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Prof. Siniscalco, rifletta

Categoria , Conti Pubblici, , Data 23.05.2005
Tanti episodi portano a una sola conclusione: in questo esecutivo un ministro tecnico serve ormai solo a impedire il controllo democratico degli elettori e a coprire di fronte ai mercati scelte di politica economica avventurose. Siniscalco non solo non ha oggi il potere di stabilire l'agenda di politica economica, ma neanche quello di veto. Altri sembrano decidere per lui. Ne risente anche la qualità degli interventi, come si preannuncia per l'Irap e come è già accaduto con la riforma dell'Irpef. La risposta del ministro Domenico Siniscalco. Una lettera del vicepresidente del Consiglio Giulio Tremonti.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • una riflessione
    Nome: gianni vaggi  Data: 13.06.2005
    Cari amici de ‘La Voce’ la richiesta di riflessioni al collega ed amico Ministro Domenico Siniscalco si potrebbe accompagnare ad una proposta, semplice, banale, ovvia. E cioè che la recente riforma dell’IRPEF venga azzerata, insomma riconoscere è stato un errore, frutto forse di demagogia o chissà che altro, certo non di buona economia. Perché non mi pare si trovi in alcun economista, più o meno ortodosso, che una riforma dell’imposta sul reddito delle persone che introduce significativi elementi di regressività, quindi beneficiando i redditi più elevati, abbia la capacità di rilanciare i consumi e la domanda. La manovra non è stata di poco conto poiché ha rappresentato comunque circa lo 0.5% del PIL. In un’economia con un rapporto debito PIL al 106% e un deficit abbondantemente al di sopra del 3% una manovra di tali dimensioni potrebbe essere utilizzata meglio. Vi sono almeno quattro possibilità. a. La riduzione del cuneo fiscale fra costo del lavoro e salario. b. La riduzione dell’IRAP. c. Una riforma dell’IRPEF mirata al sostegno dei redditi medio bassi. d. Non fare nulla, così almeno non peggiorava il deficit. In qualunque caso la riforma del 2004 andrebbe azzerata. Dovrebbe essere ovvio non perché l’economia serva la ‘verità’, questo sarebbe troppo, ma almeno perché spesso serve a fare di conto. Posso capire che suoni come una provocazione, eppure tutti sanno che la manovra è passata perché si è ‘impuntato’ Berlusconi, con forti dubbi e contrasti in AN e UDC, ma alla fine è stata approvata, come tante altre misure in questo parlamento. Difficile che Primo Ministro, Governo e maggioranza tornino indietro e quindi ammettano l’errore, ma ciò non toglie che questa possa essere l’indicazione di un ‘tecnico decente’, ripeto non per amore di verità, ma per esigenza di ‘non-menzogna’, che è cosa più limitata. Certo parlare di aumentare le tasse può essere impopolare, ma ci sono tasse e tasse, e poi in molti paesi questo è stato accettato, anche da noi, vedi la prodiana Eurotassa, dipende dall’obiettivo che ci si da. Semmai lasciamo che siano i politici e non gli economisti, tutti decenti, a dire che le tasse vanno sempre e solo ridotte. Una chiosa. Alla luce di quanto sopra non credo che sottoscriverei una riforma dell’IRPEF che abbia ‘le stesse finalità distributive’ di quella approvata dal governo Berlusconi. La manovra non serve al rilancio dell’economia e peggiora la distribuzione del reddito, come molti dei contributi da voi pubblicati mostrano, in particolare quello di Vincenti. Non è solo un problema di efficienza, erraticità delle aliquote e distorsioni, c’è un chiaro problema di re-distribuzione verso i ricchi. E forse sarebbe ora che anche la distribuzione del reddito tornasse a reclamare la sua parte nel dibattito economico. Gianni Vaggi Università di Pavia
  • Riflettiamo un po' tutti
    Nome: Guido Meak  Data: 26.05.2005
    Scusate ultimamente vi ho letto poco e forse ho perso il filo di qualche discorso. Mi pare che l'attuale governo rispecchi con fedelta' il dramma della nostra societa' italiana: una generalizzata latitanza di strategia e una persistente assenza di visione. Queste, esattamente come fuori dai Palazzi, unite per fortuna allo sporadico presentarsi di singoli estri. Poiche' mi pare che si stia seguendo un sentiero di peggioramento, essendosi l'attuale governo ulteriormente allineato al ribasso rispetto al suo quasi-clone dei mesi scorsi, non sono sicuro di capire le ragioni di questa forte presa di posizione della vostra Redazione che a molti potrebbe sembrare un attacco personale anziche' un sostegno. Vogliamo forse dare un'ennesima martellata alle capacita' (anche di rappresentarci degnamente all'estero) espresse dal nostro esecutivo? Pare. Condivido p-i-e-n-a-m-e-n-t-e la vostra sensazione di saturazione e addirittura auspicavo un vostro grido. Ma io leggo nelle vostre righe quantomeno un: "La situazione e' un disastro, Prof. Siniscalco lascia perdere." Quando invece avrei voluto leggere un: "La situazione e' un disastro, Prof. Siniscalco, c'e' bisogno che tu vada avanti se riesci con piu' determinazione. Noi (voi) economisti sosterremo ogni volta che potremo le tue scelte piu' coraggiose, forza!". Ma ripeto, forse ho perso qualche episodio, o forse non sono abbastanza attento da capire tutte le sottigliezze. In questo caso mi scuso.
    Risposta:
    Grazie. Contrariamente a quanto riportato da diverse testate, non abbiamo affatto invitato Siniscalco a dimettersi. Abbiamo segnalato un problema a nostro giudizio molto grave che non deve rimanere sottaciuto. Spetta al ministro, se lo riterrà, trovare il modo più appropriato per affrontare il problema. Lo giudicheremo, come sempre, sulla base dei risultati. Cordiali saluti
  • debito
    Nome: Luca Cifoni  Data: 24.05.2005
    A differenza di quanto appare dal comunicato Eurostat, il 2004 non dovrebbe essere l'anno in cui il rapporto debito/Pil torna a crescere. Infatti il Tesoro in sede di trimestrale ha operato una revisione del debito 2003, che nei prossimi giorni saà probabilmente ufficializzata dall'Istat. Per quell'anno il rapporto viene rivisto verso l'alto di 3 decimi, al 106,6. Aggiungendo l'effetto Eurostat si arriva a 106,8, che resta superiore al 106,6 del 2004. A meno di ulteriori correzioni. Ciò naturalmente non cambia di molto la situazione, che resta quella che è.