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Commenti

L'Italia senza l'euro

di Tommaso Monacelli, Categoria , Moneta e Inflazione, , Data 03.06.2005
Che cosa sarebbe accaduto se l'Italia non fosse entrata nell'euro? E' difficile dare una risposta scientifica. E complesso analizzare quali benefici avrebbero potuto replicarsi anche senza una nostra partecipazione alla moneta unica. Possiamo però vedere l'influenza positiva dell'euro sul volume di scambi internazionali. Per il nostro paese, l'effetto euro e la crescita del commercio con i paesi dell'Unione monetaria hanno rappresentato un argine importante al deterioramento della capacità competitiva e delle quote di commercio globale.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • euro e riduzione dei tassi
    Nome: tommaso sinibaldi  Data: 24.01.2006
    Sia pure con qualche cautela Monacelli ritiene che la riduzione dei tassi di interesse in Italia (o. più precisamente, dello spread col "best performer") sia da ricondursi alla adesione all'Euro. La tesi controfattuale è naturalmente quella che se l'Italia non avesse aderito all'Euro, i tassi sarebbero assai più alti, drammaticamente più alti : per molti addirittura saremmo andati alla bancarotta. Eppure oggi nel mondo paesi come la Tunisia, la Romania, la Croazia etc. presentano spread modesti : avrebbe un Italia fuori dall'Euro necessariamente fatto di peggio? Mi sembra assai più ragionevole dire che negli ultimi anni c'è stata una generale riduzione dei tassi a livello mondiale e che anche l'Italia - Euro o non Euro - ne ha beneficiato.
  • Controlli sul rialzo dei prezzi
    Nome: Stefano Ivaldi  Data: 30.09.2005
    L'analisi riportata, per quanto possa rilevare un occhio poco esperto, sembra piuttosto oggettiva e ponderata. La questione che mi preme sollevare riguarda le "strategie" addottate dai commercianti in seguito all'avvento della nuova moneta. Mi è parso di ravvisare che questi abbiano, furbescamente, cercato di trarre vantaggio dalla situazione di confusione creata dalla transizione da una moneta all'altra. Inoltre, non mi sembra (ma posso sbagliarmi, visto che non ho fatto un'accurata analisi sui dati) che ci siano stati molti controlli in questo senso. Quindi il mio quesito è: è probabile che tali scelte impiegate abbiano inciso (anche in parte) sulla situazione del sistema economico italiano successiva all'ingresso dell'euro? ovvero se ci fossero state più limitazioni a tali "strategie", non si sarebbe potuto godere di qualche beneficio in più della nuova moneta?
  • tassi sui mutui
    Nome: Luigi Sampaolo  Data: 06.06.2005
    Ho un dubbio: molto spesso come principale vantaggio dell'introduzione dell'euro per la gente comune si citano i minori tassi di interesse sui mutui. Addirittura "La repubblica" titolava "comprare casa costa meno". Invece, come sa chi ha comprato casa negli ultimi 3 anni, comprare casa costa di più che nei precedenti 5 anni, molto di più. E credo che ciò sia dovuto in larga parte ai bassi tassi di interesse sui mutui. Il che non vuol dire che l'euro sia un male ma che i benefici, se ci sono, sono altri.
  • senza 1 lira
    Nome: Stefano Bono  Data: 03.06.2005
    Giuste ed appropriate le argomentazioni esposte a proposito dell'euro ma mi consento di scriverVi poche righe di miei personali e non condivisibili commenti. Non mi sento di condividere totalmente l'improbabile raffronto Italia-Svezia. Due Stati profondamente diversi per fondamentali economici. Vere le cifre ma altrettanto vere sono le differenze di due economie che, se non agli opposti, sicuramente non vedo andare a braccetto. Per quanto riguarda poi gli scandali finanziari aggiungerei che la probabile reazione dei risparmiatori italiani avrebbe potuto essere, con la lira, quella di un sostanziale trasferimento di capitali da un orizzonte ad un altro. Transumanze di questo tipo sono ricorrenti nel nostro risparmio essendo il risparmiatore italiano talvolta più sensibile alla sicurezza dell'investimento e talvolta più attirato dal facile guadagno in barba ad ogni logica di oculata e ponderata scelta di investimento in accordo con i propri obiettivi futuri. La fuga di capitali all'estero o il ritiro di capitali dall'estero sarebbe stato più marcato mentre più sensibile sarebbe stata la diminuzione dell'ingresso di capitali stranieri nel nostro Paese (non che abbiamo mai attirato grandi capitali, ma...), per poi assistere ad una ripresa all'aumentare dei tassi sui bond italiani (governo stabile a parte). In tema di commercio internazionale poi l'europeizzazione dello scenario valutario di riferimento dell'impresa, che passa quindi da nazionale ad europeo, eliminando le problematiche di oscillazione dei cambi consente all'impresa di tagliare costi (ma anche aleatori guadagni) spingendo i propri sforzi nella direzione di una maggior produttività. Fatto che in Italia non è avvenuto per le ragioni esposte nell'articolo di F. Daveri sul manifatturiero. Ciò detto e letti anche l'articolo "False colpe e veri vantaggi" di M. Sarcinelli in apertura e l'Amarcord a pag. 4 sul Sole 24 ore del 03/06 mi sento di aggiungere che il ritrovarsi a fine mese senza 1 lira non può essere attribuito alla valuta in corso ma, come sempre avviene in economia, alle scelte di politica economica decise (o affrontate) dai vari governi. Ed i votanti possono scegliere quale governo avere. Così come possono scegliere quali consumi prediligere e quali evitare. A patto di essere cittadini responsabili.....