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La riforma delle pensioni e la malattia dell'ultima sigaretta

di Tito Boeri, e Riccardo Faini, Categoria Pensioni, / Conti Pubblici, Data 29.07.2004
La riforma delle pensioni appena varata non e’ strutturale e rischia di far lievitare la spesa previdenziale da qui al 2008 incoraggiando le fughe anticipate verso l’anzianita’. Ma vi e’ di peggio. Si discute della possibilita’ di trasferire una parte cospicua del Tfr direttamente all’Inps. Gli effetti di questa operazione su imprese, lavoratori, e lo sviluppo dei fondi pensione rischiano di essere largamente negativi. L’unico beneficio certo sarebbe quello, di breve periodo, per i conti pubblici, al costo pero’ di un loro futuro deterioramento.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • i fondi pensione
    Nome: bassano perniceni  Data: 03.08.2004
    Mi sembra che il secondo pilastro per garantire la pensione abbia un elemento di rischio non piccolo; i fondi privati infatti possono fallire e sono già falliti in Inghilterra e negli USA. Quindi nel trasferire il Tfr ad enti che non garantiscono il rendimento bisogna usare parecchia attenzione. Avete dei case study sui fallimenti dei fondi pensione inglesi ed americani?Sarebbe utile discuterne e capire meglio perchè sono falliti.
    Risposta:
    Concordiamo con lei sul fatto che ci voglia molta attenzione e che i lavoratori vadano molto ben informati sui rischi che corrono. Il mercato dei fondi pensione è, per fortuna, da noi regolamentato meglio che all'epoca dei fallimenti dei fondi pensione nel Regno Unito, cui lei fa riferimento. cordiali saluti
  • commento
    Nome: Marco Di Marco  Data: 30.07.2004
    Il vostro articolo è largamente condivisibile, tuttavia io penso si debba anche commentare l'assenza vistosa di controproposte da parte dei sindacati e dell'opposizione. Che la riforma Dini abbia effetti generazionalmente iniqui è ormai largamente accettato: essa influirà sulla scelta della durata della vita lavorativa soprattutto delle coorti più giovani di lavoratori. Così emerge, per esempio, da un'indagine campionaria Istat della fine degli anni '90 (cfr. Economia & Lavoro, n. 3, 2003 - pp. 133-141). Per anticipare gli effetti della riforma al 2005 ed avere nel contempo più gradualità, si poteva adottare l'idea di "quota 97", che avevo fatto circolare nell'estate scorsa fra alcuni addetti ai lavori e che poi era stata 'sponsorizzata' da AN. La verità è che sindacati ed opposizione si sono inizialmente schierati a difesa dello status quo, cioè della Dini, e da lì non si sono mossi. Detto questo, che tipo di riforma dovremmo suggerire? lo propongo almeno come esercizio 'a futura memoria' (diciamo nell'ipotesi di un cambio di governo). saluti
    Risposta:
    Abbiamo sviluppato diverse proposte sul sito che andavano tutte nella direzione di accelerare la transizione verso il metodo contributivo. Sarebbe stata quella la riforma definitiva. Cordiali saluti
  • Questione TFR
    Nome: Stefano Gliozzi  Data: 30.07.2004
    Alcune domande, coinsiderazioni in merito al TFR. Mi chiedo se esistano studi quantitativi sugli impatti potenziali sull'edilizia della modifica del regime del TFR. In sostanza, quante persone oggi utilizzano anticipi del TFR per l'acquisto della prima casa? quante di queste, col meccanismo del silenzio assenso, non avranno più questa possibilità ? Inoltre tra gli usi principali del TFR, almeno fino a poco tempo fa, c'era quello di assicurare una fonte di liquidità tra la cessazione dello stipendio e l'erogazione della pensione - che in alcuni casi aveva un ritardo anche di diversi mesi. Quale è la situazione oggi?
    Risposta:
    Il silenzio-assenso non toglie questa possibilità. Ma il lavoratore devi dichiarare esplicitamente di non volere il dirottamento del Tfr ai fondi pensione. Col passaggio del Tfr all'Inps, invece, lo strumento potrebbe perdere liquidità. Cordiali saluti