Logo stampa
 
 
 

Commenti

Un 5 per mille da spendere in volontariato e ricerca

di Luca Gandullia, Categoria Fisco, Data 02.11.2005
La Finanziaria 2006 introduce in via sperimentale la possibilità per il contribuente di scegliere di destinare il 5 per mille del gettito Irpef al sostegno del volontariato, al finanziamento della ricerca o ad attività sociali svolte dal suo comune di residenza. E' un provvedimento atipico di spesa pubblica. Si tratta dell'ennesimo intervento nel campo del non profit, senza però un disegno coerente. E niente garantisce che alle maggiori risorse così ottenute non corrisponda una diminuzione di quelle stanziate dal bilancio dello Stato per questi scopi.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Domande
    Nome: Giulio  Data: 27.01.2006
    La ringrazio dell'articolo, tuttavia ho alcune domande: 1) perche' definisce il 5 per mille un provvedimento di spesa. In realtà si tratta di un vincolo di spesa, o meglio una mancata entrata, concetti di per sé diversi. 2) perche' dice che "Il meccanismo è riferito al 2006, ossia ai redditi e quindi all’Irpef relativi al 2006, dunque la scelta del contribuente potrà essere effettuata in sede di dichiarazione dei redditi da presentarsi nel 2007. Sarà quindi solo a partire da quell’anno (ma più realisticamente dal 2008) che si registrerà la spesa a carico del bilancio dello Stato". In realtà, da quanto mi risulta, si potra' dichiarare la propria adesione al 5 per mille sin dalla prossima dichiarazione dei redditi, e quindi sull'esercizio 2005, o no? 3) nel giudizio che da' della +dai -versi ("finisce per premiare i contribuenti a maggior reddito e non, come sarebbe più opportuno, l’ammontare e la regolarità delle erogazioni liberali al non profit") non è chiaro il concetto. Mi perdoni. Ma è proporzioanale la cosa con un tetto comuqnue massimo. Sfugge inoltre cosa intenda per ammontare e regolarita'. 4) Ha probabilmente ragione a segnalare come il 5 per mille potrebbe dimostrarsi un boomerang per il non profit. Tuttavia mi pare che spinga il non profit alla crescita, al dinamismo, e svincoli i finanziamente pubblici verso il non profit dai cosiddetti "favori temporanei", non le pare? 5) mi sorprende infine che, far tutte le cose che si possono dire non colga l'innovazione del provvedimento, e parallelamente i rischi che sono a mio modesto parere altri: a) equiparare le attività del comune di residenza in ambito sociale a quelle del non profit mette sullo stesso piano pubblico e privato. E' rischioso, penso. Ma da un governo di centrodestra non posso certo aspettarmi diversamente, non le sembra? Il rischio maggiore è quello di mettere sotto il calderone del "sociale" tutto ciò che compartecipa ad una migliore coesione sociale, ignorando pero' i ruoli.
    Risposta:
    Gentile lettore, premetto che rispetto alla formulazione della disciplina del 5 per mille da me commentata (contenuta nel disegno di legge finanziaria 2006), la versione definitivamente approvata (nella legge finanziaria 2006) contiene alcune modifiche migliorative (in particolare tra i beneficiari vengono incluse le ONLUS, le associazioni di promozione sociale, etc.). Ma soprattutto (e così rispondo anche alla sua domanda 2), la disciplina del 5 per mille è stata modificata dal Decreto legge n. 273 del 30 dicembre 2006 (art. 31, comma 2). Tale decreto ha stabilito, in via interpretativa, che la disciplina del 5 per mille si applica già al periodo d’imposta 2005, quindi con un anno di anticipo rispetto a quanto si evinceva dall’art. 1, comma 337, della legge finanziaria 2006. Pertanto, come lei nota correttamente, le scelte del 5 per mille si potranno effettuare già in sede di dichiarazione dei redditi 2005; a tal fine come saprà è stato recentemente emanato il Decreto attuativo del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 gennaio 2006, che ha introdotto novità anche nel funzionamento concreto del 5 per mille. Sull’anticipo di un anno dell’entrata in funzione del 5 per mille si pone a mio avviso un problema di copertura finanziaria; nella Relazione tecnica alla legge finanziaria il costo del 5 per mille, quantificato in 270 milioni di euro, veniva registrato a carico del bilancio dello Stato del 2007. Con il decreto legge n. 273 la spesa viene a ricadere sul bilancio del 2006, senza che ciò trovi copertura alcuna (si veda la Relazione tecnica al medesimo decreto legge). Ma più realisticamente l’esborso per lo Stato avverrà nel 2007, dopo che verrà accertato a consuntivo il gettito Irpef 2005. Quindi sarà in quell’anno che verranno erogate le risorse del 5 per mille ai beneficiari. Venendo alle