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La deriva della riforma fiscale

di Maria Cecilia Guerra, e Silvia Giannini, Categoria Conti Pubblici, , , / Fisco, Data 04.10.2004
Mentre si attendono indicazioni credibili sulla prevista riforma dell'Irpef, la manovra già varata prevede maggiori entrate per sette miliardi e mezzo. Dovrebbero arrivare dalla cosiddetta manutenzione della base imponibile e dall'inasprimento di micro-tributi esistenti. Ma la revisione degli studi di settore per i lavoratori autonomi e piccola impresa difficilmente potrà dare un gettito rilevante nel 2005. E gli interventi sul reddito da fabbricati sono estemporanei. Il gettito più certo verrà ancora una volta dall'inasprimento di tributi esistenti.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • deduzioni (ovvie) e (ovvie) domande
    Nome: Filippo Rebessi  Data: 05.10.2004
    da profano, deduco che: 1)l'adeguamento alle differenze di prezzi e ricavi stimabili nell'intervallo 1998-2003, da cui il governo conta di ricavare una parte rilevante dei 7.5, non fa certo parte di un cambio di rotta strategico; piuttosto è una sorta di salvataggio in corner, per usare una metafora calcistica. Mi chiedo se il governo riuscirà effettivamente a giustificare alle categorie interessate una scelta simile. E' un problema "politico" non da poco. e chiedo: 2)un'altra parte significativa dei 7.5 deriverebbe da un "adeguamento da parte dei soggetti non cogrui che le nuove regole indurranno" (parole del sole24ore di oggi, dove tra l'altro è riportato un riassunto della Vostra opinione): cosa significa, concretamente? Ovvero, chi sono costoro che in seguito all'inasprimento, dovrebbero trovare incentivo a mettere in regola la loro posizione? Condonati? Il governo italiano sguinzaglierà guardie di finanza che scoveranno magicamente i cattivi? Non ho capito, (molto) probabilmente per mia ignoranza. Grazie e complimenti
    Risposta:
    Grazie del suo messaggio. Per quanto riguarda il suo primo commento, in effetti, il governo ha già annunciato che farà retromarcia sul previsto adeguamento automatico degli studi (peraltro impossibile da realizzare, posto che si riferisce ad indici di cui l'Istat non dispone e che ha dichiarato di non essere in grado di costruire). Gli aggiornamenti degli studi verranno dunque concordati con le categorie interessate. Il gettito previsto resta quindi al momento ampiamente incerto. Il secondo commento riguarda l'adeguamento dei soggetti non congrui, a seguito del rafforzamento dei poteri di accertamento dell'Amministrazione finanziaria. La Relazione tecnica allegata al d.d.l. finanziaria stima che a seguito dei maggiori poteri di accertamento la platea dei soggetti non congrui che decide di adeguarsi agli studi in dichiarazione aumenti del 20%. E' probabile che tra questi soggetti vi sia un numero elevato di soggetti in contabilità ordinaria e di esercenti arti e professioni. Infatti, tra le novità più dirompenti contenute in proposito nel d.d.l. finanziaria vi è quella che consente l'accertamento in base agli studi anche nei confronti di questi soggetti, con le stesse regole vigenti per i contribuenti in contabilità semplificata (comma 19 art. 34 d.d.l. finanziaria). Fino ad ora la percentuale di adeguamento dei soggetti non congrui era notevolmente più bassa per i contribuenti in contabilità ordinaria (28% nel 2002) rispetto a quelli in contabilità semplificata (52%, sempre nel 2002, secondo dati riportati nella Relazione Tecnica allegata al d.d.l. finanziaria). Ciò può essere spiegato anche dai diversi criteri di accertamento.