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Un prestito poco vantaggioso

di Sandro Gronchi, e Raimondo Manca, Categoria Pensioni, Data 20.09.2004
Il superbonus contributivo concesso ai lavoratori dipendenti del settore privato che continuano a lavorare dopo aver raggiunto i requisiti per la pensione d’anzianità è come un prestito. Si ottiene una busta paga più pesante che dovrà poi essere ripagata con pensioni più basse di quelle cui si avrebbe avuto diritto continuando a versare i contributi. Il problema è che il tasso a cui viene concesso questo prestito non è affatto vantaggioso. E chi si rendesse conto dell’errore, non potrà tornare sui suoi passi.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • bonus
    Nome: Maria Rosa Gheido  Data: 23.09.2004
    Ho letto ed apprezzato l'articolo in oggetto perché aiuta a riflettere sui vantaggi e gli svantaggi della scelta di rimanere al lavoro. Credo però si debba anche tenere conto che nel calcolo di convenienza fra il "bonus" e la maggior quota di pensione si fa, in realtà, un raffronto tra una somma (il bonus) netta ed una (il 2 per cento di maggior pensione) al lordo delle imposte. Il calcolo di convenienza risente non poco di questa circostanza.
    Risposta:
    In realtà, il confronto fra il bonus e i supplementi di pensione è stato proprio fatto (così come la Lettrice vorrebbe) 'dopo l'imposta'. In particolare, i supplementi sono stati considerati al netto delle aliquote marginali indicate nella prima colonna della tabella acclusa all'articolo. Conoscendo, grossomodo, l'importo della propria pensione con e senza le maggiorazioni (supplementi) che questa subirebbe continuando a versare i contributi, ciascuno può 'riconoscersi' in un'aliquota e leggere, nella riga corrispondente, il tasso d'interesse al quale il bonus viene 'prestato'. Com'è spiegato nell'articolo, il tasso dipende dal numero di anni per i quali si accetta di rinviare il pensionamento.