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Commenti

Tutto quello che non sappiamo della Pac

di Secondo Tarditi, Categoria , Europa, Data 15.12.2005
Non è vero che la Pac è l'unica forma di finanziamento all'agricoltura. Nel nostro paese, per esempio, i trasferimenti "visibili" e "invisibili" al settore sono quattro volte superiori a quelli garantiti dal bilancio dell'Unione. Non dovremmo perciò seguire i francesi nella strenua difesa della Politica agricola comunitaria, ma farci promotori di una sua riforma che incida sulle strutture produttive e riduca i costi di produzione della miriade di aziende agricole troppo piccole per poter utilizzare efficientemente la loro dotazione di terra, capitale e lavoro.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • PAC
    Nome: Martino B.  Data: 21.12.2005
    L'analisi è estremamente interessante e completa. Rimane l'inquietante domanda del perchè non venga fatta propria dai governi. Mi permetto di aggiungere solo una considerazione: portiamo sulle spalle anche la responsabilità di condannare chi vive lontano dal cappello protettivo della PAC al sottosviluppo e non di rado agli stenti. Non vorrei fare del populismo di bassa lega, però credo che bisognerebbe avere la coscienza di cosa comportano le nostre azioni, anche per chi non vive a casa nostra e, magari, ha la pelle di un altro colore.
  • tutto quello che non sappiamo sulla pac
    Nome: Mario Parisi  Data: 20.12.2005
    Se consideriamo gli stipendi dei dipendenti degli enti di sviluppo agricolo, degli assessorati, degli ispettorati agrari, dei caa ecc. il costo complessivo della PAC credo che salirebbe a non meno di 23 miliardi. Sarebbe più economico se dessimo ad ogni agricoltore un sussidio di euro 10.000/anno ed abolissimo tutto il resto, rispariemmo non meno di 5 miliardi, ottenendo maggiori risultati.
    Risposta:
    Grazie per il suo intervento. Capisco il suo stato d’animo. Per essere completi i costi amministrativi cui lei accenna, da un lato dovrebbero essere analizzati meglio per considerare solo quelli direttamente legati alla PAC, dall’altro bisognerebbe includere anche i costi amministrativi che lo stato sostiene per esigere i fondi del bilancio pubblico che vengono poi spesi nella politica agricola. Questi costi legati al prelievo fiscale sono ovviamente sostenuti per ogni spesa pubblica, non solo per la PAC. L’alto ammontare di spesa pubblica nel settore agricolo lascia perplessi, comunque è fortemente criticabile solo quando le risorse pubbliche sono spese male, senza vantaggi proporzionalmente elevati per gli agricoltori e con un danno complessivo per la collettività. Su questo tema di fondo valgono le considerazioni già espresse nelle risposte ai precedenti commenti di Massimo Giannini e Massimo Sainati.
  • Tre dati basterebbero per capire la PAC
    Nome: Massimo Giannini  Data: 17.12.2005
    L'agricoltura nell' Unione Europea a 25 paesi - impiega meno del 5% della forza lavoro - rappresenta meno del 2.5% del PIL ma - assorbe ancora il 46% del budget comunitario. Se qualcuno ancora nega l'inefficiente allocazione delle risorse o é in malafede o fa semplicemente politica senza alcuna analisi economica, in particolare una qualsiasi analisi costi/benefici. Non si vede come in presenza di risorse scarse la priorità venga ancora data all'agricoltura. Dire che la PAC passerà al 30% del budget comunitario entro il 2013 é poco ambizioso soprattutto quando i benefici per uno smantellamento della PAC sono a livello Europeo e mondiale superiori ai costi...
