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La tassa sul tubo

di Alberto Cavaliere, Categoria , Fisco, / Infrastrutture e Trasporti, , Data 04.10.2005
Molto più selettiva del "modello britannico", la tassa ambientale inserita nella Finanziaria 2006 esclude le telecomunicazioni e incide solo sulle grandi reti di trasmissione dell'energia elettrica e del gas naturale. Dubbia la qualificazione di tributo ambientale. Il tributo non può essere traslato. Ma in tempi di emergenza finanziaria, sembrerebbe più appropriato colpire la vendita di energia, dove le posizioni dominanti assicurano notevoli profitti. A ostacolare una simile manovra è la presenza diretta del Tesoro come azionista di Eni ed Enel.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • tassa sul tubo
    Nome: giorgio ragazzi  Data: 05.10.2005
    Concordo con l'opinione che questa imposta appare arbitraria, in quanto mancano i presupposti per il danno ambientale. Molto meglio sarebbe proporla come imposta straordinaria sugli extraprofitti delle società regolamentate che gestiscono reti in monopolio naturale. Verrebbero escluse le telecomunicazioni (dove c'è concorrenza) e si verrebbero invece a tassare gli enormi extraprofitti delle società autostradali (dove la concorrenza non c'è proprio). Profitti che non sono giustificati nè da guadagni di produttività nè da rischi assunti dai gestori. Lo Stato potrebbe così recuperare tramite l'imposta parte degli extraprofitti elargiti dall'ANAS con un'applicazione tanto "generosa" del price cap. Potrebbe essere anche un'occasione per stabilire quale debba essere il target di rendimento da assicurare ai concessionari di autostrade, tenendo conto che trattasi di rendimento in termini reali (poichè le tariffe sono indicizzate) e per di più, nei piani finanziari, calcolato al netto delle imposte!