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Commenti

Quanto costa la competitività

di Carlo Altomonte, Categoria , Europa, / Innovazione e Ricerca, , Data 21.03.2005
E' un luogo comune che le risorse per il rilancio della competitività siano limitate. Perché la competitività si crea attraverso il mercato, con un insieme combinato di riforme strutturali a costo quasi zero. Vale anche per l'Italia, che deve passare a un modello di sviluppo basato sull’innovazione. Punto di partenza è promuovere la concorrenza in tutti i settori e costruire un contesto economico che agevoli cambiamento. Invece di insistere sul sostegno generalizzato alla domanda, sarebbe più utile impiegare le risorse per far fronte ai costi sociali di breve periodo.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • consenso
    Nome: rosario nicoletti  Data: 23.03.2005
    Concordando in pieno con la frase: “in quanto la competitività non la si compra…….” , desidero congratularmi con la acutezza dell’analisi, libera dai paraocchi ideologici. Anche le considerazioni sull'aumento del numero dei ricercatori mi trova completamente d'accordo. E se mi è permessa una aggiunta, vorrei commentare gli alti prezzi della pizza, determinati da scarsa concorrenza. Questa è resa difficile dalle regole igienico-sanitarie, le più restrittive del mondo, che sono a mio avviso, un aspetto significativo del sistema Italia. Più in generale, sicurezza, ecologia e regole diventano da noi – attraverso la loro furbesca applicazione - occasioni per lucrare in modo più o meno lecito. Il sistema Italia soffre anche di questo: si “rottamano” automobili efficientissime e poco inquinanti mentre si lasciano in esercizio riscaldamenti a carbone ed a gasolio che riempiono le città di “particolato”. Così come si lasciano circolare mezzi pubblici e privati sgangherati con motori diesel esausti che fanno altrettanto. Si scatena una assurda caccia all’amianto, che viene rimosso da dove non può fare alcun danno, come dai serbatoi dell’acqua condominiali o dalle tegole delle case di campagna. Nell’edificio (pubblico) dove lavoro le porte sono state “girate” due volte, per ragioni di sicurezza. Potrei continuare il triste elenco della distruzione di ricchezza che avviene quotidianamente.
  • L'insostenibile leggerezza del buon senso
    Nome: Marco La Marca  Data: 22.03.2005
    Il professor Altomonte ha semplicemente elencato, con il supporto dei dati, una serie di implicazioni dell'applicazione del buon senso al caso dell'Italia. E' possibile che in un Paese "avanzato" sia necessario che queste cose non siano ancora comunemente accettate? Questo dovrebbe farci riflettere sulla capacità di reazione del Paese a certe riforme e a certe idee!