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Com'è difficile diventare grandi

di Francesco Billari, Categoria , Famiglia, , Data 06.06.2005
Con la laurea breve, la maggioranza dei diciannovenni italiani si è iscritta all'università. Rimarranno ancora più a lungo nella casa dei genitori? Probabilmente sì, se non si adottano politiche che consentano di mantenere una continuità nel tenore di vita ed eguali opportunità anche per chi lascia la famiglia d'origine. Perché studiare e formare una famiglia propria sono scelte poco compatibili in Italia. E' necessario allentare la rigidità delle sequenze di eventi. Per esempio, con sostegni al reddito generalizzati e agevolazioni sull'affitto. Gianpiero dalla Zuanna commenta l'intervento; la controreplica dell'autore.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • E' la riforma ad allungare i tempi?
    Nome: alessandro Figa'Talamanca  Data: 07.06.2005
    L'articolo sembra attribuire alla riforma cosiddetta del 3+2 la responsabilita' dell'allungamento dei tempi di studio per i giovani ed il ritardo nell'inizio dell'attivita' lavorativa. Si osserva infatti che la riforma ha prodotto un aumento degli immatricolati (calcolato in termini di rapporto tra immatricolati e diciannovenni). La realta' e' piu' complessa. Fino a non moltissimi anni fa la scuola secondaria dava accesso a professioni per le quali in molti altri paesi era necessario un titolo universitario: ragioniere, geometra, perito agrario, perito industriale, maestro elementare, ecc. Sono queste le figure professionali che sono state protagoniste dello sviluppo economico degli anni cinquanta e sessanta, e che costituiscono ancora l'asse portante del sistema economico e industriale italiano. La formazione di questo tipo si concludeva prima del compimento di venti anni. Le successive scelte politiche in tema di istruzione e formazione professionale hanno determinato una licealizzazione (al ribasso) degli studi secondari. Ad esempio la riforma dei primi anni settanta dell'esame di maturita' tecnica ha reso molto difficile la sua caratterizzazione come esame di ingresso in una professione liberale; la politica del personale ha reso difficile l'ingresso di laureati bravi in ingegneria, fisica, chimica industriale, economia, nei ruoli degli insegnanti della scuola secondaria (mentre era ancora possibile reclutare nonostante i lunghi periodi di "precariato" bravi laureati in lettere). Alla fine l'istruzione tecnica e' stata abbandonata dagli studenti e dalle loro famiglie. Solo dopo l'attuazione di queste politiche distruttive e' stato necessario l'intervento delle universita' per rispondere alla domanda di istruzione proveniente da settori crescenti della popolazione.
    Risposta:
    Grazie per il commento. L’innalzamento della propensione a immatricolarsi dipende anche, come nota giustamente Figà Talamanca, da ciò che è accaduto alle scuole superiori. L’introduzione del 3+2 ha tuttavia creato una discontinuità importante, cambiando il tasso di crescita degli immatricolati e innalzando il livello delle immatricolazioni in modo radicale. Nell’articolo non tratto delle motivazioni alla base di tale innalzamento, ma prendo atto che non sarà il 3+2, inserito nell’ambito di una riforma più generale, ad “accorciare” il percorso che conduce a diventare grandi.