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Il conflitto di interessi sotto il mantello di Harry Potter

di Michele Polo, Categoria , Concorrenza e Mercati, , Data 19.07.2004
La legge sul conflitto di interessi ha abolito il problema invece di risolverlo. I criteri di incompatibilità sono definiti rispetto alla figura del gestore delle attività economiche e non si estendono alla figura del proprietario. Tutto l’intervento di contenimento del conflitto di interessi è scaricato sulla verifica ex-post degli atti di governo. E questo compito improbo è sorprendentemente affidato all’Autorità antitrust, le cui competenze tecniche riguardano l’analisi delle decisioni delle imprese e non dei governi.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • intere librerie sul tema della proprietà come potere
    Nome: Riccardo Puglisi  Data: 20.07.2004
    Vi è molto poco da aggiungere alla sua precisa analisi del conflitto d'interessi e del modo in cui (non) è stato disciplinato dalla cosiddetta legge Frattini. Mi permetto di aggiungere due riflessioni. 1) A proposito della previsione normativa secondo cui la "mera proprietà" di un'impresa non costituisce condizione sufficiente per un'incompatibilità ex ante con una carica pubblica, il commento più calzante proviene secondo me da Giovanni Sartori. In un'intervista di qualche tempo fa aveva fatto notare come nella sua libreria di scienzato politico vi siano scaffali interi di libri in cui la proprietà viene qualificata come potere. Nel caso di un'impresa, il banale potere di licenziare l'amministratore che non ubbidisca agli ordini del proprietario stesso. Oppure il potere di selezionare amministratori che sono strutturalmente incapaci di non obbedire ai dettami del proprietario. 2) La legge Frattini assegna all'Autorità Antitrust il compito di analizzare ex post gli atti del governo, per cui vi sia il sospetto di un conflitto d'interessi. Come sottolineato da Polo, l'Autorità Garante della Concorrenza verrebbe caricata di una funzione dal forte significato politico. Attualmente i membri dell'Autorità sono nominati di concerto dai presidenti di Camera e Senato, i quali a loro volta -a partire dalla mancata elezione di Spadolini a presidente del Senato nel 1994- sono eletti con modalità partisan, ovvero dalla maggioranza parlamentare tra i propri membri. Data questa prassi parlamentare, la connotazione partigiana dei presidenti di Camera e Senato -forse rimasta sopita nella scelta di commissari "meramente" anti-trust- potrebbe riemergere con prepotenza nel momento in cui si devono eleggere commissari contemporaneamente anti-trust ed anti-conflitto-d'interessi. Cordiali saluti, Riccardo Puglisi
    Risposta:
    Caro Puglisi, purtroppo non posso che essere totalmente e sconsolatamente d'accordo con lei. come si suol dire, cornuti e mazziati! cordiali saluti M.P.