Logo stampa
 
 
 

Commenti

Declino e caduta di Fazio: il buio oltre la siepe

di Alessandro Penati, Categoria , Finanza, Data 22.12.2005
Fazio è stato il perfetto interprete di un'economia che privilegia il valore delle relazioni rispetto alle forze del mercato, la discrezionalità alla trasparenza delle regole, il dirigismo alla concorrenza, e che usa il pretesto della difesa dell'italianità per proteggere interessi costituiti. Il sistema bancario è stato gestito, con il consenso di molti, con le stesse logiche di molti altri segmenti del nostro sistema economico. Senza una precisa volontà politica, non basterà a mutare questo stato di cose una migliore governance della Banca d'Italia.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Riformare la Banca d'Italia
    Nome: giuseppe  Data: 03.01.2006
    Luigi Zingales sull'Espresso (n.52) sostiene che l'intera dirigenza della Banca d'Italia deve essere sostituita perchè, complice Fazio, non è rimasta al passo coi tempi. L'opinione va sicuramente condivisa; per esperienza diretta posso solo aggiungere che con Fazio si è andato completando quel disegno perverso che ha portato nel giro di pochi anni al graduale allontanamento dai vertici della Vigilanza del personale più qualificato professionalmente e la sua sostituzione con elementi provenienti dal Servizio Studi e quindi con uomini avvezzi più all'econometria ma del tutto digiuni di diritto e di contabilità bancaria. C'è da augurarsi che il nuovo Governatore sappia procedere con sollecitudine al necessario ricambio della dirigenza favorendo all'interno dei Servizi della Vigilanza l'accesso alle posizioni di vertice al personale dotato delle necessarie competenze professionali che nel campo delle attività del controllo bancario si formano solo attraverso una approfondita conoscenza della contabilità e della tecnica operativa bancaria.
  • Il Consiglio Superiore di Banca d'Italia
    Nome: Marco Arnone  Data: 29.12.2005
    Al testo di Alessandro Penati, che condivido, vorrei aggiungere che, dato il chiaro fallimento della governance interna di Banca d'Italia, specialmente per quanto riguarda il Consiglio Superiore, i membri del Consiglio dovrebbero dimettersi e si dovrebbe procedere alla nomina di membri estremamente competenti e quanto piu' possibile indipendenti.
  • Associazione Banche Cooperative Italiane
    Nome: Giorgio Trenti  Data: 25.12.2005
    Il testo di Alessandro Penati è totalmente chiaro. Aggiungo che sono state segnalate all'Autorità garante della concorrenza e del mercato le intese restrittive della libertà di concorrenza in favore delle banche di credito cooperativo (violazione dell'art. 2 e dell'art. 1 comma 2 della L. 10/10/1990 n. 287). La Banca d'Italia (via Nazionale 91 - 00184 Roma) -che esercita pubbliche funzioni di vigilanza nei confronti delle banche - ha confermato le istruzioni riguardanti la disciplina dell'attività bancaria - in uso già dal 1994 - secondo le quali, nell'ammontare dell'attività nei confronti dei propri soci, sono incluse altre attività, rendendo più facile il rispetto della norma. Essa concede - a tutte le banche di credito cooperativo e senza limiti temporali - di computare - nell'aggregato dell'operatività con i soci - anche attività a ponderazione zero (prive di rischio) che non riguardano i soci. Solo con questa deroga, le banche di credito cooperativo sono poste in grado di rispettare la condizioni d'operatività prevalente con i soci, disposta dall'art. 35 del testo unico bancario D. Lgs. 1/9/1993 n. 385 e dall'art. 2512 del codice civile.
  • l'università come segmento del sistema economico
    Nome: Alessandro Figà-Talamanca  Data: 24.12.2005
    L'articolo di Alessandro Penati contiene la seguente frase: "Il sistema bancario è stato dunque gestito, con il consenso di molti, con le stesse logiche di molti altri segmenti del nostro sistema economico: l'università è il primo esempio che mi viene in mente". Il paragone è lecito, e forse anche calzante per gli anni in cui la gestione del sistema universitario era affidata ad un omonimo del Governatore Fazio (negli anni successivi, con poche eccezioni, ha prevalso il non governo del sistema). Non è invece condivisibile la premessa secondo la quale l'università sarebbe un segmento del nostro sistema economico. Questa premessa dogmatica rende impossibile un'analisi empiricamente fondata del sistema universitario. Essa sembra avere solo lo scopo provocatorio di precludere qualsiasi dialogo con il mondo accademico, anche quello più attivo ed impegnato. Contribuisce quindi alla conservazione.
  • Vorrei, vorrei...
    Nome: michele  Data: 24.12.2005
