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Commenti

S'ha da fare questo tunnel?

di Francesco Ramella, e Giuseppe Pennisi, Categoria Infrastrutture e Trasporti, , Data 28.07.2005
Francesco Ramella sostiene che i costi linea ferroviaria Torino-Lione sono più alti dei benefici. E' conveniente, invece, raddoppiare il tunnel autostradale. Servirebbe a meglio contemperare la necessità delle merci italiane di accedere ai mercati esteri e limiterebbe l'impatto sull'ambienta oltre che sul bilancio statale. Il commento di Giuseppe Pennisi, che ha fatto parte del primo nucleo di valutazione degli nvestimenti pubblici istituito presso il Tesoro.  La controreplica dell'autore.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Controreplica a proposta
    Nome: Michele.Brugnatti  Data: 24.08.2005
    La Sua risposta mi è sembrata un po' troppo implicita (non sono riuscito a comprendere il senso del paragone carri ferroviari-tir), ma per quanto riguarda la prime quattro righe, è in effetti vero che Lei non ha tutti i torti. Le mie percentuali sono indicative e volevo soltanto proporre una soluzione per rilanciare in Italia la cultura della ferrovia presente in moltissimi altri Paesi europei. Se ho ben compreso la Sua idea, è vero che non è, molto giusto incentivare chi inquina meno, bensì l'ideale sarebbe incentivare chi non inquina per niente; ma come Lei certamente saprà è utopistico aspettarsi che tutte le imprese italiani (anche beneficiando di sussidi governativi) possano costruirsi il raccordo ferroviario: molte imprese (soprattutte piccole) si trovano in paesi distanti centinaia di chilometri dalla ferrovia. Di questo la mia proposta teneva conto. Tuttavia, e su questo concludo, rilancio l'idea che le merci vanno spostate dalla gomma al ferro: le nostre autostrade sono intasatissime, ognii volta che c'è un cantiere e' un disastro e si viaggia male per l-elevato numero d'incidenti provacato la maggior parte delle volte dai tir. In Germania, invece, dove la ferrovia è molto sfruttata, le autostrade sono molto piu' sicure. Lei poi sa che in Germania c'era il problema delle piogge acide? Ora questo problema non c'è; piu' perche' i tedeschi hanno attuato politiche che hanno drasticamente ridotto l'inquinamento atmosferico, cosa che dobbiamo fare anche noi. Distinti saluti
    Risposta:
    Gentile dott. Brugnatti, ad integrazione di quanto già scritto nell’articolo e nel precedente commento, vorrei sottolineare che: 1. Nel periodo fra il 1970 ed il 2002, la quantità di merce trasportata su ferrovia in Germania è diminuita del 35% passando da 113 a 74 miliardi di tonnellate-km ed il trasporto merci su strada è passato da 117 a 349 miliardi di tonnellate-km con una crescita del 198%. La quota di domanda soddisfatta dalla ferrovia è quindi diminuita dal 51% al 17% (il peso della ferrovia è ancor più ridotto se espresso in termini di veicoli-km o in termini di fatturato). (Fonte: European Union, Energy and transport in figures 2004) http://europa.eu.int/comm/dgs/energy_transport/figures/pocketbook/doc/2004/pb2004.pdf 2. Nello stesso arco temporale, il traffico passeggeri su strada è pressoché raddoppiato mentre il numero di decessi in incidenti stradali è diminuito da 21332 a 6613 unità (nella UE si è passati da 77831 a 38604 decessi). L’elemento più rilevante ai fini dell’incidentalità stradale non è dunque rappresentato dal livello complessivo del traffico ma dall’evoluzione tecnologica dei veicoli e dalla qualità della rete stradale oltre che dalla repressione dei comportamenti pericolosi dei conducenti, in particolare il mancato rispetto dei limiti di velocità e la guida in stato di ebbrezza. La Gran Bretagna presenta un traffico stradale complessivo analogo a quello del nostro Paese ma, grazie ad un’assai più efficace politica della sicurezza, il numero di morti in incidenti stradali è inferiore di oltre il 45%: nel 2003 si sono registrati 3658 decessi contro i 6015 dell’Italia . Ed in Francia, in soli tre anni, tra il 2000 ed il 2003, in presenza di una modesta crescita del traffico, si è passati dagli 8079 ai 6058 decessi. Ridurre l’incidentalità stradale punendo i conducenti che non rispettano le norme del codice della strada è quindi una politica di gran lunga più efficace (ed equa, in quanto i costi ricadono, tramite le sanzioni, sui responsabili dei comportamenti a rischio e non sull’intera collettività) di quella che prevede di destinare risorse per lo spostamento di una quota di traffico dalla strada alla ferrovia. 