Logo stampa
 
 

Commenti

Sognando coi piedi per terra

di Tito Boeri, Categoria , Povertà, , Data 09.05.2005
La riforma degli ammortizzatori è strategica per fare uscire il nostro paese dal declino. Risponde alla domanda di protezione degli italiani. Permette di ridurre i costi sociali del cambiamento strutturale. Può stimolare una maggiore partecipazione al mercato del lavoro ed emersione di sommerso. Risponde a ragioni di equità. Costa nel complesso quasi un punto di Pil. Ma trovare le risorse per attuarla è possibile. Basta giudicarla una priorità. E l'efficacia della lotta all'evasione fiscale e al sommerso detterà i tempi di altre riforme che non siano a costo zero.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • ammortizzatori sociali e dip. pubblici
    Nome: Mirco Manzi  Data: 12.05.2005
    Perchè nella sua analisi anche condivisibile, se la prende con i dipendenti pubblici ? Ovvero pensa anche Lei di togliere ai poveri per dare ad altri poveri? Noi pubblici non abbiamo già pagato abbastanza?
    Risposta:
    Sono tempi difficili per tutti e non me la prendo affatto con i dipendenti pubblici. Peraltro faccio anch'io parte di questa categoria. Dico solo che questo Governo si è mostrato più generoso con i dipendenti pubblici (i cui salari sono cresciuti di più che per i dipendenti privati), soprattutto con alcune categorie di dipendenti pubblici, che con i poveri. Non mi stupirebbe se continuasse su questa strada. Cordiali saluti
  • lotta la sommerso
    Nome: giovanni gambino  Data: 11.05.2005
    caro prof. Tito Boeri gli ammortizzatori sociali vengono usati al Sud come contentini a tutti coloro che hanno sostenuto il sindaco o l'amministrazione locale vincente. l'uso è stato sempre mal compreso e mal utilizzato dagli amministratori locali del Sud. Gli ammortizzatori sociali sono una forma (più o meno patinata) di legittimazione al potere in sella. Gli ammortizzatori - al giorno d'oggi - sono delle prebende per i parassiti con un potere d'influenza.
    Risposta:
    Non generalizzerei troppo. Comunque lei conferma la mia tesi secondo cui ci sono sprechi e abusi -- l'esempio più lampante è quello dei sussidi ai lavoratori agricoli -- da cui attingere per costruire un serio sistema di ammortizzatori sociali con controlli efficaci e sanzioni contro chi non cerca attivamente un lavoro. Questi strumenti esistono in tutta Europa (compresa la "Nuova Europa") tranne che da noi. Cordiali saluti Tito Boeri
  • Ammortizzatori sociali
    Nome: Riccardo Bellocchio  Data: 10.05.2005
    Caro Professor Boeri, sono d'accordo con Lei quando afferma che la riforma degli ammortizzatori sociali è una esigenza ineludibile per un paese che si sta muovendo verso un'economia "meno protetta". Mi trova discorde riguardo agli strumenti e alle modalità da Lei analizzati per attuare questa riforma. Dalla Sua analisi mi pare di capire che gli ammortizzatori sociali debbano essere pagati attraverso la fiscalità generale e non attraverso chi li invoca, cioè il settore produttivo. (...) Occorre quardare ad una rete di protezione che non è semplicemente ed esclusivamente di natura economica, ma coinvolge la capacità delle persone di svolgere un'attività lavorativa, di socializzare, di essere corpi intermedi essi stessi, dove è possibile trovare una risposta al proprio bisogno, senza teorizzare nulla. Qualcuno parla di società attiva o di Welfare society in contrapposizione al Welfare state. La differenza sta nel guardare la realtà per quella che è ed è in grado di offrire prima che con una teoria economica. E' qui che si innesta il problema del sommerso. Il sommerso resta tale, ritengo, per una questione esclusivamente culturale ed endemica (Perchè devo fare fatica (pagare le tasse e i contributi) quando è possibile ottenere lo stesso risultato senza fatica ?). Occorre prendere forse una decisione drastica ed abbandonare al loro destino chi non paga i contributi o non fa uno sforzo per emergere, creando sacche di inefficienza e rendite. Forse però il vero problema del sommerso è la capacità del tessuto produttivo e culturale di reggere una qualsiasi riforma. Perchè il lavoro va prima creato e poi distribuito o sovvenzionato, non l'inverso come è stato fatto finora. Se infatti una riforma del mercato del lavoro in Italia è stata da tutti così osteggiata perchè imponeva alcuni sforzi minimi (pagamento dei contributi per chiunque svolga un lavoro di qualunque tipo) per creare una occupazione regolare e non il contrario come tutti hanno affermato, allora probabilmente la soluzione che ci spetta è solamente quella di richiedere ed attendere il prossimo sussidio statale!!!! Ho l'impressione però che così il declino è assicurato. La ringrazio per la risposta. Riccardo Bellocchio
    Risposta:
    Grazie per il suo lungo messaggio. Alcuni ammortizzatori - come i sussidi di disoccupazione -- verrebbero finanziati mediante contributi sociali mentre il reddito minimo garantito dovrebbe essere finanziato mediante la fiscalità generale. Quanto al sommerso, concordo che non è solo un problema di carote. Ci vogliono anche più controlli. E c'è una questione di massa critica. Forse in questo le radici culturali e quelle economiche del sommerso trovano un loro punto in comune. Cordiali saluti Tito Boeri