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L'onda lunga della "legge Biagi" tedesca

di Pietro Ichino*, Categoria Lavoro, , , / Europa, Data 17.01.2005
Un anno fa è entrata in vigore in Germania una mini-riforma in materia di licenziamento, nell'ambito di un pacchetto di misure legislative che per altro verso presentano notevolissime analogie con quelle recate in Italia dalla cosiddetta legge Biagi. Una riforma dello stesso segno di quella voluta dal nostro Governo di centrodestra, ma per alcuni aspetti più incisiva, lì è varata da un esecutivo socialdemocratico. I dati disponibili mostrano, peraltro, come la nuova legge tedesca si innesti in un sistema complessivamente meno rigido rispetto a quelli dell'Europa meridionale e a quello italiano in particolare.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • riforme in Gemania
    Nome: Marco Marino  Data: 18.01.2005
    E' vero, vi sono alcune analogie nelle riforme del mercato del lavoro varate, o allo studio in alcuni paesi dell'Unione europea. Tuttavia,a mio parere, il processo di riforma condotto in Germania nell'ultimo triennio si caratterizza per alune specificità frutto della cultura e della tradizione del riformismo tedesco. Le riforme Harz sono un mix di flessibilità e sostegno per coloro che sono espulsi dal mercato del lavoro. Da un lato ,come citato nell'intervento, l'allargamento delle tipologie contrattuali che rende più flessibile il mercato del lavoro, dall'altro sostegni individualizzati per ogni disoccupato (è previsto 1 funzionario negli uffici del lavoro per ogni 75 disoccupati che dovra consigliare e collocare il disoccupato) e incentivi triennali a coloro che vogliano costiuire imprese individuali o familiari. Ma ciò che è interessante è che nel corso dell'lungo iter che ha portato alle riforme, anche nei momenti più critici, non si è mai spezzato il dialogo con le parti sociali che per ragioni opposte contestavano il provvedimento, nè con l'opposizione cristian-democratica e cristiano-sociale che essendo maggioranza alla Camera delle Regioni (Bundesrat) ha avuto un ruolo attivo nell'elaborazione delle riforme. Le riforme varate , sicuramente non perfette, sono frutto di quel metodo "compromissorio" che caratterizza il modello tedesco e che se da un lato riduce la potrata degli obiettivi fissati, dall'altro garantisce un alto grado di coesione politica e sociale che in fine aiuta nell'attuazione delle riforma. Per questo,credo che il 2005, che si apre con una previsione di crescita dell'1,8% sarà l'anno decisivo per valutare l'impatto delle riforme adottate della coalizione di governo che nelle politiche del lavoro si iscrive a quella tradizione riformista tipica del modello renano.
  • Flessibilità e tutele
    Nome: Alessandro Condina  Data: 18.01.2005
    Gentile professor Ichino, non mi sembra che il governo tedesco sia stato esentato dalle "barricate" della sinistra, dei sindacati e dei lavoratori. semplicemente, ha deciso di andare avanti "nonostante" quelle obiezione e ha difeso le proprie scelte. ciò che il governo italiano non ha voluto o potuto fare, vuoi per scarsa convinzione vuoi per carente coesione della coalizione al potere. la sinistra fa il suo mestiere a opporsi a queste contro-riforme, se poi il governo non regge alla protesta è un problema sua. Nel merito, noto che in Germania esisteva il sussidio di disoccupazione già PRIMA di introdurre i vari job-on-call e staff leasing che aumentano in modo drammatico il precariato. gli ammortizzatori sono stati riformati, non rinviati a data da destinarsi come in Italia. qui chi perde il lavoro o la "commessa" dell'interinale va a casa e tanti saluti. Non male come flessibilità. eppure gli imprenditori si lamentano ancora: non so, legalizziamo la schiavitù! Iperboli a parte, da noi il firing cost è più alto perché chi rimane senza lavoro è solo, abbandonato dallo stato e dalla società, costretto a reinventarsi e riciclarsi in un mercato asfittico, questo sì opera dei nostri poco lungimiranti capitani d'industria. Quanto ad accettare "mansioni inferiori e meno retribuite", vorrei vedere prima degli altri un economista che accetta un lavoro meno qualificato e con uno stipendio più basso. Poi ne parliamo. Cordialità
    Risposta:
    E' vero: il "modello mediterraneo" produce un firing cost più elevato per le imprese in conseguenza di un mercato del lavoro più ostile e "pericoloso" per il lavoratore: non solo perché più vischioso, ma anche per difetto di servizi e di assistenza adeguata al lavoratore in cerca di una nuova occupazione. La minore asprezza del conflitto politico sindacale in Germania, rispetto al caso italiano, può spiegarsi in parte col fatto che, per quel che riguarda il funzionamento del mercato del lavoro, questo Paese si colloca sostanzialmente in una posizione intermedia tra il "modello mediterraneo" e quello nord-europeo. Sta di fatto che il dibattito su questi temi in Germania appare meno ideologizzato rispetto al nostro; e il Partito socialdemocratico tedesco affronta questa materia con un impegno pragmatico che in questo momento, su questi temi, sembra mancare all'opposizione di centro-sinistra italiana. p.i.