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La direttiva che non svela segreti

di Andrea Manzitti, Categoria , Finanza, / Europa, , Data 30.06.2005
Dal 1° luglio le banche e gli altri intermediari finanziari che operano in Italia e in ventuno altri paesi dell’Unione hanno l'obbligo di comunicare periodicamente all'Agenzia delle entrate il pagamento di interessi a favore di persone fisiche residenti in altri Stati membri Ue. Lo impone la direttiva sul risparmio. L'onere di adeguamento delle procedure è pesante. E in cambio ne ricaveremo solo un passaggio di informazioni inutili fra Stati. L'evasione fiscale infatti non ne soffrirà minimamente, perché i "paradisi fiscali" possono continuare a essere tali.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • distorsioni
    Nome: alias  Data: 30.06.2005
    I paesi beneficiari dell'applicazione delle aliquote minori, per un periodo iniziale piuttosto lungo, sono Belgio Austria e Lussemburgo, vuoi per motivi di tradizione, vuoi, probabilmente, per fidelizzare clienti desiderosi di mantenere conti correnti o postali remunerativi e fiscalmente agevolati, e per continuare a godere di una rendita di posizione di sistema sul mercato europeo del credito. Se poi i clienti di quei sistemi bancari sono, magari, Eurodeputati, e se tra costoro vi sono, magari, miei (nostri) concittadini, i quali beneficiando dei massimi stipendi mensili (21.000 euro) fra tutti i cittadini dei 15 paesi membri, probabilmente qualcosina risparmiano, allora è un problema di equità morale, oltre che di danno erariale per l'Italia. Poichè la classica casalinga italiana (ad esempio, mia madre) paga il 27 per cento (e non il 12,5) di ritenuta fiscale alla fonte sui (bassi) interessi che le frutta un c/c, o un libretto di risparmio postale, mi sembra che la 2003/48/CE sia anche peggio di come la dipinge il dott. Manzitti.