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Il concorso? Meglio nazionale

di Pietro Ichino*, Categoria Scuola e Università, , , Data 27.06.2005
Forse la scelta migliore per combattere il malcostume dei concorsi universitari fasulli è il ritorno alle regole precedenti alla riforma del 1998, con un correttivo decisivo. I professori di ciascuna materia votano una sola volta all'anno per una commissione non rieleggibile nella tornata successiva. La commissione designa un piccolo numero di idonei. entro tre mesi dall'insediamento. Libero poi ciascun ateneo di chiamare uno degli idonei, se concorda nel ritenerlo tale anche rispetto ai propri standard, esigenze didattiche e programmi di ricerca.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • concorsi nazionali
    Nome: Giorgio Giraudi  Data: 19.10.2005
    I concorsi nazionali, oltre che avere tempi e modalità decisamente criticabili, erano anche meccanismi che creavano le condizioni per un "baronaggio" accademico spietato (si veda l'articolo di Carinci in risposta a Giugni) e per una supremazia indiscussa dei grandi atenei. Ciò aveva comportato una paralisi sistemica del sistema universitario italiano con un blocco del ricambio interno della classe docente insostenibile. Se non altro i concorsi locali, con tutti i limiti e le storture che li caratterizzano, hanno permesso lo sviluppo territoriale del sistema universitario (cosa non da poco per le famiglie italiane con un reddito limitato). Io, personalmente, non mi scandalizzo che un'organizzazione decida di assumere una persona della quale ha valutato negli anni non solo la competenza ma anche le qualità relazionali, organizzattive e tutto quanto fa sì che una volta inserito stabilmente nell'organizzazione il nuovo acquisto sia elemento armonico di spinta piuttosto che elemento estraneo e magari conflittuale (ad esempio un docente che vive a 1000 chilometri di distanza e non è mai presente in università..). Quello che vorrei, invece, è che a questa capacità di scelta si legassero poi responsabilità importanti. E' attraverso l'abolizione del valore legale della laurea e l'istituzione di meccanismi seri di controllo dell'attività accademica che colleghino i fondi pubblici alla quantità e la qualità del lavoro svolto che si impedisce (o si rende quanto meno irrazionale) che un'università possa selezionare una persona inadatta a questo lavoro. Solo in questo caso esisterebbero forti incentivi a selezionare persone valide ed affidabili. La riproposizione dei concorsi nazionali senza questi meccanismi è, a mio avviso, uno sterile ritorno al passato, al centralismo, alle baronie infinite, al centralismo dei grandi (abnormi) atenei e a tutti quei (molti) mali che avevano a suo tempo suggerito giustamente un abbandono di tali pratiche.
  • concorsi nazionali
    Nome: rosario nicoletti  Data: 28.06.2005
    Nell'attuale contesto di insoddisfacente concorrenza tra atenei, il male minore per i concorsi di prima fascia di docenza dovrebbe essere una idoneità nazionale seguita da chiamata da parte delle sedi, come giustamente prospetta l'autore. Vorrei far notare che il testo del DDL licenziato dalla Camera (15 Giugno) contiene queste disposizioni; testo peraltro poco chiaro a causa dello scarso coordinamento. L'opposizione della CRUI è perfettamente comprensibile se si pensa alla perdita di potere dei Rettori e degli "establishment" accademici con la nuova disciplina concorsuale. Ed è' qui il vero nodo da sciogliere: la concorrenza tra atenei sarà possibile solo modificando profondamente il tipo di governo.