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L'Aids e il vaccino che non c'è

di Nicola Lacetera, e Mario Macis, Categoria , Sanità, Data 17.10.2005
Debellare l'Aids è una priorità ed è considerato l'intervento dai maggiori benefici economici in termini assoluti. Eppure il vaccino ancora non c’è. Perché? Sicuramente ricerca e sviluppo sono estremamente costosi. Ma soprattutto è diversa la redditività di un farmaco post-contagio e di un vaccino. E dunque per le imprese farmaceutiche è più conveniente investire nella ricerca di cure. A questo fallimento del mercato potrebbe rimediare l'operatore pubblico. Un intervento giustificato anche dagli alti costi di prevenzione e cura della malattia.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • vaccini preparati dal servizio sanitario
    Nome: marco santini  Data: 23.10.2005
    Penso che in generale il servizio sanitario nazionale dovrebbe disporre di una propria struttura per la ricerca di vaccini. Se la malattia è rara e un investimento dei privati non è conveniente oppure si prevede un prezzo finale del farmaco brevettato troppo elevato(che il SS dovrà rimborsare trattandosi di un salvavita)può essere conveniente produrlo in house. Anche per la ssanità vale una forte tendenza all'outsourcing di processi e servizi.Anche per le aziende sanitarie dovrebbe valere il principio di non dismetere attività core come è appunto la ricerca. le imprese solitamente tengono dei macchinari per produrre da sè alcuni semilavorati nel caso in cui i fornitori pratichino un prezzo elevato. Avere una struttura che rende relativamente autonomi, qanche se non utilizzata pienamente, garantisce al servizio sanitario un maggior potere contrattule nei confronti delle case farmaceutiche. A parte questo discorso, vorrei fare anche un appunto sullo scetticismo nei confronti dell'AIDS.Fra i principali dubbi, ho colto che stranamente non si riesce a trovare in letteratura una foto al microscopio del virus.
  • alcune osservazioni
    Nome: Lorenzo Carbonari  Data: 20.10.2005
    L’intervento di L. e M. pone una lucida enfasi sul problema cruciale degli incentivi alla ricerca per lo sviluppo del vaccino contro l’HIV. Pur condividendone la maggior parte dei contenuti mi permetto di muovere alcune osservazioni che spero possano risultare utili ai fini del dibattito attorno all’aids.Gli autori sostengono che «quando esiste una cura contrarre una malattia diventa meno costoso, cosicché diventano più frequenti comportamenti individuali che aumentano la probabilità di ammalarsi».Questa proposizione certamente impeccabile da un punto di vista teorico trova però a mio avviso un debole riscontro empirico nella realtà dei reparti di malattie infettive.La spiazzante eterogeneità della popolazione affetta da HIV e la straordinaria “ignoranza reale” che i pazienti dimostrano di avere dell’aids e delle sue modalità di contagio non consente infatti, a mio modo di vedere, di accettare un tale assioma di iper-razionalità.Il fatto incontestabile che nelle economie occidentali l’aids sia divenuta una malattia cronica temo abbia sfortunatamente poco a che vedere con la reale percezione che si ha di questa malattia.Nonostante le numerose campagne informative infatti, credo che l’idea di quanti non facciano uso di siringhe per il consumo di droga né pratichino sesso mercenario è che questa malattia sia molto semplicemente “un affare che non li riguarda”.Ecco perché si fatica a trovare correlazioni chiare tra la sieropositività e variabili come il reddito e/o l’istruzione ed ecco perché mi sento di dissentire con gli autori quando sostengono che il fenomeno in Italia o negli Stati Uniti riguarda «solo piccole minoranze».È infatti documentato (UNAIDS, 2004) come in 12 paesi dell’Europa Occidentale le diagnosi di infezione da HIV derivanti da rapporti eterosessuali siano cresciute tra il 1997 ed il 2002 del 122% e come questa tipologia di trasmissione del virus sia divenuta probabilmente la più frequente su scala mondiale.In un era in cui l’accettazione sociale passa anche se non soprattutto attraverso il codice della sessualità mi sembra francamente poco plausibile pensare che una malattia, che appunto attraverso il sesso si trasmette, sia un fenomeno riguardante solo pochi e che il binomio “aids-comportamento deviante” possa ancora avere un fondamento razionale.