    E' il ritornello sotteso a tanti commenti sulla vicenda delle scalate bancarie, di Fazio, della necessità di regolamentare i mercati (industriali, finanziari ecc.), commenti caratterizzati da vocazione pedagogico/evangelica più che da coerenza logica.Mi limito a porre una domanda: perchè in questo paese le regolamentazioni attese e invocate non sono mai - dico mai in sede storica - efficaci? Centrosinistra o centrodestra, popolarismo democristiano o craxismo, manca sempre qualcosa e, singolarmente, quel qualcosa è spesso il particolare - più o meno visibile - che condiziona tutto. La continuità dei nostri scandali finanziario/industriali dura da decenni. L'intreccio improprio, a volte una vera e propria collusione, tra poteri e interessi che dovrebbero esser separati e agire almeno da parziale contrappeso altrettanto. La contiguità abnorme tra gruppi di potere politico e altri poteri non è mai messa realmente in discussione, anzi: spesso viene auspicata o tollerata nei fatti mentre la si contesta a parole. Il teatrino della politica, detto senza accento qualunquistico ma intendendo proprio lo spazio della sua rappresentazione, non è quindi l'unico. Il livello di trasparenza del nostro paese, nei suoi gangli vitali, è penoso, ma probabilmente costituisce un dato peculiare delle sue condizioni di esistenza. Noi invochiamo regole che altrove vigono per recuperare la nostra qualità competitiva, ma non è che la nostra competitività precaria - in realtà - si regge proprio sul misconoscimento di quelle regole e su un sistema "informale" che, più che ideologicamente criticato, dovrebbe prima esser analizzato nella sua funzionalità concreta? L' analogia forse è spinta, ma constato che altri paesi fondano le proprie condizioni di sopravvivenza/ competitività globale su mix di condizioni "non ortodosse", ma che funzionano per quanto serve. Forse non apparteniamo più da troppo tempo al contesto culturale/economico/sociale cui crediamo di esser storicamente omologhi?
  • Class-action
    Nome: piero1938  Data: 23.12.2005
    Come evidenziato da altro lettore, nella nuova legge a tutela del risparmio deve assolutamente essere prevista anche la "class-action", se non vogliamo vanificare le possibilità di difesa dei diritti dei risparmiatori di minoranza. A mercato "nuovo", regole "nuove", altrimenti resteremo sempre al rimorchio.
  • Ma... la class action?
    Nome: Fred® da Roma  Data: 23.12.2005
    Apprezzo molto l'equilibrio (non facile) di molti articoli de "La Voce" sulle recenti, drammatiche, vicende finanziarie. E' chiaro ormai che molti dei "guasti" derivano dalle Regole e da CHI le ha scritte. Tra le tante presenti nella prima bozza del DDL Risparmio e poi scomparse o emendate/stralciate grazie all'opera nefasta delle lobby finanziarie presenti in Parlamento, una sta molto a cuore dei risparmiatori: la Class Action ("cause collettive"). Purtroppo non se ne parla più. Eppure è una di quelle "regole" che, nei Paesi anglosassoni, è stata la chiave di volta per ottenere equi risarcimenti per il c.d. "risparmio tradito". Un modo piuttosto rapido ed efficiente per "chiedere scusa" ai tanti onesti investitori raggirati anche in quei Paesi. Visto il grande valore aggiunto che "La Voce" dà ai suoi lettori, anche in termini "educational", mi aspettavo che questo argomento venisse ripreso almeno per segnalarne la prematura scomparsa. Anche perché, se non erro, uno "stralcio" che giace in qualche Commissione in realtà, a parte il nome, non ha nulla a che vedere con la vera "class action", made in USA. Grazie per l'attenzione.
  • i piccoli azionisti
    Nome: marco mattarelli  Data: 23.12.2005
    L'articolo di Penati denuncia molto chiaramente le lacune e le carenze del sistema bancario. Da presidente di una associazione di piccoli azionisti quale sono, posso solo aggiungere che è la Politica che deve fornire la soluzione al problema di credibilità in cui siamo sprofondati. Si deve provvedere al più presto a varare la legge sul risparmio e sulla riforma della B.I., introdurre dei criteri di separazione fra banca e impresa, definire degli standard etici degli amministratori delle banche,vincolare al rispetto delle norme del codice Preda anche le aziende non quotate, applicare le direttive europee sugli amministratori indipendenti. Insomma ognuno faccia il suo mestiere: gli imprenditori facciano impresa, reddito, occupazione ed i banchieri facciano banca. Se il groviglio di ruoli in cui è immerso il sistema si scioglierà, allora si ripristinerà, molto lentamente, la fiducia venuta meno e solo se alle parole seguiranno i fatti si recupererà la credibilità perduta, che in finanza deriva soprattutto dalla reputazione delle persone.
  • se gli equilibri di potere mutano!
    Nome: giuseppe zito  Data: 23.12.2005
    Ho solo 22 anni, mi sono appena laureato, non sono affatto un sostenitore di Fazio ma odio vedere le persone passare dagli altari alla polvere nel giro di un attimo. Fazio è sempre stato lo stesso, ma che io ricordi i suoi discorsi fino a qualche mese fa (va dato atto a Tremonti di essere stato il primo a muoversi) erano seguiti come quelli di un oracolo, nessuno fiatava, né gli accademici, né i politici, nè la gente comune: gli italiani nessuno escluso continuano ad essere un popolo di voltagabbana! Ancora una cosa, una scuola di pensiero molto affascinante, la public choice sostiene che nel momento in cui si rompono i giochi di potere e si rovesciano/annullano le rendite, allora si verificano i veri cambiamenti!Speriamo bene, ma a mio modo di vedere non speriamo troppo!