Dopo le devastazioni dello tsunami, la corsa al ripristino delle attività turistiche fa emergere questioni etiche e pragmatiche sullo sviluppo del settore nei paesi colpiti. La programmazione degli investimenti a breve termine per accelerare la ripresa potrebbe portare all’aumento del divario tra l’attività turistica e la realtà locale. Va invece favorita l’adozione di un approccio integrato e sistemico, accompagnato da efficaci metodi di valutazione e monitoraggio. Solo così il turismo potrà essere un volano di sviluppo per le aree economicamente svantaggiate.
Anche se quest'articolo è legato alla tragedia che ha colpito le Maldive e le altre zone costiere il 26 dicembre del 2004 penso che si debba rispondere alla domanda delle Autrici di ripensare a quei paradigmi di sviluppo alternativi rispetto a quelli storicamente prodottisi in una determinata zona. Ma in che modo? Non certo pensando che il "turismo sostenibile" debba essere soltanto l'obiettivo primario per alimentare la povertà nei paesi di sviluppo. La globalizzazione impone che "valutazione" e "monitoraggio" si devono continuamente rimodulare insieme e in tempo reale. Naturalmente in modo sistemico debbono anche interessare paesi come l'Italia. Una ipotesi di studio è rappresentata dal divario che esiste tra Rimini e San Benedetto del Tronto nel progetto PadmaLab (Progetto Adriatico Mare - Laboratorio) nella versione che è stata presentata a San Benedetto del Tronto sabato 14 giugno 2008 da Tonino Pencarelli e da Andrea Pollarini. Crescita delle risorse professionali sono in contrasto con la necessità di avere una marca territoriale? Si lo sono, le aspettative dei cittadini sono agli antipodi con quelle degli operatori uristici locali. Quali risposte dà questo progetto?