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L'Aran "usa e getta"

di Carlo Dell'Aringa, Categoria , Lavoro, / Giustizia, , Data 05.04.2005
Doveva essere la Confindustria dei datori di lavoro pubblici. Invece l'Aran è stata relegata a un ruolo solo esecutivo. Perché per il pubblico impiego la responsabilità di fatto del negoziato si è spostata sul Governo che è diventato il vero interlocutore negoziale su tutto il contratto e non solo sulle risorse complessive da destinare alla contrattazione. Anche i sindacati sono in difficoltà. Il sistema disegnato nel 1993 appare indebolito. Serve ora maggiore chiarezza sui diversi ruoli istituzionali. E meccanismi idonei per indurre a rispettarli. Guido Fantoni, attuale Presidente ARAN, risponde all'articolo.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Privatizzazioni e privatismo
    Nome: Claudio Resentini  Data: 04.05.2005
    Può darsi che il processo di "privatizzazione" nel senso economico del termine sia interrotto, come dice Corsini, ma certo non è interroto il processo di "privatizzazione" nel senso dell'offuscamento dei confini della distinzione tra pubblico e privato che, per dirla con Louis Dumont, raprresenta una delle distinzioni fondamentali che separa la civiltà dalla barbarie. E' la retorica di Corsini, intrisa di pensierio economicistico "mainstream" a dimostralo. L'abbandono dell'autoritatività dell'amministrazione a favore del ritorno ad una concezione privatistica del governo ci riporterebbe indietro di secoli ad una società popolata di patroni e clienti, la quale, certo, in un paese dominato da poteri occulti e mafiosi equivarrebbe ad una sorta di "condono politico" con il quale si potrebbe far emergere un certo volto del potere in Italia. Credo però che la mafia vada combattuta e non legalizzata. O no? Quanto alla questione del mercato e della sua presunta efficienza fa specie che si contrabbandino ancora fantasie neoliberiste di questo tipo.
  • Aran e oltre
    Nome: fabiano corsini  Data: 02.05.2005
    Mi pare importante che in qualche modo si riapra la discussione sul lavoro pubblico, fuori dalla linea retorica degli entusiasmi di quanti esaltano il processo di “privatizzazione”, che per la verità pare ormai interrotto da un po’ di tempo, e fuori dalla querelle sul rinnovo dei contratti, immoralmente aperta alla pubblica attenzione in piena campagna elettorale. Ha ragione Dell’Aringa a evocare l’esistenza di formidabili forze che sognano il ritorno ai tempi antichi e agli splendori del "sistema pubblicistico"; Dell’Aringa stesso fa riferimento a quello che sta accadendo nel cosiddetto processo del lavoro pubblico e nella ripresa di possesso della competenza del giudice amministrativo sui delicatissimi problemi delle qualifiche professionali e delle carriere, invocando l’aderenza al giudicato della Corte Costituzionale in materia di accesso alla Pubblica Amministrazione e concorsi interni. Ma bisognerebbe forse anche ricordare che anche il legislatore, prima con la Legge 145 /2002 e poi con il Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276 , che “non trova applicazione per le pubbliche amministrazioni e per il loro personale “ ha pesanti responsabilità nell’avere assecondato un più generale processo di divaricazione rispetto ai principi generali alla riforma iniziata con il D. Lgs.29/93. Si chiede Dell’Aringa : quali sono i meccanismi che, al di là delle belle parole e delle dichiarazioni d’intenti, possono sostituire il mercato nel perseguimento dell’efficacia e dell’efficienza della P.A.? Certamente una riposta adeguata ed esauriente è difficilmente elaborabile, e probabilmente impossibile all’interno dell’attuale ordinamento, marcatamente segnato in primo luogo dal dispositivo costituzionale dell’art.97. Ma sicuramente si sarebbe potuto e si potrebbe ancora, nel futuro vicino, fare di più. In primo luogo con una produzione legislativa “in positivo”, coerentemente volta ad espandere il principio di separazione (tra politica e gestione), l’uso integrato della strumentazione di diritto pubblico e quella di diritto privato nell’espletamento della funzione amministrativa, e infine le modalità con le quali si sviluppano le relazioni sindacali e la contrattazione. Per spiegare e far capire bene qual è l’esatto valore del costo di produzione nella formazione del costo finale del servizio pubblico, poi, sarà probabilmente necessario che a sinistra e a destra si abbandoni il punto di vista dell’Amministrazione come autorità, e si adotti quello – più in linea con l’ordinamento europeo- del cittadino consumatore: in capo al quale è riconosciuto il diritto a scegliersi il fornitore, valutando qualità e costo delle prestazioni disponibili. "