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Lo spread Btp-Bund in tempo di euro

di Carlo Favero, Categoria Moneta e Inflazione, , / Finanza, / Europa, , Data 09.06.2005
Con la scomparsa del rischio di cambio per l'Italia relativamente alla Germania dopo l'entrata nell'euro, anche il rischio di default si è drasticamente ridotto e i differenziali di interesse tra i due paesi si sono quasi allineati. Ora, però, sembrano tornare ad aprirsi. Un motivo di preoccupazione? L'evidenza empirica ci dice che il recente rialzo dello spread Btp-Bund può essere spiegato interamente da fattori totalmente indipendenti dall'andamento dei fondamentali fiscali italiani. Questo fatto sottolinea il fondamentale ruolo dell’EURO per il contenimento del costo del finanziamento del debito pubblico italiano, in un ambito di aspettative di stabilizzazione dei nostri fondamentali fiscali.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Aggiornamento
    Nome: Antonio Tagliola  Data: 07.11.2008
    Sarebbe davvero interessante aggiornare l'analisi ai giorni nostri. Antonio
  • Ma siamo sicuri?
    Nome: Nicola  Data: 06.07.2006
    Gent.mo Professore, correndo il rischio di essere troppo diretto credo che la sua analisi si basi su un peccato originale: quello da lei riportato nella Figura 2. Grafico sicuramente interessante per definire la propensione al rischio ma altrettanto sicuramente mal utilizzato a questo scopo. Affermare a cuor leggero che il rialzo dello spread BTP-Bund puo' essere spiegato INTERAMENTE da fattori totalmente indipendenti dall'andamento dei fondamentali fiscali e' fortemente opinabile e se osserviamo cosa e' successo allo spread nelle ultime settimane la sua affermazione puo' essere subito smentita (basti chiamare un qualunque trader di governativi della City). Ma allora come si spiega la bellezza del suo grafico 2? Il Swap spread US puo' essere effettivamente preso a proxy della propensione generale del mercato al rischio MA piuttosto che come benchmark a cui correlare lo spread BTP-Bund va preso come una sorta di "coefficiente di correzione" o "stato del mondo". Che vuol dire? il mercato vive di "returns": una variazione di un basis point quando gli spreads sono 100 vale 1% ma quando sono 10 vale 10%. Quindi il grafico 2 cosi come riportato e' poco significativo ma e' facilmente riciclabile. Si ribasino i due indici a 100: il nuovo grafico mostra variazioni della propensione al rischio vs variazioni dello spread BTP-Bund. E' EVIDENTE che in un contesto di fatto stabile di propensione al rischio lo spread BTP-Bund e' esploso sulla base della situazione economica relativa. Cordiali saluti NC
  • Evoluzione dell'avversione al rischio
    Nome: Pierluigi Coriazzi  Data: 30.06.2005
    L'articolo offre l'ineccepibile descrizione del c.d. fenomeno di flight to quality: un aumento dell'avversione al rischio riduce la domanda di titoli rischiosi, quindi ceteris paribus ne determina riduzione di prezzo e aumento di tasso. Restando comunque vero che la riduzione di prezzo / aumento di tasso si verifica anche nel caso che, a parità di avversione al rischio, si riduca la (percezione della) solidità finanziaria di un'emittente. Sono quindi d'accordo con Lei Prof Favero? Nell'analisi sì ma non nella risposta alla domanda che Lei pone: "Dobbiamo preoccuparci?" Domanda alla quale io sono incline a rispondere sì. La premessa che porta la mia opinione a distanziarsi dalla Sua è, credo, il giudizio sull'evoluzione dell'avversione al rischio, che io non valuto in riduzione. Indubbiamente questo è l'argomento più opinabile; se per le probabilità di insolvenza da Black in poi un framework unificato di riferimento per quanto delicato esiste, per una variabile latente come l'avversione al rischio di modelli econometrici che si propongono coraggiosamente di stimarla ce ne sono forse persino troppi. E per un'analisi che vede l'avversione al rischio (come l'ultimo rapporto annuale della BIS) probabilmente ne esiste sicuramente almeno un'altra che afferma il contrario Cordiali saluti Pierluigi
  • Rapporto causa effetto
    Nome: Gianluca Galletto  Data: 14.06.2005
    Premetto che la spiegazione dell'andamento dello spread BTP-Bund dat i n questo articolo e' molto interessante. Ma non mi convince fino in fondo. Nel senso che resta parziale. Il fatto che l'andamento dello spread sia fortemente correlato con lo spread fra il 10Y Swap e il 10Y Treasury, non comporta necessariamente che sia questa variabile a determinare l'andamento della prima, ne' che la variabile che influenza la seconda sia la stessa che determina l'andamento dello spread BTP-Bund. Andrebeb verrificato che la stessa correlazione esiste con gli spread col Bund degli altri paesi dell'arera euro con caratteristiche simili a quelle dell'Italia, o quanto meno con lo stesso rating. Inoltre, sebbene questa variabile possa spiegare l'andamento nel tempo dello spread BTP-Bund, non spiega perche esso ci sia in "the first place". Venuto meno il rischio cambio, rimane il rischio credito e fattori tecnici (liquidita e simili) a differenziare i rendimenti fra Italia e Germania. E il nostro rischio di credito resta piu alto a causa dei nostri fondamentali (livello debito/pil principalmente). Se questo rischio (o la percezione di esso) aumentano - la liquidita' non e' certo il problema in caso di BTP-, aumenta anche lo spread BTP-Bund ed e' plausibile che in momenti di riduzione della propensione al rischio generale nei mercati mondiali, anche la percezione della differenza fra rischio di credito fra due emittenti diventi piu' elevata.
