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Buone notizie in momenti difficili

di Pietro Garibaldi, Categoria , Lavoro, , Data 20.06.2005
L'inchiesta sulle forze lavoro relativa al primo semestre 2005 segnala un aumento di 84mila posti di lavoro rispetto al quarto trimestre del 2004, pari allo 0,4 per cento. Come si spiega questo andamento se si considera la riduzione del Pil degli ultimi due trimestri? L'aumento occupazionale è legato al processo di riforme del mercato del lavoro. Ma anche alla rilevazione di lavoratori sommersi. Nel complesso, la crescita dell'occupazione rimane un fatto totalmente settentrionale, con il Centro e il Mezzogiorno addirittura in leggero calo.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • scacco matto alla legge di Okun?
    Nome: Emanuele  Data: 22.07.2005
    Questa sorta di "miracolo occupazionale" che l'Italia sta vivendo rischia di essere un bel rompicapo per numerosi economisti del lavoro. Come è possibile che con dei tassi di crescita del Pil prossimi allo zero nel 2004 si siano fatti registrare ben 620.005 nuove posizioni lavorative? E' un dato di fatto: l'occupazione in Italia sta continuando a crescere pur con un'economia stagnante. Sembra proprio che la famosa legge di Okun non valga per il contesto italiano attuale. Si potrebbe argomentare che l'incremento occupazionale sia dovuto quasi esclusivamente all'introduzione di nuove forme contrattuali più flessibili e al recupero di una certa percentuale di lavoro nero. Se cosi fosse bisognerebbe allora riconoscere i meriti ai creatori della legge Biagi. Delle due l'una. O l'occupazione effettiva non è cambiata e il presunto aumento di occupazione è da addurre al recupero del sommerso oppure siamo davvero di fronte ad un incremento effettivo d'occupazione dovuto all'introduzione di nuove forme di flessibilità contrattuale. In entrambi i casi, tuttavia, la legge Biagi ha raggiunto gli obiettivi prefissati: incrementare l'occupazione e ridurre il lavoro nero. Concludo sottolineando che il saldo attivo del rendiconto INPS per il 2004 si è concluso con un risultato pari a 5.264 mln di euro , contro i 405 mln del 2003. Inoltre il Fondo pensioni dei lavorati dipendenti si presenta con un attivo pari a 2.096 mln di euro, contro i -1.658 del 2003. Penso che di questi tempi siano dei risultati positivi da non sottovalutare.
  • occupazione senza crescita
    Nome: maurizio carra  Data: 22.06.2005
    La fotografia che l’Istat ha fatto sullo stato di salute del paese è impietosa. Nulla che non si sapesse, ma vederlo confermato dall’Istituto Centrale di Statistica accresce la preoccupazione. Sono molte le ombre evidenziate dal Rapporto. E un sondaggio condotto da Ipsos conferma che una famiglia su cinque si trova in seria difficoltà, una su due (48%) non riesce a risparmiare, il 13% ha dovuto intaccare i risparmi accumulati e registra un calo di 14 punti (dal 48% del 2001 all’attuale 34%) in soli tre anni di chi è riuscito a risparmiare qualcosa confermando il fenomeno dell’impoverimento dei ceti medi. E il futuro non lascia presagire alcun miglioramento. Prevale infatti nella maggioranza dei cittadini la percezione del declino del paese. Solo l’occupazione cresce. Ma non c’è da rallegrarsi troppo se l’occupazione cresce in un contesto di stagnazione economica. Quello che si sta verificando da noi è l’esatto contrario di quanto avviene negli USA dove imperversa la polemica sulla “jobless recovery” (crescita senza occupazione). Per la verità l’occupazione è aumentata, ma la tendenza non è ancora consolidata. Per quale ragione in America l’occupazione ristagna e non tiene il passo della crescita economica che viaggia sul ritmo del 3/4% annuo? Le cause sono da ricercarsi nel più intenso sfruttamento della capacità produttiva degli impianti, nel miglioramento delle tecnologie e nella dislocazione all’estero di attività in precedenza svolte in loco (outsoursing). Si tratta di una grande e variegata quantità di servizi (anche ad alta tecnologia) appaltati in Asia, in India e in Russia dove il costo, a parità di qualità, è un terzo di quello domestico. Ma torniamo alla nostra anomalia: l’occupazione senza crescita, per esaminarne le cause. La prima può essere individuata nel comportamento di quei disoccupati che, ormai sfiduciati, si cancellano dalla lista negli uffici di collocamento e che per la statistica, non essendo più iscritti, vengono considerati occupati. Una seconda considerazione porta a ritenere che i nuovi occupati, non siano “nuovi, ma