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Buoni scuola made in Italy

di Giorgio Brunello, e Daniele Checchi, Categoria , Scuola e Università, Data 29.03.2005
Una maggiore concorrenza tra scuole può migliorare la qualità della formazione. Ma non accade se lo strumento sono i buoni scuola così come introdotti in Italia. Non inducono spostamenti significativi di studenti da un tipo di scuola all'altro. Non risolvono i problemi finanziari delle famiglie povere, né sono un incentivo per gli alunni a migliorare la loro performance. Non c'è nessuna valutazione della qualità delle proposte. Sono un trasferimento finanziario alle scuole private, mascherato da finanziamento alle famiglie per aggirare il divieto costituzionale.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Concorrenza? no, grazie!
    Nome: Marco Rossi  Data: 12.04.2005
    Si parla di incentivare la concorrenza tra scuole... però si dimentica un particolare, e l'esperienza dell'autonomia universitaria (sono uno studente universitario e, purtroppo per me, conosco la realtà delle cose) può essere illuminante... Se il finanziamento delle scuole o università avviene in base al numero di iscritti, la concorrenza tra scuole non avviene con l'obiettivo di migliorare la qualità ma il numero di iscritti. E come si raggiunge tale obiettivo? Semplice! ABBASSANDO la qualità! Può sembrare paradossale, ma è ciò che avviene attualmente nella gran parte degli atenei. Per la maggior parte degli studenti (quelli che mirano a migliorare la propria formazione sono una minima percentuale, credetemi), l'importante è semplicemente il "titolo", o la possibilità di "parcheggiarsi" per qualche anno all'università. Per fare questo, è meglio studiare il meno possibile, e quindi è meglio scegliere un università meno impegnativa... ed ecco che le università (marketing universitario...) fanno a gara ad essere "elastiche" nella valutazione degli studenti per rubarli agli atenei concorrenti. Inoltre, se anche la concorrenza funzionasse davvero... e cioè se ci fossero scuole/università migliori e peggiori, siamo sicuri che sarebbe un fatto positivo? Non sarebbe meglio un sistema scolastico meritocratico: i migliori (non i più ricchi, attenzione!) vanno avanti, gli altri si fermano, se no altro perché è uno spreco di risorse mantenere uno studente universitario che non studia? E soprattutto, un sistema meritocratico senza differenza qualitative regionali/locali?
  • Competizione come fare?
    Nome: giuseppe moncada  Data: 08.04.2005
    E' vero che si sta abbassando il livello culturale delle scuole quale conseguenza dei regali che vengono fatte nelle scuole laiche private. Il modo per evitare o ridurre il suddetto fenomeno sarebbe quello di ripristinare gli Esami di Stato con docenti esterni alla scuola. Tuttavia penso che la qualità della scuola si eleva se ci sono docenti motivati e ben preparati. Purtoppo oggi non sono molti, sopratutto dopo le famigerate abilitazioni proposte dal ministro Berlinquer. Inoltre in Sicilia, non so in altre regioni, per i giovani dei comuni medi non è possibile scegliersi la scuola di altro comune limitrofo se, nel suo comune vi è lo stesso indirizzo. Infatti la Regione paga il biglietto del viaggio solo se la scuola del comune vicino è di altro indirizzo. Alla faccia del diritto allo studio e alla libertà di scelta.
  • Competizione perversa?
    Nome: Marino  Data: 05.04.2005
    In teoria le scuole dovrebbero competere per la qualità dell'istruzione. Ma la qualità è costosa sia per le strutture che per il costo del lavoro (mi sbaglio o l'insegnamento è uno di quei lavori dove funziona il paradosso di Baumol sul mancato accrescimento della produttività?) Inoltre manca qualcosa di paragonabile alle liste delle migliori e peggiori scuole e università diffuse nei paesi anglosassoni, per cui l'utente non ha possibilità di scelta rispetto al parametro della qualità. Così in pratica le scuole private competono col settore pubblico mediante la produzione del "pezzo di carta" per i "ciucci" di famiglia abbiente: e il contribuente dovrebbe finanziare tutto questo? Anche tra le scuole pubbliche opera la competizione perversa: una scuola (o un corso all'interno di un istituto) si fa la nomea di "difficile" e "esigente", le iscrizioni calano e i docenti rischiano il soprannumero, l'assegnazione in provincia, al limite l'assorbimento dell'istituto da parte si un altro...di conseguenza, forza con la manica larga. Mi chiedo, come si può incentivare la competizione tra le scuole senza far scadere la qualità dell'istruzione? Marino Panzanelli