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Commenti

L'Europa degli italiani

di Tito Boeri, e Guido Tabellini, Categoria , Europa, , Data 15.06.2005
Un nostro sondaggio conferma che i giovani italiani continuano a essere filo-europei e voterebbero a favore del Trattato costituzionale europeo perché hanno poca fiducia nel sistema politico e nelle istituzioni nazionali. L'Europa piace perché ci protegge dai nostri stessi errori. La maggioranza degli intervistati ritiene però che l'euro abbia danneggiato l'economia italiana. Da questi dati si possono trarre alcune indicazioni sull'atteggiamento che il Governo dovrebbe tenere al Consiglio europeo e nel negoziato con Bruxelles sul riequilibrio dei conti pubblici. E ci sarebbe materia di riflessione anche per la Bce.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Gli italiani eurorealisti
    Nome: Pierpaolo Sette  Data: 29.06.2005
    Gentili Professori, Noto con gran piacere l'esisto di questo sondaggio. Personalmente sono un pò meravigliato, ma anche favorevolemte sorpreso. I giovani hanno compreso bene il valore, futuro, dell'Unione economica europea. Oggi che si parla addirittura di ritornare alla vecchia lira, questo sondaggio è davvero confortante. D'altronde non si tratta di essere euroentusiati o euroscettici, ormai si tratta di essere eurorealisti. La moneta unica è un dato di fatto e va sostenuto perchè i suoi benefici futuri possano essere per tutti. Le difficoltà iniziali, dovute alla costituzione di un'unione valutaria, erano prevedibili. Tuttavia il processo politico , che è fondamentale per la riuscita del progetto non deve arrestarsi proprio in questo momento. Nel momento in cui il processo politico pare essersi un pò arenato, la fiducia dei cittadini è un valore importante. Dato che il valore delle aspettative in economie è importante, speriamo che i nostri politici tengano conto di quelle di tutti i cittadini che comprendono quanto sia importante non far naufragare questo importante progetto. Cordiali saluti, Pierpaolo Sette
  • Sono perplesso
    Nome: Aguaplano  Data: 19.06.2005
    Questo sondaggio che dimostrerebbe un filoeuropeismo in crescita nel nostro paese puzza di abbruciaticchio! Che la nostra classe politica in toto sia insufficente a gestire l'entrata in Europa dell'Italia, va bene. Ma che addirittura le persone consultate si definiscono più fiduciosi dei superburocrati di Strasburgo e dintorni, cioé di coloro che, ad esempio, finanziano gli agricoltori perché smettano di lavorare i campi ...
    Risposta:
    Non parliamo di un filoeuropeismo in crescita. E' la prima volta che poniamo questa domanda. E ci limitiamo a constatare che preferiscono ancora i burocrati di bruxelles ai politici nostrani. probabilmente non piacciono nè gli uni, nè gli altri. ma i buricratici di bruxelles sono ritenuti meno peggio degli altri. i rispondenti dovevano per forza scegliere tra gli uni o gli altri. spero che questo serva a fugare i suoi dubbi. Cordiali saluti
  • 'quale europa' per 'quali italiani'?
    Nome: Leonardo Menchini e Giorgio Ricchiuti  Data: 17.06.2005
    Nell’articolo ‘L’Europa e gli italiani’ due aspetti ci lasciano particolarmente perplessi. Il più importante legato al dibattito sulla costituzione europea e l’Europa, l’altro, strettamente metodologico, sulla significatività dell’inchiesta. Per quanto riguarda il primo aspetto riteniamo che fallace l’equazione ‘sì’ al trattato ‘sì’ all’Europa. Si può essere favorevoli ad una maggiore integrazione europea senza necessariamente riconoscersi nel trattato. Il dibattito francese, per chi lo ha seguito con attenzione, lo ha in parte mostrato. Forse nella vostra inchiesta sarebbe stato opportuno inserire una domanda filtro del tipo: ‘conosci il trattato costituzionale europeo?’, oppure ‘hai letto le oltre 400 pagine del trattato?’ ‘Conosci i contenuti del secondo titolo e del terzo titolo della costituzione europea?’. Probabilmente così ci saremmo accorti che i giovani italiani sono propensi ad approvare qualcosa che non conoscono. Perchè, allora, non accettare che almeno una parte dei francesi abbia risposto ‘no’ alla domanda posta: ‘Siete favorevoli alla Costituzione Europea?’? Inoltre non può essere tralasciata la questione relativa alle caratteristiche del campione indagato dalla vostra ricerca. Nell’allegato all’articolo rendete conto del fatto che il campione intervistato è un campione fortemente selezionato: gli individui di età compresa tra 18 e 35 che utilizzano internet (senza specificare se l’uso è saltuario o frequente!) rappresentano infatti poco più della metà dei membri di quella classe di età e poco più del 10% dell’intera popolazione italiana. Trarre da ciò conclusioni generali sull’orientamento degli italiani o anche dei soli giovani italiani ci sembra metodologicamente poco corretto. D’altro canto siamo portati a ritenere che qualora un simile sondaggio fosse stato condotto in Francia, con un campione così selezionato, i risultati non sarebbero stati molto dissimili da quelli trovati in Italia. Di conseguenza pensiamo che sarebbe più corretto chiarire meglio e sottolineare che i risultati si riferiscono ad un sottogruppo della popolazione ben specifico. Leonardo Menchini e Giorgio Ricchiuti Firenze
    Risposta:
    Grazie. Certamente il Trattato non è l'unica possibile forma di integrazione politica possibile in linea di principio. Ma è quella che oggi sembrava alla portata. Mettiamo in guardia il lettore sia nell articolo che nella scheda, parte integrante dell articolo. In ogni caso, piu del 50 per cento dei giovani in questa fascia di eta sono internauti e il campione è pesato sulla popolazione.