3. E’ vero che l’inquinamento atmosferico in Germania si è ridotto in misura sensibile. Tale evoluzione non è però conseguenza di un trasferimento di merci (o di passeggeri) dalla strada alla ferrovia ma è stata resa possibile dall’evoluzione tecnologica dei veicoli, le cui emissioni sono oggi di gran lunga inferiori rispetto a trenta anni fa. Un analogo miglioramento della qualità dell’aria si è verificato, anche se non sembriamo essercene accorti, anche nel nostro Paese. Per fare un solo esempio, a Milano, negli ultimi quindici anni, la concentrazione di tutti i principali inquinanti è drasticamente diminuita: il biossido di zolfo si è ridotto dell’84%, gli ossidi di azoto sono diminuiti del 53%, l’ossido di carbonio del 76%, il particolato totale sospeso del 57%, il PM10 del 25% ed il benzene del 90%. Tale evoluzione positiva è destinata a proseguire nel futuro grazie al progressivo rinnovo del parco circolante e non potrà essere influenzata, se non in misura marginale, da una diversa ripartizione modale fra strada e ferrovia.
  • Esistono alternative?
    Nome: Giovanni Fazio  Data: 22.08.2005
    Se è consentito dalle regole del sito, desidererei aggiungere un secondo commento dopo aver letto la risposta dell’autore al dott. Brugnatti, che in modo differente ma identico nella sostanza poneva il medesimo problema dell’alternativa ferroviaria. L’affermazione che qualsiasi mezzo di trasporto è fonte di inquinamento non può che essere condivisa, così come si deve presumere che – di fronte a possibili alternative – non sia sbagliato in termini di buon senso vagliare con maggior favore quella meno gravosa in termini generali. Resta di difficile comprensione perché un’ipotesi di incentivazione del trasporto ferroviario (specie se sfruttando le residue potenzialità dell’attuale rete, che si dice ampiamente sottoutilizzata) debba essere considerata iniqua e vagamente surreale: se il risultato è un migliore sfruttamento degli impianti e dei relativi costi fissi, e un minore impatto ambientale, l’idea non apparirebbe così sbagliata a priori. D’altra parte, come giudicare – in quest’ottica – le iniziative di Svizzera ed Austria che limitano pesantemente il traffico su gomma a favore dell’intermodale ferroviario? Quanto all’effettivo impatto quantitativo rispetto all’autotrasporto merci, non c’è dubbio che non potrebbe mai essere risolutivo, ma questo forse non è neppure l’obiettivo di chi suggerisce di non puntare solo sullo sviluppo indefinito del sistema di trasporto su gomma. Sulla questione della produttività del sistema ferroviario delle FS, poi, si dovrebbe considerare che i traffici in questione sono prevalentemente internazionali, quindi il problema rileva solo in modo molto parziale.
  • Proposta
    Nome: Michele Brugnatti  Data: 16.08.2005
    In effetti la ferrovia ad alta capacità Torino-Lione, vista la situazione attuale, appare più d'impiccio che d'aiuto. Secondo me, la cosa migliore da fare è incentivare il trasporto su ferrovia (magari con sgravi fiscali a quelle imprese che spediscano almeno il 50% delle loro merci per ferro e quelle imprese di autotrasporto che facciano viaggiare almeno il 50% dei mezzi su vagoni ferroviari, come già accade in Austria), e poi costruire nuove linee. Una nuova infrastruttura (peraltro molto costosa) va fatta solo quando ce n'è bisogno (questo vale anche per le autostrade). Quindi, non raddoppiamo il traforo del Frejus, bensì spostiamo merci sul ferro: risparmieremo tanti soldi da poter utilizzare per il miglioramente delle linee ferroviarie esistenti (a cominciare da quelle del sud).
