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Un'occasione mancata

di Marcello Messori, Categoria , Pensioni, Data 11.07.2005
I decreti attuativi della legge delega eliminano le barriere alla concorrenza fra diverse forme previdenziali. Ma non assicurano adeguata tutela agli aderenti. Inoltre, introducono una discriminazione a danno della tassazione delle pensioni pubbliche, utilizzano gli incentivi fiscali a favore dei redditi più elevati, moltiplicano le aliquote. In più si indebolisce il legame essenziale fra adesione alla previdenza complementare e rendita in età non lavorativa. Invece di favorirlo, si rischia così di compromettere lo sviluppo della previdenza complementare.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Incentivi fiscali
    Nome: Alessandro Di Nola  Data: 12.07.2005
    L'analisi del prof. Messori è in gran parte condivisibile; Tuttavia non è chiaro perchè il governo non dovrebbe differenziare il regime fiscale tra pensione pubblica e pensione privata a beneficio di quest'ultima: se l'obiettivo è incentivare la tanto attesa previdenza integrativa... si tratta di una distorsione a fin di bene... Il problema sarà piuttosto di renderla più equa, ma non di rendere il sistema neutrale.
    Risposta:
    Vi sono almeno una ragione economica e una ragione giuridica che rendono distorsivo offrire incentivi fiscali alle rendite complementari e non alle pensioni pubbliche. La ragione giuridica risiede nel fatto che, secondo la Corte costituzionale, il primo e il secondo pilastro previdenziali dovrebbero essere strettamente legati cosi' da consentire al lavoratore italiano di mantenere un'invarianza nel suo tenore di vita durante l'età pensionistica; e, d'altro canto, il pilastro pubblico dovrebbe, di per sé, garantire uno standard dignitoso di vita durante quella stessa età. Da ciò deriva che il primo pilastro e' chiamato a soddisfare un bisogno previdenziale che non e' certamente meno essenziale o rilevante rispetto a quello coperto dal secondo pilastro; pertanto, se la giustificazione della riduzione fiscale risiede nell'incentivare il soddisfacimento di un bisogno previdenziale, non appare legittimo applicare tale riduzione al complemento invece che al pilastro di base. La ragione economica risiede invece nel fatto che, abbattendo l'aliquota sui benefici della previdenza complementare e tassando con aliquota marginale le pensioni pubbliche, si introduce un elemento di regressivita' nel sistema fiscale. Nel caso dello schema previsto dai decreti attuativi, tale regressivita' e' tanto piu' marcata in quanto l'aliquota prevista per la tassazione dei benefici di secondo pilastro non e' differenziata per ammontare del beneficio ottenuto e ha un tetto massimo (15%) molto basso rispetto alle aliquote sul reddito. Tralascio poi altre considerazioni di sistema gia' accennate nel miointervento su "la Voce". Aggiungo solo che, in sintonia con quanto sostenuto da Silvia Giannini e da Cecilia Guerra, non penso che il problema della previdenza complementare risieda in insufficienti agevolazioni fiscali; quindi, introdurre distorsioni così marcate e inique nel sistema economico mi sembra veramente inappropriato. Buon lavoro e a presto Marcello Messori