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Il caso Unipol-Bnl tra mercato e autoreferenzialità

di Filippo Cavazzuti, Categoria , Finanza, Data 22.12.2005
La non contendibilità di Unipol non è una buona ragione per impedirle la scalata a Bnl, in un contesto italiano dove non esiste alcun mercato degli assetti proprietari delle imprese quotate. La questione vera è sapere se il nuovo agglomerato disporrà di un cash-flow sufficiente per pagare gli interessi passivi sui debiti contratti, se dovrà alienare asset per rimborsare il debito, se potrà remunerare adeguatamente gli azionisti di minoranza. Mentre l'autoreferenzialità del management delle grandi cooperative rischia di allentare i controlli interni ed esterni.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Ma Unipol distrugge valore
    Nome: Mario Seminerio  Data: 23.12.2005
    La struttura proprietaria di Unipol resta caratterizzata da ampio ricorso alla leva azionaria, esattamente come fatto dai grandi "capitalisti di debito" del nostro paese, passati e presenti. Peraltro, per allungare ulteriormente la leva azionaria, Unipol fa pure ricorso alle azioni privilegiate, senza che gli strenui difensori del diritto delle cooperative a stare sul mercato finanziario abbiano nulla da ridire. Nulla di penalmente rilevante, per carità. Ma basta guardare l'andamento delle quotazioni negli ultimi due anni per constatare che la campagna acquisti dell'attuale vertice di Unipol ha distrutto valore per gli azionisti, con quotazioni che hanno sottoperformato sia l'indice del mercato azionario nella sua generalità, sia l'indice dei titoli assicurativi, italiani ed europei. Attendiamo quindi con ansia l'affermazione del mercato anche in Italia, per poter chiedere conto e rimuovere gli amministratori che non creano valore per i propri azionisti.