    Risposta:
    Gentile Dott. Brugnatti, l’idea di incentivare il trasporto su ferrovia al fine di favorire il riequilibrio modale, per quanto ampiamente condivisa e fatta propria anche dalla UE, oltre che iniqua (chi inquina arreca un danno agli altri come chi commette un furto; incentivare chi inquina meno non sembra molto diverso dal sussidiare una banda di ladri perché si accontenta di una refurtiva minore di un’altra) è vagamente surreale. Come scrive Christian Gerondeau, già consigliere del ministro dei trasporti francese, nel suo volume “I trasporti in Europa”, l’illusione di alleggerire il traffico stradale, tutto, agendo sulla circolazione dei mezzi pesanti, risulta evidente qualora si prendano in considerazione gli ordini di grandezza delle due realtà: in Europa occidentale i veicoli stradali, auto e veicoli pesanti, percorrono ogni anno complessivamente oltre 3.000 miliardi di km (ogni veicolo pesante viene convenzionalmente equiparato a due autovetture). La distanza complessiva coperta dai carri merci sull’insieme delle reti ferroviarie assomma a circa 15 miliardi di km. Poiché ogni carro-merci può essere equiparato ad un autocarro di categoria superiore e, come detto, quest’ultimo è equivalente a due autovetture, si può stimare che il traffico ferroviario merci sia oggi pari a 30 miliardi di km pari all’1% di quello su strada. Pur in presenza di un raddoppio dello stesso (che richiederebbe investimenti pubblici ingentissimi), l’impatto sulla circolazione risulterebbe quindi del tutto marginale. E’ invero possibile ridurre l’entità delle risorse pubbliche destinate al trasporto merci su ferrovia il cui problema principale è rappresentato dallo scarsa produttività - nel 2003 i macchinisti Fs stavano mediamente alla guida dei convogli merci 14 ore a settimana contro le 20 ore di Ferrovie Nord Milano Cargo e le 34 ore dell’operatore tedesco TX - e dall’elevato costo del lavoro. Se le Fs arrivassero a 20 ore la settimana il conto economico di Cargo Fs potrebbe arrivare al pareggio (nel 2003 si è registrata una perdita di 250 milioni su un valore della produzione di 991).
  • Incoraggiare il trasporto su gomma?
    Nome: Giovanni Fazio  Data: 15.08.2005
    Non professore, non ingegnare, non ambientalista, non residente nè con interessi in Val di Susa; qualche esperienza di lavoro in economia bastante per capire che le cifre possono, come sempre, significare molto ma, volendo, anche nulla. Tralasciando ogni possibile analisi di genere specialistico, per la quale non dispongo di sufficiente preparazione, di fronte alle divergenze di vedute degli esperti, che si fondano sulle differenti possibili costruzioni (e interpretazioni!) delle analisi costi/benefici, mi chiedo se non sia il caso di portare l'orizzonte della discussione ad un livello più generale, quindi anche più "grezzo" (ma non grossolano); cioè chiedersi e analizzare per quanto tempo potremo ancora dare per pacificamente sottinteso che il trasporto su gomma debba essere accettato non solo e non tanto nei suoi prevedibili incrementi (come fa presupporre l’ipotesi di convenienza del raddoppio autostradale del Frejus), ma già al suo livello attuale, e se ogni alternativa meno opprimente (e la ferrovia - alta velocità o meno- mi pare che lo sia) non debba essere esaminata ANCHE alla luce della sostenibilità di questo aspetto e non solo dibattuta sulla base di analisi costi/benefici sostanzialmente ancorate - come è nella loro natura - a visioni contabili e ragionieristiche. A chi, come è capitato a me, ha visto giorno per giorno la crescita del traffico merci autostradale negli ultimi dieci anni, e qual'è stato l'impatto della chiusura, prima del Monte Bianco e poi del Frejus, sul sistema delle autostrade liguri, questa domanda non sembrerà né azzardata né peregrina.