  • L'euro non si tocca, ma...
    Nome: Franco Pischedda  Data: 16.06.2005
    Nell’introduzione dell’euro è mancata una corretta informazione sulle conseguenze a cui si sarebbe andati incontro. Una volta stabilito che la parità 1 euro uguale 1936,27 lire fosse quella giusta (e anche sulla necessità di questa scelta non si è stati a suo tempo molto chiari), sarebbe stato opportuno dire agli italiani che da quel momento in poi, si sarebbe prodotto un livellamento (nel nostro caso verso l’alto, fino quasi a raddoppiare) dei prezzi intorno alla media europea. Forse per qualche mese, relativamente ai prodotti già disponibili, c’è stato anche qualche effetto speculativo, ma poi i prezzi sono aumentati anche alla produzione, per le note interrelazioni fra i mercati. Si parla in abbondanza e giustamente dell’aumento dei prezzi ha colpito i consumatori, rendendoli più “poveri”. Ma anche la pubblica amministrazione centrale e locale non può non aver subito lo stesso effetto inflattivo, con deleteri effetti sui relativi bilanci, rendendo estremamente difficile, se non impossibile il rispetto del limite del 3 per cento del patto di stabilità. Ora non si può tornare indietro, perché gli effetti sarebbero disastrosi. Ma non si può pretendere in sede europea di applicare solo regole restrittive (giuste e liberamente accettate) senza tenere conto dei perversi effetti prodotti nell’economia degli Stati europei dalle parità monetarie a suo tempo adottate. Ora non sono più possibili manovre di cambio correttive. Ma ci sarà pure un meccanismo che consenta all’Unione europea, nell’interesse comune, di sostenere fino al riallineamento le economie di Paesi come l’Italia particolarmente colpiti dagli effetti di una parità monetaria che si è dimostrata insostenibile.
  • L'altra faccia della medaglia
    Nome: bb  Data: 16.06.2005
    Non so come voterei ad un referendum di ratifica della Costituzione europea, comprendo perchè si può ritenere più professionale ed affidabile un "tecnico" europeo rispetto ad un politico italiano, però il politico lo posso cambiare, alle prossime elezioni, se non mi va, il tecnico europeo, membro di qualche organo comunitario ( ad eccezione del Parlamento, che ha però, anche nel progetto di costituzione europea non ratificato da Francia ed Olanda, poteri non paragonabili a quelli di un parlamento nazionale ) lo mettono lì, indicativamente, i governi. Anche le decisioni più importanti a livello europeo le prendono i governi ( non solo il governo che ho avuto la possibilità di promuovere alle elezioni italiane, ma anche i governi degli altri paesi ) con controlli abbastanza limitati da parte degli organismi più rappresentativi sia a livello europeo ( Parlamento ) sia a livello nazionale. Penso che finora l'Europa, soprattutto nel caso italiano, abbia frenato derive contabili molto pericolose, fatico ancora a vedere benefici in senso promozionale, ma del resto la congiuntura economica ha un suo trend che non si può contrastare più di tanto. Credo che in altri paesi europei, che hanno classi politiche meno screditate e tradizioni democratiche più antiche della nostra il fatto di trasferire così massicciamente quote di sovranità ad organi non rappresentativi, assieme alle difficoltà economiche del momento, abbia creato malumore e scontento ed abbia portato alla mancata ratifica. Il fatto che in Italia non si senta come problema questa poca rappresentatività degli organismi europei, perchè sostanzialmente ci si fida comunque meno della nostra classe dirigente (democraticamente eletta ), dovrebbe far pensare. Mi sembra più una resa all'interno che un sì all'europa, ed il rischio è anche che non ci si chieda veramente che europa si vuole, ma semplicemente ci si affidi ad un mito, che risolva problemi di cui a livello nazionale abbiamo rinunciato ad assumerci la responsabilità. Voi che ne pensate? Grazie BB
    Risposta:
    Le sue considerazioni ci sembrano largamente condivisibili. Grazie per questo suo lucido commento.