoro nelle produzioni come nei mezzi di produzione.
  • costi nascosti
    Nome: A. Moretti  Data: 29.12.2005
    Condivido 'scientificamente' l'articolo ma che ne è dei costi nascosti? Dato che ad esempio trasportare libera C02 in atmosfera, si è poi costetti ad ammettere che: "Secondo un Rapporto dell'Unep, l'Agenzia delle Nazioni Unite per l'Ambiente, i costi dei cambiamenti climatici ammonteranno nei prossimi 10 anni a circa 150 miliardi di dollari l'anno. Ciò potrebbe comportare il rischio di insolvenza per le compagnie di assicurazione, i servizi finanziari e le banche. Due colossi delle riassicurazioni, Swiss Re e Munich re hanno stimato che nel 2002 i 700 diversi eventi catastrofici che si sono verificati sul Pianeta hanno provocato 11 mila vittime e causato perdite fra i 45 e i 55 miliardi di euro. Il 50% in piu' rispetto al 2001." Chi pagherà per questo? I consumatori naturalmente. Perchè questo non viene mai preso in considerazione?