siano lavoratori emersi dal sommerso. Una terza attribuisce il fenomeno alla flessibilità del lavoro nelle sue varie tipologie. Oggi vengono considerati “occupati” i lavoratori cosiddetti atipici che prestano la loro opera anche per poche ore settimanali. Le ore lavorate nell’arco di un mese sono, infatti, cresciute in assoluto molto meno di quel che farebbe credere il numero di nuovi occupati. E anche il monte salari, depurato dagli aumenti contrattuali, non risente l’impatto dei nuovi assunti. E’ quindi un aumento più formale che sostanziale. Se poi la maggiore occupazione fosse effettiva dovremmo chiederci con apprensione il motivo per cui l’apporto di questi lavoratori non contribuisca ad accrescere, in termini di Pil, la ricchezza del paese. Saranno stati assunti (lo diciamo provocatoriamente) in lavori improduttivi o socialmente inutili? Parlando di inefficienza una cosa è certa, anche se sorprendente: i nuovi occupati non possano essere stati assunti nella Pubblica Amministrazione perché, se così fosse, anche il Pil si sarebbe mosso all’insù. Mi spiego. Nel determinare il Pil la “produzione” della Pubblica Amministrazione viene misurata con il parametro del costo. Quindi una crescita degli stipendi o i costi relativi a personale di nuova assunzione (a prescindere dalla loro produttività) va ad aumentare il dato aggregato del Pil. Incredibile, ma è così. Con l’istituzione quindi di nuove Province e il decentramento di poteri centrali alle Regioni il Pil non potrà che crescere e confermare così la propria inaffidabilità.
  • ma la situazione rimane drammatica
    Nome: Formisano Federico  Data: 21.06.2005
    Ho coordinato un gruppo di studio dell'Associazione Vicenza Riformista sulle tematiche del mondo del lavoro con la partecipazione di esponenti sindacali, delle associazioni datoriali, ecc. L'incremento della forza lavoro continua ad apparirmi come un dato difficile da spiegare. Noi a Vicenza siamo nel pieno del Nord-Est in una realtà dove la disoccupazione praticamente non esiste e non esisteva. Eppure anche qui la crisi ha colpito duro: lo dimostra l'incremento dei fallimenti, delle chiusure di azienda, della mobilità, della cassa integrazione salita in modo esponenziale. Interi comparti (quello orafo famoso nel mondo, quello delle confezioni, quello della concia, della ceramica, ecc.) sono in crisi spaventosa. E tutti dicono il 2004 doveva essere l'anno horribilis il 2005 doveva essere migliore; e invece al peggio non c'è limite. In compenso aumentano i lavoratori precari in maniera tale da far spaventare anche il mondo bancario ed il mondo immobiliare. I giovani che non hanno un posto sicuro non possono chiedere mutui o prestiti alle banche e quindi rimandano matrimonio ed acquisto della casa. Io non credo che questo incremento dell'occupazione stia producendo effetti reali. Anzi!
  • E I SERVIZI?
    Nome: paolo borghi  Data: 21.06.2005
    Ci potrebbe essere una ulteriore spiegazione all'incremento dell'Occupazione a PIL calante: lo sviluppo occupazionale in settori a bassa produttività (colf; Badanti; piccole manutenzioni; occupazione extra-comunitaria a bassa qualifica). Il che potrebbe anche dire che il PIL (dal punto di vista della sua composizione) va ben peggio degli indicatori che lo misurano. Il riscontro si puo' avere rilevando gli avviamenti al lavoro per larghissima parte di basa qualifica) e le attese occupazionali (Progetto xcelsior), sempre di bassa qualifica, oppure guardando con più attenzione i bisogni/consumi in espansione anche in relazione al forte invecchiamento della popolazione. Da qualsiasi parte si guardino gli ultimi incrementi occupazionali, purtroppo rilevano la pessima qualità del poco sviluppo in atto. Saluti Paolo Borghi - Direttore Centro Impiego Bassa Val di Cecina (LI) - paborghi@iol.it
  • lavoro
    Nome: Fabio Cantoni  Data: 21.06.2005
    Facendo provocatoriamente una distinzione fra lavoro cattivo e quello buono, non si può che constatare che, da un po' di anni, cresce nel paese l'opportunità di impiego in posizioni dalla bassa qualifica e valore aggiunto (commessi di supermercato, muratori, badanti...), mentre diventa sempre più difficile lavorare in settori "avanzati" ed innovativi. La crisi del comparto dell'ICT, e della ricerca, sia pura che applicata, sembrano esempi significativi in tal senso. sensa parlare di settori oramai morti, come la Chimica. La regressione della classe media non è solo economica, ma anche e sopratutto culturale. E' veramente un fenomeno inarrestabile?