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Finanziare lo sviluppo

di Alessandro Magnoli, e Nicola Pontara, Categoria , Internazionali, , Data 20.10.2005
Un miliardo di persone possiede l'80 per cento della ricchezza globale, mentre un miliardo e 200 milioni sopravvive con meno di un euro al giorno. Finora si è fatto poco e male per cambiare la situazione. In una visione lungimirante dei propri interessi nazionali o regionali, i paesi industrializzati devono aumentare gli aiuti finanziari ed eliminare le barriere protezioniste che pregiudicano il commercio dei paesi poveri. Questi, a loro volta, devono impegnarsi nelle riforme democratiche e nel miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. E servirebbe un monitoraggio indipendente dagli aiuti.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • La Redistribuzione come principale prioritá
    Nome: Castellani Davide  Data: 22.12.2005
    La gran parte del divario economico tra i paesi ricchi e i paesi poveri si potrebbe in gran parte spiegare dall'evoluzione negli ultimi 40 anni del rapporto tra i prezzi dei prodotti manufatturieri e quelli agricoli. Come dunque si puó ben comprendere l'eliminazione delle tariffe doganali e dei sussidi all'attivitá agricola nei paesi industrializzati raprresenterebbe un motore di crescita importante, per lo meno nel prodotto interno lordo, per molti paesi in via di sviluppo. Se facessimo un passo indietro nel cercare di comprendere l'ascesa economica di certi paesi asiatici comprenderemmo che l'agricoltura ha giocato sicuramente un ruolo importante, per via della generazione di risparmio e per la sua connessione produttiva con il manifatturiero. Ció nonostante ho seri dubbi su chi si possa veramente beneficiare di tale crescita. Mi pongo per tanto la questione di se non sia necessaria in certi paesi in via di sviluppo una precedente riforma agraria, ovvero una redistribuzione piú egualitaria della propietá della terra. E perchè no, anche una redistribuzione piú egualitaria della disponibilitá di capitale fisico e umano. Nonchè riforme che creino reti di protezione sociale. Mi pongo per tanto anche la domanda se non sarebbe piú facile raggiungere gli obbiettivi del millennio stabilendo in primo luogo un'ordine di prioritá. Non ci ritroveremmo altrimenti in molteplici situazioni paragonabili a quella cinese? Riteniamo ormai la Cina una potenza economica ma dovremmo riflettere di piú sul fatto che solo il 25% della popolazione cinese si puó considerare di classe medio-alta mentre il 75% vive ancora nella povertá.