    Risposta:
    Grazie del commento. Per evitare di incorrere in grossolane semplificazioni, come fanno spesso i sostenitori della PAC, dobbiamo però fare le opportune distinzioni fra le svariate forme di intervento pubblico utilizzate dalla politica agricola. La tabella (in allegato all'articolo n.d.r) tratta da “Annuario dell’Agricoltura Italiana 2004” dell’Istituto Nazionale di Economia Agraria (INEA), appena presentato il 19-12-05 al Ministero dell’Agricoltura, ci offre un quadro molto utile, ancorché parziale delle principali forme di intervento. Le spese più discutibili sono i tre miliardi e mezzo di aiuti alla produzione, a cui occorre aggiungere una cifra certamente maggiore (sui 5 miliardi per l’Italia) di trasferimenti al settore ottenuti attraverso la protezione del mercato comunitario, valori calcolati ogni anno dall’OCSE per l’Unione Europea nel suo complesso. Questi aiuti in parte sono ancora legati alla produzione, ed in quanto tali distorcono i prezzi di mercato e sono responsabili della maggior parte degli sprechi di risorse attribuibili alla PAC. Generano infatti una logica perversa di investimenti sbagliati da un lato e di misure volte a limitare la produzione dall’altro. Per la parte di aiuti e trasferimenti che si sta “disaccoppiando” in questi anni dalla quantità prodotta sorge il problema della loro giustificazione logica e della sbagliata ridistribuzione del reddito che generano. Perché consumatori e contribuenti dovrebbero trasferire questo danaro agli agricoltori più ricchi senza alcuna chiara motivazione, ed in proporzione al livello di sostegno dei prezzi di mercato goduti nei decenni scorsi? E’ evidente che le giustificazioni “ambientali” portate ufficialmente a difesa di questi trasferimenti non reggono in nessun modo. Le politiche agro-ambientali devono essere mirate e proporzionate ai benefici che generano per la collettività, benefici che non hanno alcuna relazione con gli aiuti e trasferimenti in questione e che sono in larga parte già oggetto di politiche agro-ambientali specifiche. Per le altre forme di sostegno al settore agricolo indicate nella tabella non possiamo dare giudizi frettolosi, sommari ed approssimati, anche se l’eccesso di risorse nel settore agricolo è palese e, in linea di massima, potrebbe far concludere che sarebbe meglio spendere il denaro pubblico in altre direzioni E’ certamente meglio però esaminare e valutare ogni politica separatamente, e per quanto possibile correttamente, in un ottica non corporativa ma di benessere per tutta la collettività.
  • Assurdità della PAC
    Nome: Massimo Sainati  Data: 16.12.2005
    Carissimo Dott. Tarditi, Oltre a queste assurdità "macro" sarebbe interessante e tristissimo andare ad analizzare anche quelle "micro". Che peraltro proprio nei contributi orientamento hanno spesso le loro espressioni peggiori. Cosa dire del peso delle società di consulenza per l'struzione delle pratiche, spesso ben oltre il 10% del contributo ricevuto ? Soldi buttati, nella migliore delle ipotesi. Oppure, incredibile a dirsi, cosa dire del fatto che non viene effetuata nessuna discriminante o verifica sul destinatario finale dei fondi ? Una impresa agroindustriale di proprietà estera (perchè no, USA) può essere normalmente ammessa ai fondi. Il risultato finale è una esportazione netta di fondi europei a beneficio del bilancio di società extracomunitarie. La verifica è facile. Non ci siamo proprio .... Con i più cordiali saluti Massimo Sainati
    Risposta:
    Grazie per il commento. Lei tocca un argomento molto interessante, il fatto che questi finanziamenti al settore agricolo in gran parte finiscono per non beneficiare gli addetti agricoli ma altre persone che spesso hanno poco a che fare con l'agricoltura. Lei cita i compensi a volte eccessivi alle società di consulenza ed i finanziamenti a società agroindustriali extracomunitarie che possono aumentare i loro profitti ed avere una scarsa ricaduta nel territorio dell'Unione Europea. Secondo uno studio OCSE(1) solo l’11% dei trasferimenti generati dal sostegno dei prezzi di mercato finisce nelle tasche degli addetti agricoli, il resto viene percepito dai proprietari fondiari, dai fornitori di materie prime e mezzi tecnici all’agricoltura, da persone estranee all’agricoltura. Se da un lato questa informazione ci conferma quanto sia carente la relazione fra strumenti politici e presunti obiettivi della PAC, d’altro lato il coinvolgimento di interessi non strettamente agricoli contribuisce anche a spiegare quanto sia difficile riformare la politica agricola. Dobbiamo inoltre tener presente che secondo alcune stime, almeno la metà dei trasferimenti al settore agricolo in ultima analisi non aumenta il reddito degli agricoltori, ma può considerarsi uno spreco di risorse. Questo spreco può essere palese (es.: distruzione di eccedenze di produzione, sussidi al set-aside, che non sono certamente congiunturali ma sono conseguenza delle distorsioni del sistema dei prezzi agricoli, gran parte delle spese amministrative connesse, sostenute non tanto dall’amministrazione comunitaria quanto dalle amministrazioni nazionali e regionali) oppure vanno a pagare maggiori costi di produzione dovuti alla mancata ristrutturazione di larga parte delle attuali imprese agricole(2). Sono d’accordo con lei ….”non ci siamo proprio”. 1- OECD (2002) The incidence and income transfer efficiency of farm support measures, AGR/CA/APM(2001)24/FINAL 2- Cfr. ad esempio Tarditi, S. (2003) Consumer Interests …..(2003) capitoli 6 e 9