    Risposta:
    Piu' che di comportamenti "devianti", riteniamo piu' appropriato parlare di comportamenti "a rischio", che riguardano tanto gli omosessuali quanto gli eterosessuali. Il fatto che le infezione da HIV derivanti da rapporti eterosessuali siano cresciute nell'ultimo decennio conferma l'argomento per cui gli individui hanno abbassato la guardia, esponendosi a rischi piu' elevati che si traducono in maggiori infezioni. Il perche' cio' stia avvenendo, e' oggetto di dibattito. Lei sottolinea la scarsa informazione sui meccanismi di trasmissione del virus e su cosa costituisca un comportamento a rischio. Tuttavia, per spiegare l'incremento delle infezioni occorre che questa ignoranza sia cresciuta nell'ultimo decennio rispetto al passato, il che non ci sembra plausibile viste le risorse spese in Italia e negli altri paesi avanzati in prevenzione e informazione, certo non inferiori oggi rispetto agli anni ottanta. Per quanto riguarda le "piccole minoranze" di individui a rischio nei paesi avanzati, intendevamo dire che si tratta di piccole minoranze rispetto alle ben piu' consistenti frazioni a rischio nei paesi in via di sviluppo, non certo che si tratti di minoranze insignificanti. Grazie per il suo commento.
  • ma l'industria farmaceutica non è un monopolio
    Nome: vincenzo denicolò  Data: 20.10.2005
    L'articolo di Kremer e Snyder è certamente interessante, ma la sua rilevanza per il caso dei vaccini per l'AIDS è limitata. Infatti Kremer e Snyder assumono che vi sia monopolio nella ricerca e che il monopolista possa decidere se produrre il vaccino o in alternativa un farmaco antiretrovirale. Ma nella realtà l'industria farmaceutica non è un monopolio e un'impresa che realizzasse un vaccino "cannibalizzerebbe" il proprio mercato solo in misura molto limitata (cioè proporzionalmente alla propria quota del mercato dei farmaci antiretrovirali): le rendite che verrebbero distrutte sono quelle di altre imprese, con un effetto di business stealing che non riduce l'incentivo privato ad innovare, ma anzi tende a renderlo superiore all'incentivo sociale. Il ritardo nella produzione di un vaccino per l'AIDS deve quindi avere altre spiegazioni, per esempio semplicemente che è difficile trovarlo.
    Risposta:
    Se esiste una massa di persone gia' affette da HIV/AIDS, queste non beneficeranno dalla produzione del vaccino, e continueranno ad essere disposte a pagare una prezzo elevato per il farmaco, il quale gode di un "monopolio temporaneo" ache rispetto ad altri farmaci. Al contrario, la prospettiva della presenza di competitori (che producano vaccini o farmaci) riduce il prezzo che i non affetti sarebbero disposti a pagare per un vaccino. Quindi, la presenza di competizione potrebbe amplificare la riluttanza a investire in vaccini. La presenza di uno stock iniziale di persone gia' malate (quanto mai realistica nel caso in questione) e' importante per spiegare il risultato. Tale intuizione e' ribadita e formalizzata nel lavoro di Kremer e Snyder sopra citato (Sezione 9). Sicuramente la questione degli alti costi e' importante, come peraltro da noi sottolineato. D'altra parte, e' importante considerare anche meccanismi che rimarrebbero all'opera anche qualora i costi si abbassassero, al fine di non affidarsi unicamente ad un progresso scientifico e tecnico esogeno. Grazie mille del commento.
  • L'Aids e il virus che non c'è?
    Nome: Andrea Zorzi  Data: 18.10.2005
    Forse varrebbe la pena di prendere in considerazione l'ipotesi che il vaccino non sia ancora stato trovato perché - come si sostiene da parte di autorevoli ricercatori - l'AIDS non è di origine virale (v. http://www.duesberg.com/papers/chemical-bases.html). Cordiali saluti e complimenti, oltre che agli Autori, a lavoce.info Andrea Zorzi
    Risposta:
    "La relazione tra il virus da immunodeficienza umana (HIV) e l'AIDS e' scientificamente documentata, e su di essa esiste un consenso schiacciante della comunita' scientifica internazionale. Il lettore interessato puo' consultare la documentazione fornita dal sito del National Institute of Allergy and Infectious Diseases: http://www3.niaid.nih.gov/news/focuson/hiv/default.htm In particolare, il seguente link contiene piu' che convincenti "risposte agli scettici" http://www.niaid.nih.gov/Publications/hivaids/19.htm. Grazie per il suo commento."