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Commenti

Perché una soglia a 15 dipendenti per l'applicazione dell'Art. 18?

di Giuseppe Bertola, e Pietro Garibaldi, Categoria Lavoro, / Relazioni Industriali, Data 11.07.2002
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Art. 18, tra teoria e pratica...
    Nome: Tino  Data: 09.05.2006
    Come sempre in italia la Legge viene applicata per interpretazioni e non sfugge a questa regola l'art. 18. Infatti nel campo dell'edilizia è facilissimo licenziare con questo articolo di legge. Infatti qualche anno fà ho perso anche nel ricorso in Appello, per essere licenziato per fine lavoro....quantunque fossi in questa grande società di costruzioni, inquadrato come Quadro e con mansioni di direttore di cantiere ed un'anzianità di oltre dieci anni. E' bastato trasferirmi in un cantiere in chiusura per aver ragione dal giudice del lavoro ! A 51 anni di età e 32 anni di servizio !
  • eventi sfortunati?
    Nome: Dario  Data: 17.05.2003
    Avrei alcune domande sull’articolo in particolare in riferimento alla frase: “In pratica, l'art.18 tende ad offire ai lavoratori una tutela fortissima contro eventi sfortunati esterni al loro controllo. Fornire ai dipendenti un servizio di questo tipo implica un costo per le imprese, che risultano di conseguenza contrarie alla sua applicazione.” Quali sarebbero gli eventi sfortunati esterni al loro controllo? Ad esempio il fatto che il lavoratore sia omosessuale e il datore di lavoro omofobo? O che il lavoratore si iscriva al sindacato e vuole far valere i suoi diritti, e il suo capo non sia contento di questo, perché è un costo dare le ferie o dare i permessi sindacali? Se si ragiona in questo modo è costo per le inprese anche il mettere delle finestre per far vedere la luce ai lavoratori… ma certi costi non devono essere messi in preventivo dalle imprese, in quanto sanciti dalla legge? Proprio non riesco a capire perché deve essere visto come costo il fatto di non potere licenziare senza giusto motivo: se uno ha eccesso di manodopera può licenziare, ma perché dovrebbe licenziare se la produzione va bene e il lavoratore lavora bene? Poi non riesco a entrare nella logica di monetizzare un licenziamento ingiusto (a meno che sia lo stesso lavoratore a deciderlo): oltre all’attuale condizione del mercato del lavoro in Italia (è difficile trovare un lavoro, pressochè impossibile avere un contratto a tempo indeterminato), si trascura il deterrente che il reintegro ha verso i licenziamenti ingiustificati, cioè se il lavoratore sa che potrebbe essere licenziato (e al massimo avere un risarcimento monetario), sarà in una condizione talemente ricattabile che non oserà (quasi) mai rivendicare i sui diritti, ma anche non fare gli straordinari che il capo gli chiede di fare. Aspetto una risposta Grazie Dario Ballardini p.s: riguardo alla risposta all'ultimo commento, mi chiedo se, per tutelare il posto di lavoro, valga la pena di far perdere un pò di tempo al datore di lavoro per convincere il giudice che è un licenziamento giusto. Secondo me sì. E comunque sarebbe ancora più semplice fare come in Olanda dove per licenziare bisogna avere il via libera del giudice: in questo modo si toglierebbe l'arbitrio al datore di lavoro dando una tutela completa a tutti i lavoratori.
    Risposta:
    Ovviamente gli eventi sfortunati non sono quelli a cui lei si riferisce; che rientrano tutti nella casistica di licenziamento discriminatorio, e quindi nulli. Il problema è il giustificato motivo oggettivo, ossia quei licenziamenti dovuti a cambiamenti nelle condizioni di mercato delle imprese, o quando ad esempio nessuno vuole più comprare i prodotti o servizi delle imprese. Proteggere i lavoratori contro questi eventi , chiaramente esterni al loro controllo, produce un costo per le imprese ed un beneficio per i lavoratori.
  • Art. 18
    Nome: Giovanni  Data: 30.11.2002
    Alcuni commenti sull'articolo di Giuseppe Bertola e Pietro Garibaldi dell'11/7/2002. Si dice che l'art. 18 "tende ad offrire ai lavoratori una tutela fortissima contro eventi sfortunati esterni al loro controllo" e che quindi ciò è un costo per l'impresa. A me sembra che l'art. 18 non sia un costo nella misura in cui gli imprenditori mantengano il pieno diritto di licenziare per motivi legittimi (riduzione della domanda, etc..) mentre a loro dovrebbe poco importare la possibilità di licenziare per altri motivi meno nobili (ma che tutti possiamo immaginare)
    Risposta:
    Quando un lavoratore fa causa all'impresa, il datore deve convincere il giudice che il licenziamento è effettivamente basato su di un giustificato motivo e c'è molta giurisprudenza sfavorevole al datore di lavoro. Dunque il rischio di dover reintegrare il lavoratore è ben presente nella mente di chi licenzia un proprio dipendente. Cordiali saluti Tito Boeri