altre sue domande: 1) non si tratta di una mancata entrata (l’Irpef verrà corrisposta ed incassata dallo Stato nei modi usuali); anche se atipico, è un provvedimento di spesa nel senso che comporterà un esborso aggiuntivo per lo Stato (che senza il 5 per mille non vi sarebbe stato); 3) la sua domanda necessiterebbe di una risposta più approfondita. Mi limito a dirle che con il “+dai – versi” le donazioni sono deducibili dal reddito Irpef (entro certi limiti). Quindi se due contribuenti, uno povero ed uno ricco, donano lo stesso ammontare, il secondo (che ha aliquote marginali più alte) ottiene un beneficio fiscale superiore. Questo non accadrebbe se, come era in precedenza, la donazione fosse detraibile (in una certa percentuale), anziché deducibile. Più in generale, il fisco dovrebbe premiare l’ammontare della donazione, ossia chi, in rapporto al suo reddito, dona maggiormente. Inoltre, come insegnano alcune esperienze estere (quella inglese in primis), il fisco dovrebbe premiare la regolarità nel tempo delle donazioni (ad esempio chi si impegna a donare ogni anno un certo ammontare per un certo numero di anni), anziché le donazioni una tantum; 4-5) le confermo la mia impressione che si tratti di un provvedimento, oltre che complicato da gestire sul piano amministrativo, estemporaneo, come d’altra parte conferma il fatto che viene introdotto in via sperimentale e temporanea. Come tale, ho qualche dubbio che il provvedimento possa contribuire, come sostiene lei, a stimolare il non profit “alla crescita e al dinamismo”.
  • Ma quanto lavoriamo, di fatto?
    Nome: Anna C  Data: 18.01.2006
    Ma in Italia si lavora troppo o troppo poco? Due articoli diversi, due prospettive diverse. Tuttavia come possono i dati ufficiali tenere conto di una particolare tipologia di lavoro “nascosto”, lo straordinario non retribuito e non dichiarato? Secondo la cultura dominante, un certo numero di ore oltre le canoniche 8 costituisce parte imprescindibile dei doveri di un lavoratore dipendente. Nel settore terziario, dei servizi, non si tratta di un fenomeno marginale, ma piuttosto della regola. Un segreto di pulcinella che permette alle imprese di avvantaggiarsi di ore di produttività gratuita ed esentasse. Come sarebe possibile, pertanto, aumentare le ore lavorative per favorire l’auspicata crescita economica? E poi, scusate, crescita o benessere? Perché non indagare, invece, su questo tipo di lavoro "nascosto" e i suoi costi-benefici, anche dal punto di vista dell’evasione fiscale?
  • contrapposizione artificiale
    Nome: Luca Amendola  Data: 17.01.2006
    Il problema principale di questa proposta è che si contrappone servizi sociali e ricerca. Chi da' il 5x1000 alla ricerca, toglie qualcosa ai servizi sociali e viceversa, creando un contrapposizione assurda, oltretutto senza il riparto del totale come per 8x1000. Perche' allora non mettere in "competizione" Chiesa e ricerca oppure Chiesa e servizi sociali ? Forse allora la scelta migliore sarebbe di mettere tutti i soggetti sullo stesso piano e ripartire, anche con scelte multiple, una quota Irpef prefissata (ovvero, poter scegliere di ripartire in parti uguali il proprio, e solo il proprio, 8x1000 a servizi sociali+ricerca+Valdesi etc).
  • commento all'articolo
    Nome: carlo borzaga  Data: 04.11.2005
    L'articolo coglie bene le debolezze della proposta del 5 per mille. Si tratta non solo di un intervento del tutto estemporaneo, ma con esso il Ministro dimostra di conoscere assai poco di come è strutturato e di come funziona il settore nonprofit nel nostro paese. Infatti le risorse sono destinate non al settore nonprofit nel suo complesso, ma solo ad una parte dello stesso (le organizzazioi di volontariato), cioè a quella parte impeganta in modo molto limitato, e generalmente non continuativo, proprio nella produzione di servizi di interesse collettivo che il provvedimento sembra voler agevolare. Non potranno invece beneficiare delle risorse del 5 per mille nè le cooperative sociali nè quelle associazioni che hanno come proprio scopo la produzione in via continuativa e professionale di servizi di interesse collettivo. E' probabile che il proponenete con "volontariato" intenda riferirsi al settore nonprofit nel suo complesso, ma così dimostra di ignorare sia il lavoro di ricerca sviluppato in questi anni, sia la stessa legislazione che ha normato separatamente le organizzazioni di volontariato (iscritte in un apposito albo) dalle cooperative sociali e dalle organizzazioni di promozione sociale. Ciò rafforza la sensazione di improvvisazione e di assenza di un disegno generale sottolineata nell'articolo