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Riflessioni sulla Pex

di Tommaso Di Tanno, Categoria , Fisco, Data 02.11.2005
Nel regime di esenzione da partecipazione, i dividendi e le plusvalenze realizzati dalle società di capitali sono esenti da imposte. La giustificazione è che riflettono utili già tassati in capo alla società partecipata. Ma le plusvalenze possono avere altre origini, ed essere anche il frutto di attività speculative, per le quali l'esenzione sembra difficilmente giustificabile. I rimedi proposti appaiono però finalizzati ad aumentare il gettito. Mentre dovremmo chiederci se Pex e simili non debbano considerarsi sleali forme di concorrenza fiscale fra paesi Ue.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Riflessioni sulla Pex
    Nome: Alessandro Vallese  Data: 13.11.2005
    Egregio Prof. Di Tanno, sono un "neofita" del Diritto Tributario e, come tale, ho potuto beneficiare del Suo contributo sulla tematica delle partecipazioni esenti. Premetto che l'impressione ricevuta dalle Sue osservazioni è che il legislatore, ancora una volta, abbia perso l'occasione - in tema di gestione delle finanze domestiche - di predisporre disposizioni volte a soddisfare esigenze fiscali di lungo termine e ad ampio respiro, soffocato invece da problematiche economiche contingenti. Fatta questa premessa, che condivido, Le chiedo la Sua opinione sui rischi conseguenti all'eventuale conversione in legge delle modifiche annunciate con il d.l. 203/05: 1) è plausibile che l'eventule conversione in legge del d.l. 203/05 conduca altresì ad una prossima rivisitazione della norma anti-elusiva di cui all'attuale comma 5 dell'art. 87 Tuir, per esempio escludendo dal beneficio dell'esenzione le cessioni di partecipazioni in società italiane, seppure effettuate direttamente dalla sub-holding residente in uno Stato UE che sia a sua volta controllata da una società residente? 2) è plausibile che una società di uno Stato UE che controlli una società italiana, anche per mezzo di una stabile organizzazione, adisca invece - in sede di contenzioso innanzi alle Commissioni Tributarie - ovvero attraverso segnalazioni alla Commissione UE, la Corte di Giustizia CE per incompatibilità della normativa italiana rispetto ai vincoli comunitari, in quanto indebitamente limitativa della libera concorrenza? La ringrazio sin d'ora per la disponibilità che vorrà accordare alle mie perplessità. Con i più cordiali saluti.
  • Speculazioni
    Nome: Ludovico Miseso  Data: 09.11.2005
    Allora professore lei si associa al volgo, perché non le piacciono gli speculatori e quindi la Pex non va bene. Mi sorprende perché da persona colta ed erudita come lei non mi aspetto l'utilizzo di una categoria economica inesistente. Ci sono infatti imprenditori, finanzieri, arbitraggisti, ma gli speculatori chi sarebbero? Quelli che che prendono rischi più nel breve che nel lungo termine, o che sopportano più alea nel risultato? A me sembra che questi soggetti siano preziosi perchè danno molta liquidità al mercato, ammesso che non infrangano la legge (su insider trading e opa negli ultimi casi). Ma tant'è, questo stato vorace e insaziabile, sarebbe capace di tassare al 40% le vincite dei giocatori di roulette se potesse. Dovremmo evitare di cadere nella trappola di fare leggi e tasse ad hoc e moralistiche, anche se il povero ricucci e gli imbecilli che lo finanziavano avrebbero adesso un bisogno disperato della deducibilità delle minusvalenze sulle rcs. La faccio io una speculazione ora: non è che l'avversione per la Pex, norma semplice ed equa, sia causata dalla diminuzione degli introiti degli studi tributaristi che lucravano enormi commissioni da complesse architetture fiscali esterovestite? O lei non sa nulla della lussemburghese Bell che durante il governo D'Alema si comprò l'italiana Telecom? La mia conclusione è: beata concorrenza fiscale, anche tra i paesi UE. Cordialmente.
    Risposta:
    "Gentile lettore, il suo commento mi attribuisce un'animosità alla quale non mi pare di essere soggetto. Un sistema fiscale, infatti, ed una specifica norma all'interno dello stesso, si valuta innanzitutto per gli obiettivi che si dà e, poi, per l'effettiva capacità tecnica di conseguirli. Nello specifico la Pex, nata in Olanda come reazione al sistema delle holding lussemburghesi del 1929, si pose - in quel contesto - l'obiettivo di assecondare il passaggio da economia basata sul connubbio manifatturiero-trasporti ad economia basata sulla filiera finanza-internazionalizzazione-trasporti. Non solo nulla di scandaloso ma "chapeau" per l'intuizione (correvano gli anni '60). L'olanda, peraltro, ha 13 milioni di abitanti ed un territorio grande quanto il lombardo-veneto. Più di recente, l'adozione della Pex da parte della Germania è stata motivata dalla necessità di scongelare le cospicue partecipazioni in società industriali possedute da banche tedesche: partecipazioni che, al di là dell'eccessiva esposizione delle banche, si traduceva in un sostanziale freno al mercato delle partecipazioni nelle società industriali di quel paese per il carattere ingombrante che il socio-banca inevitabilmente esercita. L'ipotizzata adozione, per il 2007, della Pex da parte della Francia deriva dalla volontà di costruire, tra l'altro, un sistema di tassazione del capital gain che tenga conto della diversità dell'investimento effettuato da persone fisiche rispetto a quello effettuato nell'esercizio di attività imprenditoriali: ma con lo scopo di favorirli entrambi se di medio lungo periodo. Non mi pronuncio sulla bontà delle scelte in questione nè sulla loro efficacia tecnica. Mi limito a constatare che esse sono state fatte con precisi obiettivi di politica economica. Ma proprio per questo mi chiedo: qual è l'obiettivo che si vuole perseguire con la Pex nostrana? Confesso di non averlo capito. Posso aggiungere che i miei contraddittori (vedi articoli sul Sole 24 Ore dei mesi scorsi di Manzitti, Stevanato, Lupi ) si sono limitati a sostenere che: i) si superavano così i difetti del credito d'imposta su dividendi; ii) si ampliava così la base imponibile eliminando la deduzione delle svalutazioni di partecipazioni e le minusvalenze sulle stesse. Mi pare un pò troppo poco tenendo conto che il messaggio che ne deriva è, invece, dirompente. Il messaggio, infatti, è il seguente: fatto pari a 100 il risultato conseguito da due imprese, l'uno frutto di lavoro industriale in senso lato, l'altro di plusvalenze su partecipazioni, nelle tasche dei relativi azionisti persone fisiche nel primo caso entrano 56 euro; nel secondo 83. La questione non è morale: vuol dire che si ritiene che il motore dell'Italia possa diventare la finanza e non più l'industria o il turismo o il commercio o i servizi. La convince? A me no. Per questo la Pex non mi piace. P.S. La ringrazio per l'attenzione prestata alla mia attività professionale che, tuttavia, non ha subito diminuzioni di sorta a seguito dell'introduzione della Pex. Quanto alla Bell posso solo dire che non me nesono mai occupato ma che mi risulta se ne sia occupato il prof. Lupi nella fase di montaggio dell'operazione Telecom e lo studio Tremonti nella fase di smontaggio della stessa. Lieto dell'incontro. Tommaso Di Tanno"