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Commenti

La campagna elettorale passa in tv

di Nicola Lacetera, e Mario Macis, Categoria , Informazione, , Data 05.12.2005
La nuova legge elettorale proporzionale prevede liste bloccate: gli elettori votano per un partito, senza la possibilità di indicare preferenze. I candidati non hanno così incentivi a svolgere campagna elettorale. Il sistema danneggia i partiti più radicati nel territorio e accresce invece il potere di quelli di livello nazionale, privi di una base. Il primo effetto sarà uno "spostamento" della campagna elettorale. Si svolgerà sempre meno nelle piazze delle città e sempre più sui grandi mezzi di comunicazione nazionali. Ovvero, soprattutto in televisione.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Postilla
    Nome: zeno  Data: 21.12.2005
    Al vostro buon articolo aggiungerei solo un punto. Negli ultimi anni c'è stata in molti una maggiore voglia di partecipazione e di far sentire la propria voce, come se la popolazione, dopo anni di ubriacatura e disinteresse, cominciasse a reinteressarsi alla cosa pubblica, attuando un vero e proprio controllo sui partiti. Così, i partiti, per assecondare gli eventuali elettori, dovevano - grazie o per colpa del maggioritario e dell'uninominale - presentare nei singoli collegi persone generalmente valide e decenti, operando di fatto una selezione del personale politico migliore di quanto con questa nuova legge si possa sperare. Vorrei difatti ricordare come nelle legislative del 2001, a Milano, alcuni improbabili e tristemente celebri sì vincevano (purtroppo, il capoluogo lombardo è decisamente conservatore) perché in collegi blindati, ma con scarti decisamente minori rispetto ad altre aree della città, dimostrando che il voto ideologico non è così forte e che alcune scelte non erano così condivise dagli elettori. a questo punto, il dramma delle liste bloccate sarà quello di portare in Parlamento anche un personale politico pessimo. L'unica soluzione potrebbe essere quella di organizzare primarie all'interno di ogni singolo partito per la scelta delle persone che parteciperanno alle liste, ma la vedo piuttosto dura. Amaramente, dubito che il personale politico voglia sottoporsi fino in fondo al giudizio dei propri elettori.
  • 3 rilievi
    Nome: raffaello morelli  Data: 10.12.2005
    L'approccio raziocinante dell'articolo è condivisibile e utile. E quindi si possono indicare tre passaggi che sono viceversa disinvolti. Uno. Con la lista bloccata senza correttivi (tipo primarie o scelta congressuale pubblica) i cittadini non selezionano i candidati e prevalgono le concezioni chiuse dei partiti o delle alleanze di lista. Il baco sta qui, piuttosto che, come indicato nel testo, nella capacità delle liste con i candidati più radicati, con la preferenza , di condurre alle urne qualche elettore recalcitrante. Due. La nuova legge elettorale o il radicamento sul territorio non c’entrano con la fissazione di Berlusconi contro la par conditio, che, manifestata più volte nell'ultimo decennio, deriva dalla sua concezione illiberale. Per lui, il cittadino elettore non deve scegliere criticamente con una meditata comparazione delle scelte possibili, bensì deve divenire un consumatore frastornato da roboanti ed illusori messaggi promozionali che lo indirizzano nelle scelte più semplici. In questa logica, chi ha una maggior quota di mercato deve poter far pressione pubblicitaria più degli altri, altrimenti sarebbe in proporzione svantaggiato dal livello uguale per tutti. Terzo. Il proporzionale a liste bloccate attenua il legame tra constituencies territoriali ed eletti ma non necessariamente il legame tra rappresentanti ed elettori. Anzi, dato che la nuova legge consente di ottenere la maggioranza alla Camera anche con meno del 40% e di sfruttare i voti di ogni lista coalizzata (magari pochi e determinanti), ci sarà una spinta a dare molta più attenzione ai comportamenti politici globali degli eletti della propria parte elettorale. E infine, sarei più cauto sul concludere che questo proporzionale rafforzerà il controllo dei partiti nazionali sui candidati: ciò perché la stessa legge consente ai dissenzienti la scappatoia decisiva , il mettersi in proprio, strada impervia con l'uninominale a un turno senza primarie o scelte pubbliche.
    Risposta:
    Grazie mille del Suo commento. Ecco alcune considerazioni in risposta: 1) Con liste bloccate i candidati hanno meno incentivi a investire energie e risorse in campagna elettorale diretta, indipendentemente da come le liste vengono decise. Ricordiamo inoltre che anche col sistema uninominale maggioritario i candidati sono scelti dai partiti (a meno che non ci siano elezioni primarie collegio per collegio, o simili). Tuttavia, il 'candidato uninominale' ha presumibilmente piu' incentivi a spedere la sua faccia e le sue idee in campagna elettorale. 2) Se la campagna elettorale si sposta dal territorio ai mezzi di comunicazione di massa, la legge sulla par condicio c'entra, eccome! 3) Il fatto che la campagna elettorale avvenga su temi politici "globali" non e' un male in se' - certo - ma il legame tra constituencies territoriali e rappresentanti in Parlamento viene indebolito. Inoltre, in un sistema proporzionale con sbarramenti e premi di maggioranza a livello comunque aggregato -- regionale e/o nazionale -- non e' chiaro che il singolo 'dissidente' abbia vita piu' facile che con un sistema uninominale maggioritario. Un personaggio locale molto popolare e slegato dalle maggiori coalizioni nazionali puo' pensare di vincere nel suo collegio, ma difficilmente la sua lista puo' superare gli sbarramenti a livello regionale e nazionale.