    Risposta:
    La risposta per il signor Galletto è in "government bond spread" by Codogno et al. in Economic Policy 37, October 2003.
  • propensione al rischio
    Nome: Davide Cantoni  Data: 14.06.2005
    Affinché la propensione al rischio possa spiegare il differenziale BTP/Bund ci vuole, però, un qualche rischio intrinseco che sia considerato dai mercati superiore in Italia rispetto alla Germania. Se non ci fosse nessuna differenza di rischio (=identica probabilità di default per Italia e Germania) i cambiamenti nell'avversione al rischio non si rifletterebbero in un differenziale tra BTP e Bund. Bisogna quindi sottolineare che - comunque - i mercati vedono un rischio di default (o altra sciagura finanziaria) più alto in Italia rispetto alla Germania.
    Risposta:
    Esatto, il mercato percepisce più alto il rischio default per l'Itali vs la Germania. Solo che quando la propensione al rischio diciamo così "generale" è alta, i mercati sono disposti a comprare questa differenza di probabilità di default.
  • Correlazioni e cause
    Nome: luca zappa  Data: 14.06.2005
    La commistione in una analisi scientifica tra eventi da una parte e correlazioni/cause dall'altra è assai pericolosa. Mi sembra, con il dovuto ripetto, che lei confonda una correlazione (correlazione tra asw spread sui titoli americani e differenziale dei rendimenti italo tedesco) con la causa che determina gli eventi stessi, quando ben altri e chiari sono i motivi. La scienza economica dovrebbe andare oltre la ricerca di probabili algoritmi volti a spiegare l'evolversi dei fenomeni sociali. L'economia è molto scienza sociale, ma poi arriva sempre qualcuno che introduce le aspettative razionali e soprattutto i comportamenti razionali dell' homo economicus e soprattutto dei traders.... Detto questo mi permetto altresì di aggiungere che in un mondo finanziario basato su una serie impressionante di "convenzioni" matematiche e carta, bisognerebbe stare molto attenti ad accendere fuochi nelle vicinanze. Questa è la situazione italiana con l'euro. A presto. Luca Zappa
    Risposta:
    La sua affermazione che io confondo correlazione con causa che determina gli eventi stessi mi è incomprensibile. Quali sarebbero gli altri motivi ben altri e chiari ? Sono invece d'accordo, come penso appaia chiaramente da quello che dico sulla pericolosità di "accendere fuochi nelle vicinanze". A condizione di aver ben inteso quello che Lei vuol dire.
  • Conclusioni
    Nome: Vincenzo Pinto  Data: 10.06.2005
    Mi scusi Prof. Favero, ma la chiusura dell'articolo mi sembra in contraddizione con tutto il resto. Lei dice: "L’evidenza empirica ci dice che il recente rialzo dello spread Btp-Bund può essere spiegato interamente da fattori totalmente indipendenti dall’andamento dei fondamentali fiscali italiani". Mi pare di capire che i mercati finanziari, più che guardare ai nostri fondamentali fiscali guardano alla reputazione del paese, che nel nostro caso è comunque considerato più "rischioso" della Germania, nonostante la situazione fiscale - ed economica - sottostante. Come si sposa questo con la conclusione: "Questi fatti reiterano l’importanza di rimanere nell’Euro e di perseguire rigorosamente la disciplina fiscale". D'accordo per il rimanere nell'Euro, in questo modo confondiamo la nostra posizione con quella degli altri paesi dell'UEM e in più trasferiamo pure un po' di rischio di default all'estero. Ma concludere che la disciplina fiscale rimane importante in sé mi sempra una contraddizione; a meno che non volesse dire che è importante nella misura in cui cerchiamo di replicare la dinamica fiscale tedesca.
    Risposta:
    E' il (leggero) cambiamento nella propensione al rischio dei mercati che spiega l'incremento dello spread. questo è indipendente dai fondamentali fiscali italiani, a meno dell'improbabile scenario in cui i fondamentali fiscali italiani influenzano lo asset swap-spread statunitense.