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Redistribuire: sì, ma come?

di Tito Boeri, e Massimo Bordignon, Categoria Povertà, / Fisco, Data 20.12.2004
La riforma fiscale del Governo e la proposta alternativa del centrosinistra non sembrano tenere conto di tre principi fondamentali. La redistribuzione si fa anche sul lato della spesa e non solo su quello del prelievo. In alcuni casi, come quello dei più poveri, si può fare solo sul lato della spesa. Un sistema che redistribuisce fortemente sul lato della spesa, può redistribuire di meno sul lato del prelievo e viceversa. Infine, la progressività di un sistema fiscale si misura sul complesso dei tributi e contributi, non solo sull'imposta sulle persone fisiche. Vincenzo Visco commenta l'articolo; la controreplica degli autori. Il mancato commento all'articolo da parte di Ermanno Gorrieri, scomparso da pochi giorni.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Redistribuzione
    Nome: Francesco Parini  Data: 31.01.2005
    Non vogliamo affrontare il problema in modo matematico; aumentare la base imponibile per diminuire la pressione fiscale. Giriamo sempre attotno al problema; il dentista che non rilascia la fattura o fattura una cifra irrisoria, l'impresa edile che opera sempre in nero, l'idraulico che lavora sempre in nero, così l'imbiachino, il carrozziere, il meccanico dell'auto,ecc. Le aziende scaricano tutto se possono, ma al cittadino non è fornita questa possibilità adducendo giustificazioni varie da parte degli economisti. In un bel libro di Gallino si evidenzia che in Italia ci sono circa trentamilioni di imprese dimenticate, le famiglie. Se si sfruttasse meglio il potenziale economico delle famiglie e si tassassero i servizi richiesti dalle famiglie e regolarmente erogati in nero, probabilmente potremmo raggiungere l'obiettivo di una migliore ridistribuzione della ricchezza.
  • Redistribuire con la deregolamentazione
    Nome: Riccardo Mariani  Data: 21.12.2004
    La lettura dello stimolante articolo mi suscita alcune riflessioni. L’ economista nasce come filosofo morale e l’ equità distributiva dovrebbe essere al centro della sua riflessione (e così è stato, dai tardo scolastici ai fisiocratici). E’ un fatto triste che l’ accademia moderna, sopravvalutando l’ approccio anglosassone, abbia condotto le discipline statistiche a dominare intellettualmente quelle economiche; se il legislatore ritiene di individuare la capacità contributiva di un soggetto sulla base, per esempio, dei suoi consumi (IVA) è perchè ritiene di poter misurare con questo parametro i benefici (felicità) che quel soggetto trae dalla sua partecipazione comunitaria. Ma se questo è l’ assunto sarebbe incongruente valutare poi la diseguaglianza tra cittadini sulla base di tutt’ altri parametri (per esempio il reddito). Anche se nei fatti è corretto ha poco senso dire che l’ IVA è regressiva rispetto al reddito (lo stesso vale per imposte immobiliari, di successione ecc.); c’ è chi ha sostenuto che una certa tolleranza per l’ economia sommersa, specie al sud, ha anche motivazioni sociali, oppure che si evade per sopravvivere. Sarebbe interessante capire le ripercussioni sulle classi meno abbienti di una lotta dura all’ evasione;  in materia di equità nella tassazione delle rendite finanziarie non abbiamo certo molto da imparare dagli altri paesi, specie quelli (per esempio gli scandinavi) che adottano la nota tecnica dello “schiavo fiscale”: aliquota massima per chi non può scappare e aliquota zero per lo straniero i cui risparmi devono essere catturati; ci sono buone ragioni per ritenere che l’ arricchimento di società già ricche si accompagni necessariamente a maggiori diseguaglianze. Se questo è vero allora compiere scelte legate allo sviluppo significherebbe ancora “dimenticarsi del problema distributivo”? gli immigrati con il loro dinamismo ci indicano la via maestra per aiutare i più deboli: la deregolamentazione, meno diritti e meno doveri (la vicenda delle licenze per i taxi è esemplare in proposito). Sarebbe bene sbrigarsi prima che questo dinamismo si trasformi in una caccia al sussidio, a quel punto non rimarrebbe che lo stato assistenziale. Cordiali saluti.
  • sono completamente d'accordo
    Nome: ettore paolino  Data: 20.12.2004
    Sono completamente d'accordo con l'analisi dei professori Boeri-Bordignon (complimenti per l'articolo, che ho capito al primo colpo senza bisogno di rileggerlo: un capolavoro di semplicità, chiarezza espositiva, e completezza scientifica), sul fatto che il nostro sistema tributario (in aggiunta allle altre macroscopiche pecche che tutti sappiamo) è scarsamente redistributivo, perchè tassa in maniera differente e sproporzionata le varie forme di ricchezza: tassa molto il reddito fisso da lavoro dipendente, e poco la ricchezza finanziaria ed immobiliare. Inoltre, secondo me (traspare anche in un passaggio dell'articolo), ha anche un altro grave difetto: il prelievo tributario è mal ripartito tra tassazione diretta ed indiretta. Sarebbe meglio, invece, spostare parte del prelievo sulla tassazione indiretta (in maniera progressiva), perchè questa è tecnicamente più difficile da eludere/evadere. Inoltre, risponde anche ad un elementare principio di equità, e lo provo con un esempio: se io compro un'auto, pago sempre la stessa aliquota Iva (il 10%, mi sembra) indipendentemente dal fatto se acquisto una Fiat 500, o una Ferrari. INvece, il buon senso imporrebbe di tassare con un'aliquota maggiorata una Ferrari, perchè sappiamo tutti benissimo che una Ferrari è un bene non comparabile con una utilitaria, perchè appartiene ad una categoria di consumi completamente diversa per motivi sia sociologici (è uno status symbol), sia tecnologici (su una Ferrari c'è la stessa tecnologia che si usa per costruire un aereo). Poi, c'è ancora un'altra ragione di tipo tecnico-pratico. Siccome in Italia c'è una fortissima (e scandalosa) evasione fiscale, l'unico modo per far pagare le imposte ai furbi potrebbe essere proprio questo; premesso che il reddito sottratto al fisco finisce in ville, yacth, Ferrari, ecc, tassando questi beni (in maniera progressiva) in maniera efficace, si potrebbe recuperare il maltolto. Ettore Paolino, torino