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Il manifatturiero di Fazio

di Francesco Daveri, Categoria , , Concorrenza e Mercati, / Innovazione e Ricerca, Data 30.05.2005
La strategia di Banca d'Italia è assicurare la stabilità del sistema bancario nazionale anche per consentire all'industria italiana di affrontare le crisi in cui si trova periodicamente coinvolta. Ma, a giudicare dai risultati di competitività e produttività del manifatturiero, il supporto dato finora non basta più, perchè quella attuale è soprattutto una crisi di efficienza produttiva. Le aziende manifatturiere italiane hanno bisogno di finanziamenti finalizzati a facilitare le necessarie ristrutturazioni, per crescere e per internazionalizzarsi.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Il manifatturiero di Fazio
    Nome: giuseppe di bello  Data: 02.06.2005
    Caro Francesco, anzitutto complimenti per il bell'articolo. Mi ha particolarmente colpito il passaggio in cui affermi che il rapporto capitale/lavoro e l'investimento per addetto sono aumentati nel corso degli ultimi anni, senza che peraltro ciò si traducesse in un uso più efficiente delle risorse nel settore. Ciò conferma quanto ho avuto modo di verificare "sul campo" negli ultimi tempi, in modo se vuoi un pò impressionistico. Vivo nelle Marche, terra di piccola e media impresa. Negli ultimi anni, mi sono stupito di vedere crescere dal nulla delle zone industriali, con ampie dotazioni di infrastrutture. Pure, spesso i nuovi capannoni rimangono inutilizzati per mesi. Quando poi vengono utilizzati, lo sono per modo di dire: spesso e volentieri si hanno dei meri traslochi da un sito produttivo ad un altro, senza che ciò comporti alcuna innovazione in termini di processo e/o di prodotto. Ti chiedo: non pensi che, al di là di finanziamenti mirati, sia necessaria, fra gli imprenditori, una autentica "rivoluzione culturale"? Non so se la cosa sia avvertibile in altre aree d'Italia, ma questo è quello che avverto (sempre in modo epidermico) qui nelle Marche. Cordialmente G. Di Bello
    Risposta:
    Caro Giuseppe: grazie delle informazioni marchigiane, che completano utilmente il quadro aggregato che ho provato a dare nell'articolo. Spero che non ci voglia una rivoluzione culturale per recuperare la capacità delle imprese di innovare. La storia recente del manifatturiero italiano a me suggerisce un messaggio molto tradizionale, e cioè che gli individui rispondono agli incentivi. Se hanno a disposizione liquidità in eccesso (perchè i tassi sono bassi), la sprecheranno con progetti di cattiva qualità. E se non hanno una solida ragione per innovare (come la prospettiva di aumentare i profitti) non lo faranno. Per questo può essere utile provare a cambiare il sistema di incentivazione passando dal sistema poco trasparente e fatto di sussidi rinnovati periodicamente del passato ad un sistema con incentivi trasparenti e duraturi. Francesco