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Molta retorica per l’anatocismo

di Luigi Buzzacchi, e Michele Siri, Categoria , Finanza, , / Moneta e Inflazione, / Concorrenza e Mercati, Data 07.02.2005
L’anatocismo non è da guardare a priori con ostilità. In un conto corrente bancario è indissolubilmente legato alla presenza dell’interesse. E se si regolano le frequenze di capitalizzazione ci si devono attendere nuovi equilibri nei quali i tassi di interesse debitori a capitalizzazione trimestrale vengono soppiantati da equivalenti e più elevati tassi a capitalizzazione annuale. La regolamentazione dell’anatocismo non si giustifica dunque per una questione di prezzo del denaro, bensì per ragioni di trasparenza e di controllo. Costanza Torricelli commenta l'articolo; la controreplica degli autori.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • ...sempre in tema di retorica e anatocismo
    Nome: Federico Ferro-Luzzi  Data: 08.02.2005
    A seguito della sentenza da ultimo emessa dalle Sezioni Unite della Cassazione che dichiara la nullità della pratica a mente della quale le banche capitalizzavano gli interessi dei clienti, le Associazioni dei Consumatori si sono lasciate andare a trionfalistiche dichiarazioni: il motivo, francamente, sfugge. La sentenza in commento, infatti, rappresenta una delle più cocenti sconfitte subite dalle Associazioni dei Consumatori. Gli è, infatti, che a prescindere da qualsivoglia considerazione sulla sentenza, certo è che qualora si pervenisse definitivamente alla conclusione che la pratica in commento fosse nulla per contrarietà a norme imperative, la categoria che subirebbe i danni maggiori, subito dopo le banche, sarebbe proprio quella dei consumatori. La sentenza a sezioni unite della cassazione, infatti, ha statuito la nullità della clausola, nullità che, allora, colpirebbe tanto l’anatocismo “passivo” quanto quello “attivo”. In altri termini. Le banca usavano (e il termine mi sembra appropriato) capitalizzare gli interessi a debito del cliente ogni tre mesi e quelli a credito ogni anno: dichiarata la nullità del procedimento tale nullità non potrebbe che colpire entrambi gli usi. A seguito della declaratoria della nullità, allora, le banche: dovranno restituire quanto percepito a seguito della capitalizzazione degli interessi passivi (a debito del cliente), ma dovranno vedersi restituito quanto illegittimamente percepito dai clienti a seguito della capitalizzazione degli interessi attivi (a credito). Se si riflette sulla circostanza che i soggetti che normalmente vanno a debito nei confronti delle banche sono imprenditori, commercianti e piccoli artigiani mentre i soggetti che vantano costantemente un credito nei confronti delle banche sono, appunto, i consumatori (pensionati, casalinghe, impiegati, studenti, etc.)... cosa avranno mai da festeggiare le Associazioni di consumatori francamente non si capisce. Quando le banche saranno costrette a restituire quanto ricevuto, appunto, da imprenditori, commercianti e piccoli artigiani, potranno chiedere, e proprio sulla proprio base della tanto pubblicizzata sentenza, a pensionati, casalinghe, impiegati e studenti di restituire quanto illegittimamente percepito.
    Risposta:
    Federico Ferro-Luzzi evoca uno scenario estremo nel quale anni di rapporti tra le banche e i loro clienti sarebbero travolti dalla giurisprudenza della Cassazione e tutti gli interessi attivi e passivi dovrebbero essere restituiti. Forse non si arriverà a tanto, ma anche questa analisi conferma la posizione espressa nell’articolo e cioè che la vicenda in esame è complessa e avrà conseguenze non ovvie.